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Massa Sonora - Massalombarda (RA) - 22-23.11.2008
Pubblicato: December 3, 2008


di Vincenzo Roggero Commenta        

Massalombarda (RA) - 22-23.11.2008

L’anno scorso si chiamava Map of Moods, era la prima iniziativa del genere a livello nazionale, riuniva i collettivi musicali di ricerca con l’organizzazione del Gallo Rojo e il sostegno della Regione Emilia Romagna e del Comune di Massalombarda. Ci si poteva imbattere, oltre che in quelli previsti dal cartellone, in concerti estemporanei con gruppi nati sul momento, oppure si poteva assistere ad accese discussioni durante tavole rotonde dedicate ai problemi del far musica, il tutto in un atmosfera informale e spontanea.

Quest’anno stessa località, Massalombarda, stessa organizzazione, El Gallo Rojo, stesso sostegno degli Enti Pubblici, ma nome diverso, Massa Sonora, e soprattutto diversa struttura del meeting: solo concerti ufficiali nelle suggestiva Sala del Carmine e la classica "tavola rotonda" sostituita da "La vetrina dei collettivi". Nell’edizione 2008 si è voluto dare una maggior sistematicità e rigorosità alla struttura dell’evento, quasi a rivendicare una raggiunta maturità e consapevolezza dello status di musicista impegnato nella ricerca.

Dal punto di vista della programmazione musicale questo ha funzionato a dovere perlomeno nell’aspetto propositivo: gruppi consolidati con proposte altamente stimolanti e di qualità hanno avuto la possibilità di esibirsi in uno spazio confortevole come la Sala del Carmine, e i concerti hanno davvero fornito uno spaccato significativo dei molteplici fermenti che animano la scena creativa italiana.

Qualche lieve perplessità ha suscitato la forma de "la vetrina dei collettivi", tenutasi presso il Centro Giovani, perché se è vero che ha rappresentato un occasione per dare visibilità e fornire informazioni sul lavoro e sui progetti di realtà come El Gallo Rojo, Bassesfere, Improvvisatore Involontario, Axé, Amirani Records, GNU, dall’altro si è rivelato spazio insufficiente per sviscerare anche solo parzialmente i molteplici temi emersi. Mentre nella produzione artistica si sono fatti grossi passi in avanti e l’uscita sul mercato di prodotti mediamente di ottimo livello ne è la chiara dimostrazione, aspetti come distribuzione, rapporto con le nuove tecnologie, valorizzazione della funzione sociale e politica della musica improvvisata, richiedono profonde riflessioni impossibili da sviluppare in un contesto agile e occasionale come quello di Massa Sonora. E’ così emerso chiaro e forte l’auspicio di un rafforzamento della fase di coordinamento tra le realtà che operano nell’ambito della musica di ricerca, in modo che le sinergie tra le varie anime possano portare ad una più efficace penetrazione nel mercato e, di conseguenza, ad una maggiore visibilità.

E veniamo ai concerti. Ad inaugurare la prima delle due serate nel suggestivo scenario della Sala del Carmine, una chiesa sconsacrata trasformatasi in spazio multifunzionale, sono stati il sassofonista Edoardo Marraffa ed il contrabbassista Giovanni Maier. La musica proposta dal duo, che ha recentemente licenziato per la Palomar il CD Graffi , si inserisce nell’ambito di una improvvisazione libera, senza rete, che necessita di un ascolto reciproco ai massimi livelli e di un intima intesa che non sempre è sembrata all’altezza.

Entrambi i musicisti hanno evidenziato sui rispettivi strumenti padronanza assoluta, grande sensibilità e altrettanto grande creatività. Maier fa cantare il contrabbasso come pochi, ricavandone suoni inusuali e sfruttandone anche le risorse percussive. Con l’archetto poi tesse una serie di trame che diventano fondali formidabili per le improvvisazioni di turno. Marraffa dal canto suo si alterna con grande disinvoltura tra tenore e sopranino. Con quest’ultimo crea, attraverso la tecnica della respirazione circolare, dei mantra ossessivi e allucinati, mentre il soffio contemporaneo su tenore e sopranino dà origine a risvolti timbrici tutt’altro che trascurabili. Ma più di una volta si è avuta la sensazione che ciascuno andasse per la propria strada, seguendo traiettorie personali che l’ascoltatore fatica a seguire.

