Emiliano Neri
Tra le recenti innovazioni tecniche in grado di generare nuove possibilità in ambito
musicale, la più promettente è rappresentata senza dubbio dalle possibilità di
manipolazione del suono in tempo reale offerte dal filtro dell'elettronica.
Vanno sotto questo nome oscuro tutta una serie di non ben definiti alambicchi
tecnologici in grado di elaborare o generare spontaneamente il suono. Il suono.
Perché la questione si riduce a questo: all'indeterminatezza delle possibilità di
generazione del suono in ogni suo aspetto: colore, spessore, intensità, combinazione. Il
processo cui va soggetto il suono se trattato elettronicamente abbatte ogni limite
fisico dello strumento acustico e ogni limite fisico dello strumentista umano; la bio-
logica che pervade l'esecuzione sullo strumento suonato si ritrae fin quasi a
scomparire di fronte alla tecno-logica che suona la macchina.
Al pari di ogni tecnica - intesa qui in senso molto lato - l'elettronica può
rappresentare una generosa risorsa; ma nel suo estendere indefinitamente le possibilità
del suono, richiede necessariamente una profonda riflessione su come condurre il suo
impiego, affinché non si avviti su se stessa finendo per non significare più nulla per
l'uomo che deve ascoltarla.
Evan Parker sa bene come ammaestrare la belva. La conosce e ci gioca da sempre.
Da quando Paul Lytton affiancò orpelli elettronici alle proprie percussioni
acustiche, agli inizi degli anni '70, Parker ha percorso tutta la china, da curioso e
irrefrenabile sperimentatore qual è; e dopo l'incontro con Walter Prati e
Marco Vecchi questo suo interesse si è cristallizzato in forma stabile nel
multiforme Electro-Acoustic Ensemble.
Nell'arco dei tre dischi prodotti da quest'organico per l'ECM è evidente il grado di
maturità della visione di Parker e il suo desiderio di avanzare continuamente in una
ricerca che non conosce soste o limiti. Ascoltate in sequenza, le tre opere tratteggiano
un graduale ma deciso spostamento d'asse dal polo acustico a quello elettronico.
Dall'incessante e coeso sciame di particelle sonore di cui consiste
Memory/Vision, raramente emergono note verosimilmente acustiche, e anche quando
le si può riconoscere come tali non è in 'modo acustico' che vengono impiegate.
Il tratto espressivo caratteristico di quest'ultima prova dell'Electro-Acoustic Ensemble
è difatti un diverso modo di pensare, concepire, organizzare e produrre il suono - e non
a caso diciamo suono e non musica. A prescindere dalla strumentazione, che
comunque continua ad affiancare strumenti acustici ed elettronici, quel che conta qui
non è la struttura compositiva o l'arrangiamento delle singole voci, bensì la forma
generata e il pensiero generante. Un pensiero eminentemente elettronico.
L'elaborazione elettronica del suono annulla qualsiasi contrapposizione tra suoni
acustici e non. Il risultato dell'operazione è una polverizzazione degli elementi
ultimi musicali in nugoli di bit dal medesimo significato, che trovano senso (o
non lo trovano) unicamente nella loro continua combinazione, scomposizione e
riallineamento. I singoli suoni generati vengono spogliati quasi interamente di
qualsivoglia attributo fisico riconoscibile: lo specifico timbro dello strumento che li
genera, l'altezza relativa a un'estensione vincolante, rapporti fissi tra gli stessi
singoli suoni. Ne consegue che l'esperienza uditiva si trova di fronte a campi
inesplorati, in cui un flusso sonoro continuo e cangiante sfida l'ascoltatore a
mettere in discussione le proprie categorie e i propri schemi mentali per affrontare un
gioco di cui sfuggono continuamente le regole. Privati di qualsiasi Memoria,
l'abbandono e l'ascolto ripetuto saranno in principio le uniche chiavi per accedere a
questa Visione.
Ci si trova qui di fronte alla pura essenza sonora: un ritorno alle origini che
rappresenta oggi un magnifico balzo in avanti nella concezione e nelle possibilità
dell'arte musicale.
Unico neo - non dell'opera, ma del prodotto - la decisione della produzione di
spezzare la continuità dell'esecuzione con un'indicizzazione in tracce a uso e
consumo del fruitore (pratica che purtroppo pare oggi imperante anche in ambito
cinematografico); segno del perdurare di un ascolto ancora (fortunatamente?) troppo
umano.
Valutazione: * * * *
Sito della ECM:
www.ecmrecords.com
Elenco dei brani:
Part 1
Part 2
Part 3
Part 4
Part 5
Part 6
Part 7
Musicisti:
Evan Parker (sax soprano; nastri; campionamenti)
Philipp Wachsmann (violino; elettronica)
Agustí Fernandez (pianoforte; pianoforte preparato)
Barry Guy (contrabbasso)
Paul Lytton (percussioni; elettronica)
Lawrence Casserley (elaborazione del segnale)
Joel Ryan (computer; elaborazione del suono)
Walter Prati (elettronica; elaborazione del suono)
Marco Vecchi (elettronica; elaborazione del suono)