Stefano Tamborrino

Di - 05/09/2016

A dialogo con Stefano Tamborrino

Il trentacinquenne Stefano Tamborrino è oggi uno dei musicisti più interessanti della scena nostrana. Membro stabile di alcuni dei migliori gruppi italiani del momento, come Hobby Horse e Frontal, ma anche parte di molteplici formazioni di orientamenti musicali diversi, dal quartetto di Nico Gori a quello di William Tatge, dal trio di Alessandro Galati a quello di Walter Beltrami. In tutti questi anche ben diversi contesti il batterista fiorentino lascia sempre ben impressa la propria firma, intervenendo con sorprendente originalità e dimostrandosi uno dei più personali interpreti dello strumento nella scena italiana ed europea. Abbiamo dialogato con lui per conoscerlo meglio.

All About Jazz Italia: Del tuo percorso artistico, oggi ben visibile, non sono molto noti gli esordi. Come sei arrivato alla musica?
Stefano Tamborrino: Ho iniziato a suonare relativamente tardi, perché in casa non ero incoraggiato e ho dovuto attendere di aver guadagnato i miei primi soldi per acquistare uno strumento. All’epoca, una quindicina d’anni fa, le batterie erano ancora piuttosto care: per comprare uno strumento utilizzabile non bastavano un paio di milioni di lire. Così, quella che mi comprai per risparmiare aveva di fatto un sacco di difetti, anzi, direi che non stava proprio in piedi, mancandole un pezzo di qua e uno di là… Questa cosa, se da un lato mi penalizzò parecchio, dall’altro mi costrinse a ingegnarmi: ascoltavo i dischi, volevo rifare certi suoni, ma il tamburo non suonava come quello che avevo ascoltato! Allora ero costretto a cercare di capire perché, a sperimentare finché non trovavo lo stesso suono, a trovare soluzioni per adattare la mia batteria in modo che lo potesse fare. Ad esempio, ho utilizzato il telaio di un tavolo di alluminio per far stare in piedi il tamburo, una vecchia asta da microfono per sostenere i piatti, delle cerniere da valigia per tenere insieme casa e timpano, i ferri del parabrezza del motorino per sostenere il tutto, e così via. Stratagemmi da sopravvivenza, che però da un lato mi hanno permesso di capire i dettagli meccanici della batteria e la loro funzione sul suono, dall’altro mi hanno liberato la creatività, sempre in relazione al suono…

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