Francesca Odilia Bellino
Con gli album Hall Of Mirrors (1990) in collaborazione con Walter Prati e
Process and Reality (1990) in solo con multi-tracking, Evan Parker
apriva la sua personalissima mise-en-abime volta ad esplorare i confini, i nodi e
i nessi tra improvvisazione e real time sound processing. Gia' in quei due lavori
di inizio anni Novanta si ritrovano, infatti, sostanziali anticipazioni delle future
sperimentazioni sull'elettroacustica che torneranno nelle registrazioni per la
ECM. The Eleventh Hour non ha nulla di casuale dunque ed e' anzi
perfettamente in linea con quanto lo precede, rispettivamente Toward the Margins
(1997), Drawn Inward (1999) e Memory/Vision (2003).
Muovendo da un nocciolo ancora molto debitore verso le esperienze di improvvisazione
degli anni Ottanta - pensiamo in particolare ai piu' stretti collaboratori Barry
Guy, Paul Lytton e Philipp Wachsmann - negli anni Parker si e'
affrancato, dando origine ad un suo, originale e unico percorso di definizione
dell'elettroacustica. Nell'arco di un quindicennio di duro lavoro - come testimoniano le
numerose e sempre di altissimo livello registrazioni anche per la Psi ed
Emanem - ha creato uno spazio dove si trovano e combinano elettronica e acustica,
aperto piu' o meno esplicitamente alle indagini, ai percorsi e alle sensibilita' dei
collaboratori che gli si sono andati via via affiancando. Questo spazio, che si puo'
sostanzialmente identificare con l'odierno Electro-Acoustic Ensemble, si e'
definito attraverso modalita', forme e specificita' acustiche, in parte anche timbriche,
estremamente precise e per nulla aleatorie. L'elettronica non e' stato lo
strumento da affiancare, ne' in fondo e' stata oggetto di una incuriosita, quanto fine a
se stessa e forse sterile, sperimentazione. L'elettronica e' stata la possibilita' di
evolvere una ricerca sul suono, in questo caso con un ensemble. Su un terreno terzo,
quello messo in atto dall'Electro-Acoustic Ensemble, si e' giocata e aggiunta la vena
senza uguali del sassofonista inglese.
Il CD The Eleventh Hour presenta una formazione di undici elementi. Alla
formazione del precedente Memory/Vision si sono aggiunti Richard Barrett e
Paul Obermayer (campionature), membri della formazione FURT che da tempo
collabora con l'etichetta di Parker. Entrambi i brani del CD sono stati registrati a
Glasgow nel novembre del 2004 nel corso di un concerto-workshop "Free RadICCAls". Il
primo, Shadow Play, e' una registrazione dal vivo realizzata nell'arco della
settimana di lavoro: mentre Parker calibrava la sua nuova formazione (Adam Linson in
questa occasione sostituiva Guy al contrabbasso), definendo e aggiustando i nuovi pezzi,
ogni sera i membri dell'ensemble suonavano in differenti combinazioni. Lavorando cosi' a
lungo, in profondita' e in differenti combinazioni sul suono e sulle sue trasformazioni,
Lawrence Casserley, Walter Prati e Joel Ryan hanno aiutato Parker a creare un pezzo nel
quale incidere e lavorare in rilievo su quanto sentito. Shadow Paly e' quanto
il "sotto-ensemble" di improvvisazione ha prodotto.
La versione di The Eleventh Hour e' invece la prima performance live registrata il
6 novembre 2004. Il brano e' suddiviso in cinque parti per un totale di circa
cinquantacinque minuti di musica. La corporeita' nuova dell'ensemble - timori e tremori,
sovrapposizioni non sempre equilibratissime - e' evidente. Lo stesso sviluppo dei brani
non e' (volutamente) sempre razionale, ordinato, assoluto, e questo aspetto, a mio
avviso, riesce a dare una veste acustica ad un materiale fortemente, almeno per
quest'album, soggetto all'elettronica. Il sassofono di Parker si inserisce e si tira
fuori dalla materia musicale con una fluidita' a dir poco impressionante. Il vocabolario
del sassofonista e' ricchissimo di sfumature e in un improbabile semioscurita' che pare da
sfondo visuale all'opera si staglia come una bagliore nitido e lucente. Il flusso e la
tessitura delle cinque parti variano sensibilmente e continuamente. In questo il
background di improvvisazione emerge nettissimo. Ma allo stesso tempo sembra che la
materia sia gia' stata elaborata per come e' esposta e questo e' un tratto che molto ha da
insegnare l'elettronica. La registrazione e' in ogni caso straordinaria e c'e' da
augurarsi che in futuro Evan Parker dia conto di tutto il work in progress di quei
giorni. The Eleventh Hour e' senza dubbio un disco di eccezionale valore, chissa'
se punto d'arrivo o nuovo terreno di esplorazione e partenza...
Valutazione: * * * * * [con la sola pecca che mancano le note di copertina]
Sito della ECM:
www.ecmrecords.com
Elenco dei brani:
01. Shadow Play - 17:29
The Eleventh Hour
02. Part 1 - 12:52
03. Part 2 - 9:33
04. Part 3 - 12:02
05. Part 4 - 15:32
06. Part 5 - 5:28
Musicisti:
Evan Parker Electro-Acoustic Ensemble
Evan Parker (voce, sassofono soprano)
Lawrence Casserley (voce, percussioni)
Philipp Wachsmann (violino, elettronica)
Agusti Fernandez (piano, piano preparato)
Richard Barrett (tastiere, elettronica, sampler)
Adam Linson (contrabbasso)
Paul Lytton (percussioni, elettronica)
Paul Obermayer (elettronica, sampler)
Walter Prati (computer)
Joel Ryan (sampler)
Marco Vecchi (sound projection)