Stefano Merighi
Un disco di tale emozione deve offrire un centro in cui focalizzare una particolare attenzione.
Un momento topico che consenta di riflettere sull'insieme dell'ascolto e che ne sintetizzi la sostanza.
La scelta cade su "Georgia Blue", traccia 10, 4 minuti e 46 secondi di spiritualita'
pura.
Niente assoli, soltanto una cadenza di contralto di Ehrlich e la magnifica pasta
dei sassofoni che intrecciano uno dei temi piu' conturbanti della musica nera moderna.
Julius Hemphill ha declinato il blues in molti modi: ne accennava lo scheletro
per divagare oniricamente, oppure lo enfatizzava in vista di quei vamp killer che
deliziavano in Dogon A.D. e Coon' Bidness; ma il blues struggente
di "Georgia" ci e' sempre sembrato l'espressione piu' piena, malinconica eppure
vitalissima, di Hemphill.
Questo acme si inserisce in un'antologia di perle che forma The Hard Blues,
restituzione parziale ma necessaria di un concerto tenuto a Lisbona (per "Jazz Em
Agosto") dal Julius Hemphill Sextet coordinato da Marty Ehrlich.
Dalla scomparsa del maestro (aprile 1995), Ehrlich ha sostituito Tim Berne
nella veste di erede dello spirito creativo di Hemphill, curando le poche
attivita' di questo Sextet, cercando anche di promuovere un'orchestra su quel
repertorio, in verita' con poca fortuna.
Purtroppo, la musica di Hemphill e' stata un po' dimenticata dal circuito
jazzistico, dunque queste imprese non fanno gola ne' ai discografici ne' ai promoter
festivalieri.
Chissa' che questo disco possa contribuire a riscoprire il talento assoluto dell'ex
componente del World Saxophone Quartet.
E' un disco che sintetizza le pagine gia' pubblicate nelle opere di studio.
L'esordio del gruppo e' nel 1991, due anni dopo l'uscita di Hemphill dal
WSQ, con Fat Man and the Hard Blues (Black Saint 120115-2), cui
segue nel '93 Five Chord Stud (Black Saint 120140-2).
Scomparso il maestro, Ehrlich da' seguito all'avventura riunendo il Sextet
nel '97 per registrare At Dr. King's Table (New World 80524-2).
Rispetto all'organico del tempo, si nota la presenza di Aaron Stewart che
rimpiazza James Carter e Gene Ghee, mentre i componenti originali
rimangono Ehrlich, White e Furnace (anch'egli scomparso qualche
mese dopo il concerto portoghese).
Il disegno compositivo di Hemphill confermava e approfondiva la linea mantenuta
all'interno del WSQ: una mistura di tradizioni gospel-blues e bop, dove
l'armonizzazione e' il tratto originale distintivo; un rapporto paritario tra scrittura e
improvvisazione, in cui i singoli si concentrano sul gioco di squadra, non rinunciando
all'esposizione individuale virtuosa.
La particolare vena di Hemphill puo' qui emergere senza ostacoli, mostrando una
fantasia rigogliosa.
I brani sono imbevuti di rhythm and blues molto fisico, che subito si tramuta in
sequenze di poetica astrazione.
Non vi e' frattura tra lirismo che rimanda alle radici e abbandono intellettuale
sofisticato.
In questo, come scriveva Francis Davis tempo fa, Hemphill condivide il
respiro che fu di Ellington e di Mingus.
I tredici numeri contenuti nel CD mantengono alta la temperatura, partendo con notevole
intensita' con "Otis's Groove" e "Opening", strutturando il programma con intelligenza
fino al culmine di "Rites", improvvisazione collettiva densa, ribollente.
Nella seconda parte, spiccano i riff di "Band Theme" e il gran finale di "The Hard
Blues", oltre che la gia' citata "Georgia Blue".
Tutti gli elementi sono al top del rendimento, ma certe intuizioni di Sam Furnace
e Alex Harding spiccano nell'insieme.
Valutazione: * * * *
Sito della Clean Feed:
www.cleanfeed-records.com
Elenco dei brani: Otis' Groove - 5:51
Opening - 3:42
Touchin' - 5:31
Three-Step - 4:31
Rites - 2:57
Revue - 4:28
Jiji Tune - 4:22
Fat Man - 6 :06
Band Theme - 3:48
Georgia Blue - 4:46
Mr.Critical - 4:34
Spiritual Chairs - 6:14
The Hard Blues - 9:12
Composizioni di Julius Hemphill
Musicisti:
Marty Ehrlich (sax alto, soprano, direzione musicale)
Sam Furnace (sax alto e soprano)
Aaron Stewart (sax tenore)
Alex Harding (sax baritono)
Andy Laster (sax alto)
Andrew White (sax tenore)