Roberto Gatto: vivere sbagliando è una gran perdita di tempo

Di - 26/06/2017

Roberto Gatto: vivere sbagliando è una gran perdita di tempo

Tra una lezione e l’altra, abbiamo incontrato Roberto Gatto nel suo studio presso il Conservatorio di Latina, dove è titolare della cattedra di batteria e percussioni jazz. Ripercorrendo la carriera di uno tra i più illustri batteristi del panorama jazz italiano e internazionale, ne è scaturita una lunga e piacevole chiacchierata fra aneddoti, ricordi e progetti di ieri e oggi…

All About Jazz: Fra i tuoi più recenti lavori spicca un progetto dedicato a Frank Zappa, realizzato insieme ai Quintorigo. Come nasce questa vostra collaborazione?

Roberto Gatto: Ho cominciato a collaborare con i Quintorigo all’epoca del loro esordio discografico. Hanno una grande passione per il jazz e tra i sogni nel cassetto avevano anche quello di coinvolgermi. Mi chiesero di partecipare al disco di debutto, quando alla voce c’era ancora John De Leo, e poi anche al secondo. L’idea di interpretare il repertorio zappiano esisteva da molti anni, da quando abbiamo iniziato a incrociarci in vari contesti concertistici. Personalmente, io avevo questo grande desiderio di fare qualcosa su Frank Zappa perché è stato un musicista che ho amato moltissimo e che ho avuto anche il piacere di vedere dal vivo. Siccome Zappa è pure molto difficile da eseguire, ho pensato che i Quintorigo avessero il giusto organico… giusto e, allo stesso tempo, “insolito” rispetto a quelli che normalmente si utilizzano per eseguire il suo repertorio, che prevedono il recupero integrale delle originali orchestrazioni, oppure organici alternativi, come le orchestre sinfoniche o da camera. Proposi questa idea ai membri dei Quintorigo quando ci incrociammo in un’edizione di Umbria Jazz Winter in cui erano stati invitati per un omaggio a Jimi Hendrix. Dopo quasi un’anno ci siamo risentiti e abbiamo iniziato a lavorare. Pensammo al repertorio e soprattutto a chi doveva metterci mano… Alcune cose le orchestrai io, ad altre ci pensarono loro. Poi abbiamo iniziato a provare, a lavorare sui singoli pezzi che ognuno di noi aveva riarrangiato. Ci siamo chiusi in sala prove per una settimana e, dopo aver constatato che il tutto funzionava molto bene, abbiamo iniziato a organizzare un tour, facendo poi un sacco di date. Dopo una pausa di riflessione questo inverno abbiamo ricominciato a lavorare assieme. Il gruppo è pronto e soprattutto la musica funziona sempre meglio. Si parla quindi di una realtà assolutamente operativa, c’è richiesta e ci divertiamo moltissimo nel suonare questo repertorio…

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Foto: Danilo Codazzi

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