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Batagraf
Jon Balke (ECM - Germania - 2005 - distr. Ducale)

Vittorio Albani

"Il mio intento non e' quello di sfruttare la musica di altre culture: ho vissuto esperienze fantastiche nelle strade, nelle piazze dell'Asia e dell'Africa, ma tornando a casa ho sempre provato a dimenticarle, cercando di capire invece su quali criteri quelle culture fossero state costruite. Per capirle occorre spostare il centro dell'attenzione: nelle musiche non occidentali si da' risalto alla presenza, alla concentrazione e allo stato d'animo degli esecutori, non si cerca di focalizzare la tonalita', le scale, i pattern ritmici e quant'altro noi pensiamo".

Le parole sono di Jon Balke, pianista, tastierista ma anche percussionista e compositore fra i piu' illuminati degli ultimi venti anni della musica "che conta" del nobile e piu' profondo Nord europeo. Con la sua Magnetic Orchestra, il musicista norvegese, filtra – da anni – elementi di musica moderna, creando cocktail sonori sicuramente interessanti, ricchi di ingredienti pop e new age, spesso pero' un tantino pretenziosi e quasi sempre fini a se stessi. Non e' il caso di questo Batagraf, nome del progetto e dell'omonimo CD che porta anche il sottotitolo "Statements", "Forum privato per nuove idee progressive" (come lui stesso lo presenta) e basato su una certa qual nobilitazione maxima dell'enfasi ritmica che – questa volta – colpisce nel segno.

Il progetto ha debuttato a Oslo nel 2002. Nata come insieme di percussionisti e batteristi (ben quattro, di base) a cui si unisce l'artista norvegese alle tastiere e Frode Nymo al sax, questa formazione si avvale della partecipazione di diversi ospiti, fra i quali, gli importanti nomi di Sidsel Endresen e Arve Henriksen. Dopo concerti in tutta la Scandinavia nell'arco del 2003, l'attivita' di questo gruppo si e' concentrata principalmente sulla produzione di un lavoro discografico che ha visto la luce nell'ultima parte del 2005.

Il fatto che la gestazione del lavoro sia stata cosi' lunga riesce a dare – una volta tanto – frutti consistenti, che - siamo pronti a scommettere – piacerebbero molto a Joe Zawinul, principe incontrastato di avventure similari. Rispetto all'idea che ognuno si puo' immediatamente fare - al buio - di cio' che oggi sarebbe assimilabile alle produzioni del celebrato tastierista austriaco, il progetto di Balke e' forse pero' piu' "intimista" e celebra innanzitutto una sorta di rinata "importante" creativita' collegata ad impegni ed ipotesi sociali terzomondiste. In altre parole, anche un lavoro fondamentalmente politico capace di fare incontrare tesi proprie del free jazz con il mondo della vocalita' delle avanguardie nordiche e stemperando il tutto nell'idea di Cuba e di Africa Occidentale: una sorta di "fuoco delle passioni" che motiva solidarieta' sociale e dettami di liberta' che chiedono il superamento delle differenze razziali.

Ovviamente, queste notazioni, non nascono dal solo ascolto del disco, ma da una lunga chiacchierata fatta recentemente con Balke, che crede profondamente nelle capacita' "sociali" della musica. Ma, grazie anche a tali commenti, e' piu' facile comprendere e lasciarsi coinvolgere dal melange di suoni di questo lavoro. Sicuramente al primo posto fra i gradimenti degli amanti del suono meticciato, Batagraf unisce, nel nome, la radice latina di "battere" e la desinenza propria della "grafia", dello "scrivere". Pensandola foneticamente e in qualche modo piu' intellettualmente equivarrebbe ad unire in forma poetica la piu' classica accezione di "onde sonore" e molti, in verita', sono i brani di questo lavoro basati sul semplice suono della voce recitante e sulla piu' pura esemplificazione dell'arte della percussione, come la tradizione del "Gamelan" balinese insegna da sempre (cfr. Steve Reich). "Bata" e' anche, inoltre, lo specifico nome di un particolare stile, capace di unire parole e suoni, conosciuto in tutto il mondo musicale afro-cubano.

E porta infine lo stesso nome anche il peculiare strumentario dei percussionisti chiamati ad eseguire musica che accompagna tradizionali pratiche devozionali. Il progetto di Balke rispecchia la nobilta' di tali forme musicali cercando di creare una sorta di "sfera sonora" che affonda la ricerca nelle fondamenta del suono percussivo. Un bel po' bello, insomma.

Valutazione: * * * 1/2

Pagina web su Jon Balke:
www.notam02.no/~jonba
Sito della ECM:
www.ecmrecords.com

Elenco dei brani:
01. Haomanna (6:16)
02. Butano (4:39)
03. Rraka (2:59)
04. Doublespeak (5:59)
05. Pregoneras del bosque (2:21)
06. Betong (3:21)
07. Altiett (4:16)
08. En vuelo (4:03)
09. Pajaro (3:21)
10. Whistleblower (5:58)
11. Karagong (4:01)
12. Unknown (7:01)

Musicisti:
Helge Andreas Norbakken: percussioni
Ingar Zach: percussioni
Harald Skullerud: percussioni
Kenneth Ekornes: percussioni
Jon Balke: percussioni electronics, sound processing
Sidsel Endresen: voce
Miki N'Doye: voce
Frode Nymo: sax (alto)
Arve Henriksen: tromba
Ensemble96 (coro): Jocely Sete Camara Silva, Jennifer Myskja Balke



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