Orchestra Senza Confini

Di - 09/05/2016

Giovanni Maier e Zlatko Kaučič: intervista sull'Orchestra Senza Confini

L’Orchestra Senza Confini è un ensemble ampio (nel disco che la documenta consta di diciassette elementi), con musicisti provenienti dal Friuli Venezia Giulia e dalla Slovenia. Suddivisa in due sezioni, è diretta con una conduction doppia e contemporanea da Giovanni Maier e Zlatko Kaucic. L’iniziativa, in sé molto originale, ha anche esiti entusiasmanti sia dal vivo (clicca qui per leggere la recensione del concerto durante il quale è stato inciso il CD), sia su disco (clicca qui per leggerne la recensione): un caleidoscopio di suoni ed espressioni sempre cangianti, capace tuttavia di conservare sempre coerenza e fruibilità, facilitate dalla gestualità dei due direttori, che si scambiano le “sezioni” più volte in corso d’opera. Ne abbiamo parlato con gli artefici dopo il concerto durante il quale è stato realizzato il disco.

All About Jazz Italia: Come nasce l’Orchestra Senza Confini?
Giovanni Maier: Dalla collaborazione tra due poli musicali, uno di qua e l’altro di là dalla linea che separa Italia e Slovenia. Per la parte italiana il polo è Dobialab di Staranzano, vicino a Gorizia, un centro di aggregazione che funziona da vent’anni ma cresciuto recentemente grazie ad alcuni giovani musicisti e che ha creato una propria orchestra, la Dob Orchestra. L’altro polo, quello sloveno, è costituito dalla scuola di musica di Nova Gorica condotta da Zlatko Kaucic. Quattro anni fa, in occasione della prima edizione del festival di musica improvvisata di Šmartno, abbiamo pensato di unire le forze in una sola orchestra, appunto “senza confini.”
Zlatko Kaucic: Vorrei precisare che quando nel 2011 si è creata l’orchestra ero molto dispiaciuto per la passività dei musicisti delle due parti del confine: da entrambi i lati si facevano molte cose, ma non si tentava mai un avvicinamento, un lavoro comune. Era come se fossero rimasti immutati gli equilibri geopolitici del passato, dell’epoca di Tito, che avevano creato una distanza tra due zone invece contigue tanto geograficamente, quanto culturalmente. Ne abbiamo parlato a lungo con Giovanni, condividendo l’idea che, dopo tanti anni dalla caduta del muro di Berlino, fosse giunta l’ora di fare qualcosa che abbattesse anche gli steccati artistici. L’abbiamo fatto approfittando della nascita di questo festival, che ho iniziato a organizzare grazie a dei finanziamenti legati all’onoreficenza che ho ricevuto sei anni fa dallo Stato sloveno. Ne è nata un’esperienza che va oltre la stessa orchestra, perché ha permesso ai musicisti diversi di incontrarsi, conoscersi, fare amicizia, scambiarsi idee, suonare assieme anche in altri contesti…

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