Con il trio formato da Riccardo Pittau alla tromba, Paolo Angeli alla chitarra sarda preparata, Francesco Cusa alla batteria, l’impatto sonoro e, se vogliamo, anche l’approccio linguistico, cambiano radicalmente. Il progetto Congregation di Pittau, recentemente edito da Improvvisatore Involontario con un cd intitolato Death Jazz, è talmente solido, inventivo ed elastico che funziona alla grande con qualsiasi tipo di formazione, da quella allargata presente sul disco, al quartetto fino al trio in questione. Se è vero che la libera improvvisazione è alla base comunque della proposta musicale del trombettista sardo è altrettanto vero che l’onda sonora del gruppo, a volte davvero devastante, è inesorabilmente ancorata a snodi melodici e a cellule ritmiche che danno respiro alla musica e ne ampliano gli orizzonti di fruibilità mantenendone la giusta dose di rigore formale.

La chitarra di Angeli, che funge da piccola orchestra, è un prodigio di creatività ben sintetizzato da un mix originale di legno, corde e diavolerie elettroniche di ogni genere. La tromba di Pittau possiede un lirismo unico nel suo genere, veleggiando ora in mondi futuribili cari a Sun Ra ora in grotteschi girotondi felliniani o, ancora, trasformandosi in inquietante colonna sonora di un immaginario film. La batteria di Cusa infine si muove come un essere proteiforme che assembla in modi sempre differenti le risorse timbriche e ritmiche dello strumento. Grande energia, flussi sonori che ti investono come una marea montante, momenti di grande tensione emotiva e qualche piccolo momento di stanca hanno caratterizzato un set convincente.

Ad aprire la serata conclusiva ancora un duo, quello formato da Mirko Sabatini, batteria preparata, e Antonio Borghini, contrabbasso, che ha recentemente inciso per Bassesfererec l’album Acustic. Qui siamo dalle parti di una proposta di stampo quasi cameristico, per la cura dei particolari, l’attenzione al silenzio come momento strategicamente importante dell’esecuzione, la creazione di frammenti sonori che brillano anche autonomamente.

Le composizioni istantanee del duo sono veri e propri bozzetti microacustici nei quali gli strumenti vengono esplorati in tutte le risorse possibili con tecniche non convenzionali e con scambi di ruolo spesso affascinanti. Ma non si pensi solo a tinte pastello o eccessive delicatezze perche ruvide pennellate, o grumose vibrazione sono sempre in agguato. Vi è tra i due musicisti un ascolto reciproco talmente intenso che è avvertibile anche fisicamente dall’ascoltatore, ammaliato dal gioco di sfumature e di risonanze quasi impercettibili come dal propagarsi di morbide onde sonore, e appagato da quaranta minuti di musica deliziosa e senza sbavature.

Chiusura della due giorni di Massa Lombarda con il Paolo Botti Quartet nell’occasione impegnato a presentare il recente Looking Back per Caligola Records. Uno sguardo al passato e più precisamente al blues caratterizza la musica del quartetto, a partire dagli strumenti. La prediletta viola di Paolo Botti viene affiancata per l’occasione da banjo e chitarra dobro, mentre il tenore di Dimitri Grechi Espinoza ha il timbro grasso, sinuoso e caldo degli storici interpreti del genere. Ma Looking Back è ben lontana da operazioni revivalistiche oggi tanto di moda, perché la proposta musicale è ripensata e attualizzata da un gruppo di musicisti - alla batteria siede Filippo Monico, al contrabbasso troviamo Tito Mangialajo Rantzer - da sempre impegnati nella musica alternativa. Il risultato è un connubio a tratti entusiasmante di sonorità old style e libera improvvisazione, con continui cambi di atmosfera e in perenne viaggio tra fumosi night club e umide paludi del delta.

Foto di Claudio Casanova
Ulteriori immagini di questa rassegna sono disponibili nelle gallerie dedicate ai concerti di Riccardo Pittau Congregation e Edoardo Marraffa & Giovanni Maier.


Visita il sito di Massa Sonora.


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