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Song Garden
François Ingold | Altrisuoni - distr. JTD (2006)
Un lavoro tanto semplice, essenziale, istintivo e spontaneo quanto elegante, raffinato, intellettuale e curato in ogni dettaglio. Otto brani (più una ghost track dal vivo, a testimonianza dell'impegno profuso) che fanno i conti con la forte passione del loro autore per la canzone francese e per la canzone in generale. Nel giardino di François Ingold c'è spazio, infatti, per leggiadre composizioni originali, come per affascinanti rivisitazioni di successi del passato, che si fondono completamente, insieme agli episodi che portano la firma del pianista elvetico, in un unico grande affresco ricco di ricordi e di suggestioni. Già nel recente passato Ingold dichiarava il suo amore per gli chansonnier d'oltralpe, componendo ed eseguendo la musica che avrebbe accompagnato spettacoli teatrali dedicati a figure chiave in questo ambito, come Boris Vian o George Brassens. In Song Garden questo corteggiamento (corrisposto) si allarga perfino a un brano poco convenzionale come "A Forest", un caposaldo nel repertorio dark new wave anni '80 dei The Cure. L'amore per la canzone tout court sublima, in seguito, nella melodia e nell'equilibrio, caratterizzando lo stile pianistico dell'autore. Tornano alla mente sonorità tipiche del trio Evans-La Faro-Motian, inevitabilmente: pur non essendo allo stesso livello poetico, l'interplay lirico che si instaura tra pianoforte e contrabbasso è notevole e cresce con lo scorrere dei minuti e delle tracce, avvolgendo morbidamente l'ascoltatore. La batteria ha il compito ritmico di fare da collante fra le parti e, non di scarsa rilevanza, la giusta qualità timbrica per assecondare, soave e mai invasiva, la voce e il canto degli altri due, tenendo alta la tensione emotiva. Il risultato è un flusso ininterrotto di sensazioni, 'una piccola storia musicale', come nelle parole dell'autore stesso, anche se non tutte le fasi del disco costituiscono momenti memorabili: si avverte, soprattutto nei primi brani, una determinata incompletezza dei fraseggi e una certa tendenza a scadere in alcuni clichè del genere. Con il passare del tempo, però, il trio cresce. L'atmosfera si fa più intima, ci mette a nostro agio; lucenti e sofisticati quanto discorsivi melismi del pianoforte fanno da contrappeso alla struggente voce dello strumento di Diégo Imbert (al contrabbasso, già partner in passato, tra le altre cose, di Biréli Lagrène nel Gipsy Project) che, spesso, assume su di sé il compito di narrare la vicenda, eseguendo magistralmente temi portanti e relative variazioni. Questa strategia trova la sua massima e più elevata realizzazione nelle ultime due tracce: "Hymne au revoir" (nostalgica e dolce) e, soprattutto, il coinvolgente arrangiamento di un classico dello stesso Brassens, "Il n'y a pas d'amour heureux", emozionante ed espressivo. Un lavoro spontaneo, dicevamo; un disco che in effetti non aggiunge molto a quanto già ascoltato, che non ha improbabili pretese di rivoluzione, di cambiamento. Un'opera, d'altro canto, in grado di toccare le corde dell'animo con facilità, sincerità, capace di legarsi, magari, a un momento preciso della nostra vita, di riportarlo alla mente, riscaldandolo, riscaldando il cuore.
Valutazione: 3 stelle Elenco dei brani: 1. Black Trombone (Serge Gainsbourg) - 06:39; 2. Jean-Baptiste Grenouille (François Ingold) - 07:45; 3. Children's Song "To Denis" (François Ingold) - 03:04; 4. Première dent (François Ingold) - 05:24; 5. A Forest (The Cure) - 07:58; 6. Love Song (François Ingold) - 07:26; 7. Il n'y a pas d'amour heureux (George Brassens) - 06:45; 8. Hymne au revoir (François Ingold) - 11:43 Musicisti: François Ingold (pianoforte); Diégo Imbert (contrabbasso); Fred Bintner (batteria) Stile: Cool Pubblicato: 08-04-2007
Tubi sonori, corde vibranti, il volatile suono della parola parlata e quello psicologico della parola scritta; musica, arte, cultura, costume, attualità e molte bagattelle. Per saperne di piu' su Lorenzo...
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