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Prophecies Come to Pass
Sabìr Mateen | 577 Records - distr. JTD (2006)


di Lorenzo Gabriele Commenta        

La 577 Records di Federico Ughi fa centro e dà alle stampe una registrazione, la settima nel catalogo della giovane e promettente etichetta di New York, che non avrebbe potuto sortire effetto diverso. Ripreso dal vivo allo Zebulon di Brooklyn il 22 Settembre 2005, l’esordio di The Shapes, Textures and Sound Ensemble, la creatura di Sabìr Mateen, ugualmente a suo agio e convincente con sassofoni, clarinetti e flauto e ormai un veterano per quanto riguarda free-jazz, improvvisazione, avanguardia e composizione moderna, si presenta all’ascoltatore come un lavoro tanto istintivo e semplice nell’impatto quanto complesso e variegato all’interno delle sue strutture.

Prendono parte all’ensemble musicisti che condividono o hanno condiviso con Mateen più di un’esperienza musicale, sempre solcando i mari dell’esplorazione e della libera espressione artistica, ad alti livelli: dalla Little Huey’s Creative Music Orchestra di William Parker ai Test di Tom Bruno, fino alla Pan Afrikan Peoples Arkestra di Horace Tapscott. Ecco dunque insieme, per eseguire brani originali provenienti dalla “penna” spirituale e poliedrica di Mateen, il maestro concertatore, strumentisti come Steve Swell (trombone), Matt Lavelle (tromba, cornetta, flicorno), Matthew Heyner (contrabbasso), Michael T.A. Thompson (batteria e percussioni); gente capace di andare oltre il significato più scontato di “improvvisazione”, gente che non rischia di cadere nei cliché abusati del genere ma che, d’altronde, ha respirato l’aria feconda di quella New York, mai ferma, i cui movimenti culturali e artistici sono protagonisti del jazz moderno e della musica tutta da almeno vent’anni.

Prophecies Come to Pass vede fondere insieme elementi e sonorità tipiche di un glorioso e rivoluzionario passato, il legame con i maestri dei maestri, da Albert Ayler a Sun Ra, arrivando fino a Cecil Taylor e al già citato William Parker, con l’interesse per le nuove vie espressive e l’attuazione di strutture moderne di composizione e sintesi strumentale. Groove pachidermici e accattivanti ("Sekasso Blues") si accostano a momenti di lirismo intenso e spirituale ("The Beauty Within", "Prophecies Come to Pass"), la catarsi improvvisativa personale e momentanea cammina insieme all’incontro dei solisti in duetti serrati o in ruggenti e struggenti summit corali.

La struttura dei brani può apparire rigida e severa ma viene resa incredibilmente leggera e spontanea dall’abilità degli strumentisti che si abbandonano sinceramente tanto all’esecuzione dei temi principali quanto all’invenzione personale, mettendo in luce la caratteristica più preziosa del progetto: la capacità del singolo di fondersi con il gruppo, senza, per questo, dover mai rinunciare a se stesso.
Il concetto di libertà è vissuto dal quintetto nel senso più squisitamente interiore e psicologico del termine: il solista percorre la propria via spirituale con la massima intensità, cercando di tradursi totalmente in musica e imponendo all’ascoltatore un grado di concentrazione pari a quello di chi suona. La più grande soddisfazione è arrivare alla fine, risvegliandosi consapevoli di essere stati risucchiati per più di settanta minuti in un vortice sonoro e, nello stesso momento, nell’anima degli stessi musicisti.

Il disco celebra il ricordo dell’indimenticato trombettista Raphe Malik, morto pochi mesi dopo questa registrazione, e, non per caso, è un’opera venata tutto il tempo da un profondo misticismo, tipico di Sabìr Mateen, della sua musica e del suo stile di vita. Una piccola perla, difficile da assimilare in poco tempo e dal diverso sapore di volta in volta. Un altro insegnamento alle nuove leve su cosa possa voler dire, al giorno d’oggi come un tempo, libertà.


Visita il sito di Sabìr Mateen.

Valutazione: 4 stelle

Elenco dei brani: 1. Sekasso Blues - 13:54; 2. The Beauty Within - 07:59; 3. Everyone's Got Something to Say - 08:02; 4. Prophecies Come to Pass - 18:27; 5. Sentimentally - 12:28; 6. Children of the CREATOR - 11:51
Tutte le composizioni sono di Sabìr Mateen

Musicisti: Sabìr Mateen (sax tenore, sax contralto, flauto, clarinetto in Bb, clarinetto alto); Matt Lavelle (tromba, flicorno, cornetta); Steve Swell (trombone); Matthew Heyner (contrabbasso); Micheal T.A. Thompson (batteria, percussioni).

Stile: Free

Pubblicato: 29-03-2007


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