Things We Like: Zlatko Kaucic

Di - 30/09/2015

Zlatko Kaucic

 

Da tempo è tornato a vivere in Slovenia, Zlatko Kaucic, stabilendosi nella magnifica campagna prospicente Cormons. Quando esisteva ancora la Jugoslavia socialista e Zlatko aveva 17 anni, nei suoi orizzonti c’era solo il rock ma recatosi prima a Zurigo (dove conobbe Irene Schweitzer e Radu Malfatti) e poi a Barcellona (dove collaborò con Tete Montoliu, Claude Guillot, Mike Osborne, Steve Lacy e molti altri) il passaggio al jazz fu completo. Nel 1984 si trasferì in Olanda dove rimase un decennio, sperimentando anche situazioni più radicali (con Misha Mengelberg, tra gli altri) e incrementando il lavoro con le percussioni.

Quando nei primi anni novanta Kaucic è rientato in Slovenia ha dovuto confrontarsi con una realtà sociale che all’inizio non conosceva e non capiva la musica improvvisata. Con un lavoro tenace sul territorio le cose sono cambiate e oggi, a distanza di vent’anni, è considerato anche lì un protagonista della musica improvvisata europea. Il percussionista è stato un infaticabile fautore di eccellenti progetti. Pensiamo ad Emotional Playgrounds (Iktius, 1998) un album di sue composizioni realizzato con Kenny Wheeler, Gianluigi Trovesi e altri; al multiforme e ambizioso lavoro orchestrale The Golden Boat 2 con Paul McCandless, Cesselli, Cisi, Tavolazzi (Splasch 2004) oppure a Tolminski Punt, con Peter Brötzmann (Splasch 2005).

Le ultime novità dal tumultuoso “pianeta Kaucic” sono tre dischi che lo vedono operare con musicisti della sua area geografica. Il primo, Disorder at the Border (Palomar, 2014), documenta un appassionante concerto in libera improvvisazione, realizzato con il sassofonista e clarinettista Daniele D’Agaro e il contrabbassista Giovanni Maier. L’atmosfera è quella racconta del club sloveno Jazz Hram di Divaca e la musica spazia da episodi tumultuosi a momenti d’astratto camerismo.

Il secondo album è un duo realizzato con Milko Lazar al pianoforte e s’intitola Ena / One (Sazas, 2014) Quest’ultimo è un polistrumentista e compositore sloveno, operante principalmente in ambito classico. Un album ancora una volta totalmente improvvisato “rivolto a quell’ascoltatore creativo – si legge nelle note – che cerca un sentiero per l’ignoto”. Un dialogo senza cadute di tensione, ricco di soluzioni sorprendenti, capace di forza magnetica come di momenti ritualistici o abbandoni lirici.

Il terzo CD Hramo (Sazas, 2014) è un lavoro stilisticamente diverso, ricco com’è di ritmi e atmosfere rock e latin. Zlatko Kaucic l’ha realizzato nel giugno 2014 con un ensemble Kombo B composto da suoi giovanissimi allievi. Una ventata d’aria fresca con brani sorprendenti per tecnica e ispirazione. Il florido sostegno ritmico di Zlatko e dei suoi allievi è il collante di ottimi assoli (i chitarristi Jan Jarni e Peter Kastrin, i sassofonisti Boštjan Simon e Jani Sepetavec, il trombettista Damijan Valentinuzzi).

Foto
Ziga Koritnik

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