Things We Like: Dan Kinzelman, Jimmy Heath, Meredith Monk, Miles a St. Louis e molto altro

Di - 26/05/2014

Joe Wilder

Quante cose da segnalare in questa primavera 2014!

La primissima è un ricordo di Joe Wilder, storico trombettista da big-band [aveva suonato tra i tantissimi con Jimmy Lunceford e Count Basie], ma anche musicista in grado di suonare con la New York Philharmonic e pregiatissimo sessionman. Se n’è andato a oltre 92 anni l’8 di maggio.

Lo ricordiamo anche accanto a Dizzy Gillespie, a Gil Evans, o nel suo maggior successo solista, rileggendo le musiche di Henry Mancini per Peter Gunn e vi rimandiamo al bell’articolo che gli ha dedicato Jazzwax.

Tra i dischi usciti di recente merita più di un ascolto l’ottimo Stonebreaker [Parco della Musica Records] del gruppo Ghost guidato dal tenorsassofonista Dan Kinzelman. Americano in Italia, Kinzelman raduna qui un quartetto di soli strumenti a fiato, completato da Mirco Rubegni alla tromba, Manuele Morbidini al contralto e Rossano Emili al baritono [ma tutti suonano anche altri strumenti e percussioni].

L’idea alla base del gruppo è il riciclo diremmo “ecologico” di materiali del passato, intesi come detriti, dettagli, ispirazione, attitudine. Tra impasti non immemori di Julius Hemphill e fantasiose soluzioni, un progetto di grande livello.

Mi è capitato di leggere, con un discreto ritardo rispetto all’uscita devo ammettere, il libro che Maurizio Marino ha dedicato alla figura di Gianni Sassi, mitico pubblicitario e produttore musicale cui si deve l’incredibile avventura dell’etichetta Cramps.
Il libro, pubblicato da Castelvecchi, si intitola Gianni Sassi. Fuori di testa e ricostruisce in modo agevole le vicende personali e imprenditoriali di Sassi, esaminando in modo più dettagliato—anche se forse un po’ schematico—la discografia Cramps, dagli Area alla collana “nova musicha,” passando per il Battiato della BlaBla Records, Finardi, Camerini, Cage.

Sebbene un po’ limitato dal punto di vista della costruzione complessiva [è evidente che una figura originalissima come quella di Sassi risulta ancora più interessante nel suo intrecciarsi con la storia sociale del nostro paese], il libro è comunque un ottimo punto di partenza per ricostruire davvero l’importanza, anche controversa, del lavoro di questo uomo visionario e si avvale di una serie di belle testimonianze da parte di chi ha condiviso con lui parte di quella straordinaria avventura, da Roberto Masotti a Monica Palla.

Tra i grandi “vecchi” del jazz—i pochi rimasti ancora in vita della generazione—capita a volte di dimenticare il nome di Jimmy Heath, tenorsassofonista, arrangiatore e compositore, fratello del contrabbassista del Modern Jazz Quartet, Percy Heath, e dell’altrettanto sottovalutato batterista Albert Heath.
A quasi novant’anni [è del 1926], Heath può vantare una lunga carriera in cui ha collaborato con Dizzy Gillespie, Miles Davis, George Russell, Nina Simone, Yusef Lateef e moltissimi altri, componendo temi diventati classici—e tutt’altro che banali—come “Gingerbread Boy” e “C.T.A..”

Lo troviamo ancora arzillo, dal vivo al Blue Note nel 2011, alla testa di una big band in cui spiccano nomi come quello di Antonio Hart [sax alto], Charles Davis [sax baritono], Roy Hargrove e Diego Urcola [tromba], Steve Davis [trombone], Lewis Nash [batteria]. Molto divertente e ben suonato, tra temi originali e riletture di pezzi come “Lover Man” o “A Flower Is a Lonesome Thing.” Il disco è della Jazz Legacy e si chiama Togetherness.

Agli appassionati di contemporanea segnalo due dischi recentemente usciti per la ECM New Series: il primo, Chamber Music raccoglie alcuni lavori da camera del suggestivo compositore inglese Harrison Birthwistle. Sono lavori in cui troviamo la voce, il violoncello, ma anche piano e violino, per una musica di grande raffinatezza formale.

Splendido anche Piano Songs di Meredith Monk, dedicato a alcuni lavori per uno o due pianoforti e affidato alle dita sapienti di Bruce Brubaker e Ursula Oppens. I lavori vanno da “Tower” del 1971 a “Totentanz” del 2006 e attraversano atmosfere fascinose e evocative, vere e proprie “canzoni” senza parole come dice il titolo.

Suoni dall’Africa! Consigliatissimo il nuovo disco che vede insieme padre e figlio, Toumani e Sidiki Diabatè, fenomenali virtuosi della kora. Che dire, se non che questa musica, pur muovendosi su coordinate conosciute, risulta sempre di straordinario livello emotivo? Toumani & Sidiki esce per la World Circuit, provatelo!

Chiudiamo con una segnalazione che–per motivi di qualità tecnica abbastanza precaria–riserviamo principalmente a collezionisti e appassionati di Miles Davis. Si tratta di Live at Saint Louis [Rare Live Records, distr. Egea] registrazione di un paio di concerti radiofonici del classico quintetto con  Coltrane, Garland, Chambers e Philly Joe Jones nel 1957.

St. Louis, città natale di Miles. Gruppo stellare. Un repertorio che è quello classico del periodo, con “All Of You,” “Walkin’” e via dicendo. Può bastare?

Foto
Ed Berger

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