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Novembre 2005

Giro del mondo prog


Mario Calvitti

Una delle principali caratteristiche della musica cosiddetta progressive e' quella di non essere legata a una particolare posizione geografica, nonostante si sia sviluppata prevalentemente in Europa tra la fine degli anni '60 e i primi '70. La diffusione in tutto il mondo e' stata rapida e capillare, nonostante i riscontri di vendite non certo entusiasmanti (salvo rarissime eccezioni). Eppure, questo genere ha fatto breccia nel cuore di moltissimi appassionati, conquistandosi un seguito assiduo e fedele, sia pure numericamente scarso, che ne ha sostenuto l'esistenza in maniera semiclandestina fino a oggi. In tutte le parti del mondo continuano a nascere gruppi musicali dediti specificamente a questo genere nelle sue varie sfaccettature, che si affiancano a quelli gia' in attivita' da diversi anni, catalizzando attorno a se' l'interesse dei fan.

Vediamo alcune delle proposte piu' recenti, provenienti da musicisti di differenti nazionalita', a riprova dell'universalita' ormai affermata di questo filone musicale. Tra le caratteristiche comuni, vanno ricordate l'assenza quasi totale di parti vocali (il prog rimane un genere essenzialmente strumentale, con rare eccezioni), e la poca enfasi data alle parti soliste, pur presenti numerose, secondarie rispetto al sound costruito sulla compattezza di tutto il gruppo.


I Birdsongs of the Mesozoic sono una delle formazioni storiche del rock progressivo americano, attivi fin dai primi anni '80, e legati da tempo alla Cuneiform, che prima di questo The Iridium Controversy aveva gia' pubblicato altri cinque album del gruppo (tra cui Petrophonics) inserendoli tra i propri artisti di punta. La matrice musicale, simile in questo al prog europeo, e' sempre quella di un rock da camera venato di richiami alla musica colta del primo Novecento; mancano invece gli spunti jazzistici presenti nella musica dei Muffins, loro compagni di scuderia. Il sound e' incentrato sulle tastiere di Erik Lindgren e Rick Scott, rinforzate in un paio di brani dal piano di Roger Miller, uno dei membri originali della formazione. I loro intricati intrecci costituiscono la base su cui si innestano la chitarra di Michael Bierylo con sax e flauto di Ken Field. Abbastanza stranamente, il quartetto base non comprende ne' basso (completamente assente), ne' batteria, affidata a ospiti e non presente in tutti i brani. Difficile definire la musica, che pur mostrando molte delle caratteristiche tipiche del rock progressivo riesce a mantenere una propria originalita' nelle complesse composizioni. Sicuramente l'opera piu' ambiziosa e riuscita del gruppo, felice sintesi di una maturazione portata avanti negli anni. Da segnalare anche la copertina di Roger Dean, autore di molte tra le piu' belle illustrazioni che adornavano gli album di rock progressivo inglese negli anni '70, anche se decisamente sacrificato nel formato ridotto del CD.


Nella complessa genealogia del rock progressivo, la corrente denominata RIO (da Rock In Opposition, un movimento sorto a meta' degli anni '70 che riuniva diversi gruppi e collettivi di musicisti europei uniti nell'impegno artistico e sociale) ha sempre mantenuto un ruolo importante. La principale caratteristica che li distingueva da altre correnti erano le composizioni e gli arrangiamenti fortemente influenzati dall'avanguardia colta del ventesimo secolo, il tutto innestato su una matrice marcatamente rock. Gli inconsueti impasti strumentali e sonori che ne risultavano, con strumenti elettrificati a fianco di oboe, fagotto e violoncello erano una grossa novita' nella scena musicale del periodo; tra i gruppi che piu' si sono distinti ricordiamo gli inglesi Henry Cow (forse i capostipiti assoluti del filone), e i belgi Art Zoyd e Univers Zero. A questa corrente si puo' ricollegare il debutto discografico, sempre in casa Cuneiform, di una band formata da musicisti israeliani, gli Ahvak, parola ebraica che significa 'polvere'. La formazione e' un sestetto, con chitarra, basso, batteria, tastiere, fiati (in particolare flauto) e computer. Il sound e' decisamente cupo, un rock da camera elettrificato che puo' ricordare le opere dei gruppi sopra citati, ma con una strumentazione piu' essenziale. Gli arrangiamenti sono elaborati, con i brani piu' lunghi che sono delle vere e proprie mini-suite, sviluppate con una certa originalita' pur nel rispetto delle convenzioni del genere. Il lavoro non delude, e rappresenta sicuramente un'aggiunta interessante al gia' ricco catalogo dell'etichetta.


