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Angelo Leonardi
Nata nel 1980 a Mestre, l'associazione culturale Caligola, ha operato per
quasi 15 anni nella promozione di concerti (jazz soprattutto), aggiungendo
nel 1994 la produzione discografica con la Caligola Records. Questa intende
valorizzare il panorama jazzistico italiano e vuol rappresentare un punto
di riferimento per appassionati e musicisti.
Dopo dieci anni d'attività il bilancio dell'etichetta è quanto mai florido:
tra i tanti dischi ricordiamo quelli della Keptorchestra con Steve Lacy
(Sweet Sixteen) e Joe Lovano (Miss Etna), Days di Marcello
Tonolo,
Suspended Steps di Francesco Bearzatti, Rumit di Luciano
Caruso, Static Energy e
Bittersweet di Maurizio Caldura, Dancin' on a Dime di Rachel
Gould, Improvisation of
the Four Seasons di Francesco Branciamore. Tra i lavori più recenti citiamo
For Miles and
Miles di Massimo Donà, Amigavel di Marco
Tamburini e Marcello
Tonolo, Echoes of M.J.Q.
di Birro, Di Puccio, Fabbri e Ghetti.
Recentemente l'etichetta ha pubblicato una serie di interessanti
lavori, alternando protagonisti del jazz italiano con giovani talenti.
La produzione di maggior impatto è senza dubbio Two Days in New York di
Marco Tamburini, inciso il 28 e 29 novembre 2000 nella Big Apple assieme al
pianista George Cables, al sassofonista Gary Bartz, al bassista Ray
Drummond ed al batterista Billy Hart. In un paio di brani si alternano, o si
affiancano ai rispettivi colleghi, il pianista Marcello Tonolo e il tenorista
Paul Jeffrey.
In questo disco Tamburini si conferma trombettista maturo e fantasioso,
capace d'esprimersi con delizioso lirismo anche nei momenti dinamici.
Il suo dolce timbro, velato di leggera malinconia, si coniuga con la
cantabilità del fraseggio, offrendo un quadro di particolare attrattiva.
Dopo l'estroverso avvio funky, lo sviluppo del disco alterna temi lirici
come "Two Days in New York", "Yesterday Night" e la ballad "We'll Be
Together Again", ad altri briosi come "Francy", "Night Over" o il noto
"Una Mas" di Kenny Dorham. Legati ai modelli di un aristocratico modern
mainstream, i solisti suonano con eleganza e creatività, mantenendo la
tensione narrativa fino alla fine. L'accattivante conclusione è affidata
al celebre "Vecchio frack" di Domenico Modugno.
Caratterizzato da intensi risvolti lirici è Hear Me, della vocalist
veneziana Luisa Longo, con Paolo Birro al pianoforte e Marc Abrams
al contrabbasso.
Questa cantante entra nel mondo del jazz da protagonista, dopo anni di
studio e lavoro. Ha seguito seminari con Betty Carter e Sheila Jordan,
collaborato con Battiato e poi con la Thelonious Monk Big Band di
Marcello Tonolo. Questo progetto nasce da una lunga elaborazione e
si sente: la Longo si esprime con misura e intelligenza, giocando
abilmente con le ombreggiature timbriche senza inutili forzature.
La sua voce esprime una calda colloquialità che ricorda un po' Julie London
e si esprime al meglio in ballad intime e crepuscolari. Tra i momenti
migliori ricordiamo "Hear Me" un brano originale, "Almost Blue" di
Elvis Costello, "O grande amor" di Jobim. Da segnalare ancora il brano
d'apertura, "Il sogno di rosa" composto dalla Longo con versi in italiano:
finalmente le nostre migliori cantanti (pensiamo a Maria Pia
De Vito) hanno smesso d'imitare pedissequamente i modelli americani.
Nella riuscita del lavoro svolgono un ruolo centrale i suoi due partner:
quanto di meglio la Longo potesse avere.
Ancora momenti lirici (ma non solo) caratterizzano Dispair del contrabbassista
bresciano Otello Savoia che firma il suo secondo album dopo Louise del
1999.
