Un viaggio che parte da lontano. Intervista a Charles Lloyd

Di - 04/09/2017

Un viaggio che parte da lontano. Intervista a Charles Lloyd

Abbiamo chiesto al sassofonista Roberto Ottaviano di intervistare uno dei suo idoli, Charles Lloyd. Quella che segue è la conversazione tra due maestri del sassofono.

L’incontro con Charles Lloyd è stato per me il coronamento di un desiderio coltivato a lungo. Collezionare i suoi dischi, osservare la sua figura attraverso i reportage fotografici, leggerne le storie e cercare di ricostruire attraverso una serie di particolari legati alla sua musica, ai suoi gruppi, la filosofia di quest’uomo, mi ha aiutato a vivere un transfert attraverso l’America del Jazz che amo. Il ponte tra East e West Coast, la leggerezza di un suono che danza verso la natura, il racconto, il canto, la spiritualità, sono le cose tangibili di un’epopea che sta segnando il passo verso altro.

Il suo tenore ricama un viaggio che parte da lontano, da Coleman Hawkins forse, per incontrare Lester Young che sussurra i suoi blues e John Coltrane che intona le sue preghiere, e oggi oltre tutto questo.

Charles Passin’ Thru, quindi, tanto per parafrasare il titolo del suo ultimo CD, con il New Quartet, per la Blue Note.

Roberto Ottaviano: Gli anni della tua formazione sono segnati dalla presenza dei maestri del Blues e della grande tradizione del Jazz. Tutto questo rimane tuttora molto forte nella tua musica. C’è una persona in particolare che ti piace ricordare degli anni che hanno preceduto la tua scelta di diventare un professionista?

Charles Lloyd: Mi piace sempre ricordare mio nonno. Non era un musicista ma un agricoltore del Mississippi. I suoi genitori erano stati schiavi. Era un uomo forte, tranquillo, che si era fatto da solo. Crescendo, ho passato le mie estati nella sua fattoria, ed il tempo che ho trascorso con lui ha trasformato la mia vita. Come musicista, le due persone più importanti sono state Phineas Newborn, Jr. e Howlin’ Wolf. Phineas divenne il mio mentore quando avevo nove anni, e poi mi ha portato nella band di suo padre. Quando avevo 11 o 12 anni ho iniziato a fare concerti con le Blues Band in Memphis, con musicisti come B.B. King, Johnny Ace, Roscoe Gordon, ma fu Howlin’ Wolf che ebbe l’impatto più forte su di me…

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Foto: Andrea Rotili

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