Things We Like: Laura Nyro Reimagined

Di - 16/01/2015

Scomparsa nel 1997 a 49 anni, Laura Nyro è stata una delle grandi rock ladies degli anni sessanta e settanta. Coetanea di Joni Mitchell e Carole King, è stata un’artista visionaria e assolutamente originale, stilisticamente più affine al mondo musicale afroamericano che al pop e al rock. Ha scritto alcune delle più belle canzoni di quegli anni come “And When I Die”, “Wedding Bell Blues”, “Stoney End” divenute degli hit nella versione dei Blood, Sweat & Tears, di Barbra Streisand e dei Fifth Dimension. La scrittura armonicamente complessa e le interpretazioni sofisticate dei suoi temi non potevano attrarre il pubblico di massa: quello del rock non l’ha mai capita e quello del jazz l’ha generalmente ignorata.

È stata davvero “una regina senza regno”, amata solo da una nicchia di ammiratori che non la dimenticano. Tra questi abbiamo il pianista Billy Childs e il produttore Larry Klein che l’ammiravano da adolescenti e oggi la ricordano in uno splendido album intitolato Map to the Treasure: Reimagining Laura Nyro.

I due hanno selezionato dieci suoi brani -alcuni famosi, altri inesplorati- reinterpretandoli con dieci cantanti di differente estrazione stilistica: dal soprano lirico Renée Fleming alla soul singer Ledisi, da Rickie Lee Jones a Becca Stevens, da Esperanza Spalding a Dianne Reeves. Billy Childs e un quartetto d’archi sono le presenze stabili di organici diversi, comprendenti Scott Colley, Brian Blade, Vinnie Colaiuta e ospiti del calibro di Wayne Shorter, Chris Potter, Yo-Yo Ma e Steve Wilson.

In questa produzione i temi della Nyro sono spesso ridisegnati dalle fondamenta, esplorando le differenti implicazioni del suo stile senza farne uno standard. È il modo migliore per celebrare un’artista tanto personale. Resta l’inquietante tensione tra la grazia infantile e la drammaticità del suo mondo: un contrasto che tocca i vertici nella notturna, quasi gotica, interpretazione di Rickie Lee Jones in “Been on a Train”, illuminata dal tagliente assolo di Chris Potter.

Altro momento magico viene dall’opposizione tra il luminoso canto della Spalding in “Upstairs By a Chinese Lamp” e l’ellittico assolo di Shorter al soprano. È comunque difficile trovare episodi minori. Se in brani come “Gibson Street” (con la voce di Susan Tedeschi) la tensione si fa quasi insopportabile, in altri brani si esalta la dolcezza melodica del tema originale (“To a Child” con Dianne Reeves) o la sua fragranza soul (“Stoned Soul Picnic” con Ledisi).

Un progetto esemplare che non può passere inosservato e un buon punto di partenza per entrare nel mondo di Laura Nyro.

About Angelo Leonardi

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