Dal folklore immaginario di quel disco, passiamo ad un lavoro animato da
tensioni visionarie come si può intuire dalla presenza del sassofonista
Francesco Bearzatti, del batterista Zeno De Rossi, del chitarrista Dario
Volpi. Accanto a questi il sassofonista tenore e contralto Michele Polga
si colloca in una dimensione più "tradizionale", rievocando ad esempio la
pregnanza dello stile di Rollins.
Ed è proprio la tensione tra anima tradizionale (accentuata dalla cantabile
scrittura di Savoia) e ricerca radicale, a condurre verso i migliori risultati.
Esemplare, a questo riguardo, sono "Il circo" (la dolce memoria di Nino Rota
trasfigurata in un incubo) e "Big Nic" mentre il dissacrante "Kabul" e
l'intimo "Se ci sarà la luna" costituiscono i poli estremi della ricerca.
Più legato a modelli consolidati è Night Funk del pianista Tommaso
Genovesi
alla guida di un quartetto con vari ospiti. I partner stabili sono il fluente
e corposo sax tenore Nevio Zaninotto, il bravo bassista Danilo Gallo e il
noto
(e notevole) batterista U.T. Gandhi. I brani (tutti composti dal leader)
si muovono all'interno dell'estetica neo-bop: temi dinamici si alternano
a liriche ballad, lasciando lo spazio per qualche qualche apertura funky
(come dimostra il brano "Song for Keith"). Gli ospiti aggiungono freschezza
al lavoro, aumentando la sua attrattiva. Significativo è l'ingresso di
Francesco Bearzatti nelle due ballad "Giulio" e "Fellini", che lo vedono
alternarsi rispettivamente al tenore e al clarinetto. Il trombettista
David Boato s'aggiunge in "Night Funk" lasciandoci un intenso assolo
mentre la cantante Elena Camerin vivacizza col suo scat "Red Wizard"
e "Smile Blues". Il disco è stato registrato tra il settembre ed il
novembre 2003.
Concludiamo questa panoramica sulle ultime produzioni Caligola occupandoci
di Chant, esordio di un pregevole trio, animato da viva tensione esplorativa.
Protagonisti sono il pianista Libero Mureddu, il bassista Antonio Borghini
e il batterista Cristiano Calcagnile, autore di quasi tutte le
composizioni.
Il principale riferimento espressivo è la sperimentazione post-free, a
cavallo tra Cecil Taylor, musica classica contemporanea, improvvisazione
europea e tendenze sincretiche contemporanee.
Mureddu, classe 1975, ha
frequentato il conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, studiando composizione e
informatica musicale. Nel campo del jazz ha lavorato con Daniele Di Gregorio,
Michael Rosen ed è membro del Contemporary Quintet di Giovanni Falzone, con
cui ha registrato il magnifico Big
Fracture per la Soul Note.
In questo lavoro il trio respira all'unisono, mostrando l'interplay e
le capacità progettuali di un organico straordinariamente maturo.
C'è profondità di esplorazione e poeticità, in un percorso che sa coniugare il senso
della forma tipicamente accademico con la tensione del jazz, anche precedente al
free.
Lo sviluppo di "Jungla", ad esempio, mostra quanto il trio sappia integrare la tradizione
boppistica senza appiattirsi su modelli usurati. Altri temi significativi
sono il poetico "Articolatomassa" ed ancora "Mutazioni", e "Quinte",
ricchi di contrasti e coinvolgenti tensioni ritmiche. Questi ultimi due
brani appaiono in assonanza con quanto oggi realizza il trio EST di Svensson
ma, a scanso d'equivoci, va sottolineato la ricerca del trio italiano è
ampiamente autonoma, e per certi aspetti, più sincera ed apprezzabile.
