Bill Frisell, l’infaticabile

Di - 31/07/2017

L'inarrestabile Bill Frisell

Tra gli artisti che negli ultimi decenni hanno maggiormente contribuito a rinnovare il ruolo della chitarra nella musica jazz (ma non solo) spicca sicuramente il nome di Bill Frisell. Fin dal suo primo apparire sulla scena internazionale alla fine degli anni ’70 ha dimostrato grande originalità e una spiccata individualità, con il timbro del suo strumento immediatamente riconoscibile nei più svariati contesti musicali.

La ricerca musicale di Frisell si è concentrata sul recupero e lo studio della grande tradizione della canzone americana in tutte le sue declinazioni, a partire dal blues e dal country per giungere alle espressioni più moderne di Bob Dylan e Madonna, passando attraverso il classicismo di Ives e Copland e i songbook di Gershwin e Berlin. Recentemente si è dedicato anche alla riscoperta della musica degli anni della sua giovinezza, pubblicando un paio di album nei quali porge omaggio agli anni ’60.

Sempre estremamente attivo su più fronti (la sua sterminata discografia conta già oltre 300 titoli, incluse numerose collaborazioni di tutti i tipi), Frisell sembra essere uno dei protagonisti di questo 2017. A Marzo c’è stata ad Austin, Texas, la prima mondiale del film “Bill Frisell: a Portrait,” un ritratto dell’uomo e del musicista dedicatogli dalla regista Australiana Emma Franz, seguito pochi mesi dopo dalla prima europea in quel di Bologna. A Maggio è uscito un nuovo album in duo con il contrabbassista Thomas Morgan Small Town, il primo a suo nome per la ECM dopo tanti anni. Lungo tutto l’anno ha un’intensa attività concertistica, che in Luglio lo ha portato anche in Italia col suo trio insieme al bassista Tony Scherr e al batterista Kenny Wollesen.

In occasione del concerto di Bologna per la prima tappa del tour europeo col suo trio abbiamo incontrato il chitarrista per una chiacchierata sulle sue recenti attività.

All About Jazz: Parliamo innanzi tutto del tuo ultimo album in duo con Thomas Morgan, Small Town. Segna il tuo ritorno alla ECM, l’etichetta con cui hai esordito. Come mai questo ritorno dopo tanti anni?

Bill Frisell: Credo di non aver mai veramente lasciato la ECM. Ne sono sempre stato parte attraverso progetti di altri musicisti, e anche il duo con Thomas Morgan è una collaborazione. Confesso che mi sento sempre a disagio con la parte più legata al business… tutte queste cose come i contratti che dovresti rispettare, perché io sono ancora sotto contratto con la Okeh Records/Sony, ma Wulf Müller che lavora per la Sony è molto amico di Manfred Eicher, così sono stato contento che abbiano potuto parlarsi e mettersi d’accordo “Se Bill ora fa questo, poi noi faremo quest’altro.” Una volta tanto chi si interessa di affari non ha posto ostacoli alla musica. Per questa registrazione con Thomas Müller e Eicher si sono parlati e tutto è andato a posto, tutti amici, è normale parlarsi tra esseri umani. Questa interferenza del business con la musica rappresenta uno degli aspetti più frustranti per me. A volte gli impresari mi dicono “Non puoi suonare in questa città la prossima settimana perché ci hai già suonato la settimana scorsa,” una cosa che non ha niente a che fare con la musica…

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Foto: Andrea Rotili

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