Paolo Fresu, Direttore Di Time In Jazz

Di - 28/07/2017

Paolo Fresu, Direttore Di Time In Jazz

Berchidda, nella Sardegna settentrionale, non sarebbe un paese così noto se non vi fosse nato Paolo Fresu, che da trent’anni vi organizza il festival Time in Jazz. La manifestazione si svolge in pieno agosto, concludendosi il giorno di Ferragosto in un clima di festa. Le scelte artistiche non sono soggette ad ambiti stilistici particolari, tendendo piuttosto a soddisfare di anno in anno le esigenze di un tema specifico, più o meno impegnato e stimolante. In ogni caso l’occhio è sempre attento alle realtà, anche non strettamente jazzistiche, che esprimono le problematiche dell’attualità internazionale. Un’ulteriore prerogativa del festival è quella di estendersi sul vasto territorio di più comuni, dove si svolgono i concerti diurni gratuiti, ambientati non solo in località naturalistiche o storiche di grande rilevanza, ma anche in strutture anomale: in passato l’aeroporto di Olbia, la stazione di Berchidda, il parco eolico di Tula… Questi e altri temi relativi a Time in Jazz, compreso il delicato aspetto finanziario, sono stati affrontati nell’intervista che Paolo Fresu ci ha gentilmente concesso.

All About Jazz: Time in Jazz compie trent’anni. Nel tempo è cambiato qualcosa nei criteri e obiettivi delle tue scelte artistiche?

Paolo Fresu: Le mie scelte artistiche sono sempre dipese dai miei viaggi, nonché dagli incontri e dagli ascolti. Essendo cambiato io, in questi trent’anni, sono ovviamente cambiate anche le scelte ma non è invece cambiato il pensiero costruttivo del festival. Molte novità si sono aggiunte negli anni, ma l’idea del contenitore è rimasta sempre uguale. Credo che, alla fine, il tema che domina e suggerisce il percorso di ogni edizione sia l’elemento che da sempre ci ha guidato nel viaggio artistico.

AAJ: Mi sembra che negli anni il festival abbia proposto protagonisti americani ed europei con un certo equilibrio, aggiungendo poi esponenti di altre culture. È così?

PF: Assolutamente è così. Detto questo però, va precisato che non ci siamo mai posti il problema delle geografie e del fatto che ci siano molti italiani o europei o americani. Questo presupposto determina rigorosamente il tema guida, le scelte e ogni artista invitato. Dico sempre che Time in Jazz è una partitura da comporre di anno in anno su un ipotetico pentagramma, che non è fatto di note ma di artisti e progetti funzionali alla scrittura del programma. Se nella composizione della partitura creativa serve un artista che abita in Lapponia semplicemente lo portiamo…

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