Mission Formosa

Di - 25/04/2016

Mission Formosa: un ponte tra Italia e Taiwan

All About Jazz Italia: Iniziamo dal nome del progetto. Avete scelto di riesumare il nome Formosa, dato all’isola (oggi Taiwan) dai navigatori portoghesi per la sua bellezza. C’è un legame con la ricerca melodica e la purezza delle forme che avete impresso nella vostra musica?

Giuseppe Bassi: La scelta del nome è dovuta in primo luogo a un fattore poetico. La bellezza è qualcosa che accomuna Taiwan e l’Italia sia per motivi naturalistici che storici. Purtroppo la condivisione di questa bellezza attraverso le relazioni sociali è seriamente ostacolata da un’informazione italiana ed europea che ha quasi del tutto cancellato le notizie sull’isola e quel poco che filtra è distorto. Mi sono reso conto di questo dopo il matrimonio con una taiwanese: ad esempio la rivolta con spargimento di sangue dello scorso anno è stata trattata come una semplice protesta.
Attraverso il linguaggio universale del jazz, che l’Unesco ha riconosciuto patrimonio dell’umanità, il nostro progetto intende anche svolgere una funzione culturale ed etica, tesa a superare le barriere sulle relazioni diplomatiche con Taiwan. Portare sul palcoscenico la bandiera rossa col sole blu di Taiwan, vuol dire far conoscere al pubblico occidentale cos’è Taiwan, la sua bellezza e i suoi aspetti sociali e culturali. Mission Formosa non è solo un gruppo musicale. Vuol superare le barriere della disinformazione e dell’informazione tendenziosa.

AAJI: Come spieghi tutto questo?

G.B.: Credo sia dovuto all’enorme potere economico e politico che la Cina ha assunto e che interferisce pesantemente con le relazioni tra i paesi europei e Taiwan. In un certo senso, il nostro progetto è influenzato anche da questo e ci ha portato a instaurare la primissima relazione musicale con i jazzmen attivi in quel Paese. Anche per rimarcare il loro alto valore sociale e civile. Taiwan non è solo un’isola bellissima ma è una piena democrazia con un alto livello civico e un alto senso della libertà…

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Foto
Danilo Codazzi

About Angelo Leonardi

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