Proseguiamo verso oriente per arrivare fino al Giappone. Nel paese del sol levante il prog e' da sempre molto seguito, e questo ha consentito di sostenere una intensa attivita' musicale da parte di molte band, poche delle quali hanno pero' varcato i confini nazionali in termini di successo. Ci provano ora i Machine and the Synergetic Nuts, con l'aiuto della Cuneiform che ne pubblica al di fuori del Giappone il loro secondo lavoro, questo Leap Second Neutral, e produrra' i prossimi. La formazione base e' un quartetto con tastiere, sassofono, basso e batteria, incrementato da una chitarra in quattro dei nove brani presenti. L'approccio musicale risulta piu' vicino all'altro grande filone del prog, quello "canterburyano", rappresentato da gruppi come Soft Machine, Hatfield & The North, National Health, e, piu' recentemente, da In Cahoots e Bash; il risultato e' un jazz-rock brillante, mai banale, centrato sulle tastiere, con ottimi inserimenti della chitarra quando presente, e sostenuto da una ritmica pulsante. Il loro merito maggiore e' quello di saper suonare sempre in scioltezza, senza far sentire il peso delle composizioni, che non sembrano mai gabbie per i solisti (come spesso accade), ma riescono a mantenere sempre il giusto equilibrio tra scrittura e improvvisazione nonostante il maggior peso della prima.


Da Univers Zero e Art Zoyd discendono direttamente i Finnegans Wake, belgi anch'essi, riprendendone in buona parte le atmosfere musicali. Nati come quartetto dall'incontro del tastierista e sassofonista Henry Krutzen con il bassista Alain Lemaitre, il tastierista Jean-Louis Aucremanne e il cantante e paroliere Richard Redcrossed, hanno all'attivo tre album prima di questo 4th (pubblicato dalla Carbon 7) che rappresenta sicuramente il loro progetto piu' ambizioso. Registrato in Brasile con l'apporto di numerosi musicisti locali tra cui il chitarrista Alexandre Moura-Barros, ora membro effettivo del gruppo in luogo di Aucremanne, presente solo in veste di ospite, l'album colpisce per la ricchezza strumentale, decisamente non comune. Ance, archi e ottoni si aggiungono al quartetto base nell'interpretazione delle complesse partiture dovute in buona parte alla penna di Krutzen spesso in coppia col nuovo arrivato Moura-Barros. Nei lunghi brani, quasi completamente strumentali ad eccezione di un paio, delicate melodie affidate a flauto, oboe o violino si alternano ad episodi decisamente piu' duri, sottolineati dalla chitarra elettrica e da una ritmica martellante, fino a sfiorare l'hard rock vero e proprio. Proprio la varieta' e l'abbondanza di situazioni musicali, sempre gestite con intelligenza e misura, sollevano il disco nettamente al di sopra della media del genere, pur non rimanendo del tutto immune ai difetti tipici (una certa rigidita' dovuta alla netta predominanza delle parti scritte sugli assoli, tendenza alla magniloquenza dei temi, riproposizione di luoghi comuni); ma i molti meriti ascrivibili al lavoro di Krutzen e compagni sono sicuramente in grado di compensare i pochi leggeri difetti.


Sito della Cuneiform Records:
www.cuneiformrecords.com

Sito dei Birdsongs of the Mesozoic:
www.birdsongsofthemesozoic. org

Sito della Carbon 7:
www.carbon-7.com

Sito di Henry Krutzen (e dei Finnegans Wake):
www.henrykrutzen.com




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