Valutazioni:
Two Days In New York: * * * *
Hear Me: * * * ½
Dispair: * * * *
Night Funk: * * *
Chant: * * * *
Sito di Marco Tamburini:
www.marcotamburini.it
Sito di Otello Savoia:
www.otellosavoia.too.it
Pagina web su Libero Mureddu:
www.exb.it/italiano/artisti/Mureddu.htm
Sito della Caligola Records:
www.caligola.it
Elenco dei brani: Two Days In New York:
01. Last Minute (M.Tamburini) - 6:46
02. Two Days In New York (M.Tamburini) - 6:31
03. Francy (M.Tamburini) - 8:13
04. Night Over (M.Tonolo) - 6:18
05. We'll Be Together Again (Carl Fisher) - 9:39
06. Skyline (M.Tamburini) - 6:49
07. Yesterday Night (M.Tamburini) - 4:23
08. Una Mas (Kenny Dorham) - 7:41
09. Vecchio frack (D. Modugno) - 7:56
Hear Me:
Il sogno di Rosa (L. Longo) - 5:26
Whisper Not (B. Golson) - 5:31
Song For two (L. Longo) - 3:08
Get Out Of Town (Cole Porter) - 4:45
Hear Me (L.Longo) - 6:37
Segment (C. Parker) - 4:37
Almost Blue (E. Costello) - 3:27
O grande amor (A.C. Jobim) - 3:28
I Wish My Heart Could Fly To You (L. Longo) - 5:32
Ljuba (L. Longo) - 2:29
Dispair:
01. Serenata per un amore perso (take 1) 4:04
02. Cyclus (8:00)
03. Betu (6:52)
04. E se ci sarà la luna (2:01)
05. Kabul (7:06)
06. Nirvana (5:41)
07. Kitano (8:10)
08. Il circo (6:03)
09. Calixo (4:31)
10. Big Nic (8:26)
11. Serenata per un amore perso (take 2) 3:38
12. Ottanta metri quadri (4:46)
Tutte le composizioni sono di Otello Savoia.
Night Funk:
01. Colori in movimento - 7:16
02. Song For Keith - 5:46
03. On A Misty Night - 8:29
04. Red Wizard - 5:34
05. Giulio - 6:29
06. Fellini - 5:24
07. Night Funk - 6:56
08. Smile Blues - 6:17
09. D'altra parte - 6:24
Tutte le composizioni sono di Tommaso Genovesi
Chant:
01. Mutazioni - 6:00
02. Quinte - 4:16
03. Articolatomassa -3:53
04. Erase - 8:36
05. Cupidigia - 5:45
06. Amaapi - 5:55
07. Bianca - 7:20
08. Jungla - 7:33
09. Livida luce - 7:14
Tutte le composizioni sono di Cristiano Calcagnile, eccetto "Quinte", di Libero
Mureddu.
Musicisti:
Two Days In New York:
Marco Tamburini (tromba, flicorno)
Gary Bartz (sax contralto) nei brani 3/4/5/6/8
Paul Jeffrey (sax tenore) nel brano 8
George Cables (piano) in tutti i brani tranne il 9
Marcello Tonolo (piano) nel brano 9
Ray Drummond (contrabbasso)
Billy Hart (batteria)
Hear Me:
Luisa Longo (voce)
Paolo Birro (pianoforte)
Marc Abrams (contrabbasso)
Dispair:
Francesco Bearzatti (sax soprano, sax tenore, clarinetto)
Michele Polga (sax contralto, sax tenore)
Dario Volpi (chitarra)
Otello Savoia (contrabbasso)
Zeno De Rossi (batteria, percussioni)
Night Funk:
Nevio Zaninotto (sax soprano, sax tenore)
Tommaso Genovesi (pianoforte)
Danilo Gallo (contrabbasso)
U.T. Gandhi (batteria)
Francesco Bearzatti (sax tenore, clarinetto) nei brani 5 e 6
David Boato (tromba) aggiunto nel brano 7
Elena Camerin (voce) aggiunta nei brani 4 e 8
Chant:
Libero Mureddu (pianoforte)
Antonio Borghini (contrabbasso)
Cristiano Calcagnile (batteria)
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