Valerio Prigiotti
E' tempo di riscoperte e restauri, con le nuove tecnologie a rendere presentabili reperti
audio di straordinario valore storico e artistico. La fortuna ogni tanto fornisce un po'
di aiuto e magari qualcuno della Uptown Records si trova in mano dei vecchi
acetati con tesori inattesi. Cosi' nasce Town Hall, New York City, June 22, 1945
del quintetto di Dizzy Gillespie e Charlie Parker, colti nel momento piu'
bello della loro ascesa e accompagnati da Al Haig, Curly Russell e Max
Roach. Del gruppo finora non esistevano testimonianze live relativa alla loro
attivita' sulla East Coast, a questo aggiungiamo che non si tratta dell'ennesima
registrazione di fortuna, dal suono spesso disastroso, ma della fonte originale, come
l'aveva raccolta lo sconosciuto tecnico della Town Hall. E', allo stato, la ripresa
piu' accurata e coinvolgente di un concerto di quel quintetto che stava offrendo al jazz
la musica del futuro.
Qualche parola sul contesto. Il concerto che ascoltiamo, del 22 giugno 1945, e' la replica
di uno del mese precedente. Furono organizzati entrambi dalla New Music Foundation,
societa' culturale il cui scopo era sostenere l'attivita' dei giovani jazzisti attivi a New
York. Il primo concerto era stato una vera scommessa, vinta grazie al sostegno di
Symphony Sid, il dj che per primo aveva amato il bebop, trasmettendo di continuo
le incisioni piu' recenti di Gillespie e Parker.
Se allarghiamo la nostra visuale notiamo che in quei giorni si stava per concludere la
battaglia di Okinawa, uno scontro brutale e selvaggio, con unita' americane
sottoposte a perdite del 75%, decine di migliaia di soldati e civili giapponesi morti per
sostenere una difesa fanatica dell'isola che costituiva il trampolino di lancio verso la
loro patria. Almeno 26.000 giapponesi furono sigillati nelle caverne che usavano per
lanciare assalti suicidi contro i marines. Un terzo della popolazione dell'isola fu
inghiottito dalla follia della guerra. Lo stress del combattimento causo' piu' di 26.000
perdite americane. Questi numeri portarono a previsioni spaventose sull'invasione del
Giappone e indussero Truman alla decisione tragica di usare l'atomica.
E' difficile dire quanto questo arrivasse a New York e influenzasse la musica dei bopper.
La sensazione e' che la loro vita notturna e asociale li portasse fuori da questo mondo di
orrore, ma i nuovi suoni non si possono spiegare senza pensare anche a una reazione
energica e vitalista alle notizie dal fronte, per quanto filtrate dalla censura.
Il volo bruciante di Bird, l'esplosione di gioia dietro ogni nota di Dizzy,
paiono aver piu' senso rileggendole in parallelo alla spaventosa caduta degli dei della
guerra, da Berlino e Hiroshima.
Torniamo alla musica. Parker era, come al solito, in ritardo e Bebop, manifesto
gillespiano del nuovo jazz, si apre con Don Byas a completare il quintetto. E' una
buona occasione per ri-ascoltare uno dei pochi bopper legati a Coleman Hawkins e
non a Lester Young. Gillespie brilla d'inventiva, tecnica e intelligenza armonica,
doti che ritroviamo nelle sue composizioni. In brani come A Night in Tunisia c'e
la sintesi delle sue molteplici esperienze: le big band swing, l'incontro con Parker, la
scoperta delle radici africane con la mediazione di Cuba. E' forse per questa
complessita', eguagliata solo da Monk, che la lezione di Gillespie resta in ombra,
rispetto a quella piu' immediata di Parker. Non e' un caso che gli unici brani non composti
da Dizzy siano il monkiano 52nd Street Theme e Hot House di Tadd
Dameron, altro esempio di compositore / arrangiatore bebop.
Bird arriva durante il solo del trombettista, il pubblico applaude e lui, come se nulla
fosse, si lancia in uno dei suoi voli piu' ricchi di pathos, genio e blues. Il programma
prosegue lungo il songbook gillespiano e vede l'ingresso di Sid Catlett, al
posto di Roach, in due brani. Catlett era uno dei pochi maestri della batteria swing in
grado di collaborare con i modernisti ed e' bello paragonare il suo stile, colorato
e pirotecnico, alla lucida e feroce determinazione del collega piu' giovane.
Tutto il concerto presenta musica immortale nella sua ora piu' bella e non c'e' un momento
che non valga l'ascolto piu' attento. Opera anche di Al Haig, maestro dimenticato del
piano, e di Curly Russell, fautore di un walking che ha tutta la carnalita' del
contrabbasso swing, portata in un mondo agile, cromatico, allusivo.
Il concerto proseguiva con un'esibizione di Erroll Garner, ma gli eredi ne hanno
impedito la pubblicazione.
Appare logico accompagnare a quest'eccezionale scoperta la riedizione nella collana
Jazz Reference del famoso concerto alla Massey Hall di Toronto, che
vide assieme, il 15 maggio 1953, Bird, Dizzy, Bud Powell, Charles
Mingus e Max Roach. Tutti vecchi amici, escluso Mingus, che fatico' un poco ad
apprendere il repertorio, ma trasferi' nell'esibizione quell'energia che i suoi colleghi
rischiavano di trascurare. Litigo' con Parker che era in condizioni pietose e suonava un
sax di plastica dopo aver dato il suo in pegno. Dovette tener d'occhio Dizzy, che appena
poteva correva dietro il palco per seguire l'incontro di boxe fra Rocky Marciano e
Jersey Joe Walcott. Non doveva neanche essere facile aver a che fare con Powell,
ma Mingus tenne duro, con la sua cavata possente e feroce, e assieme a Roach forni' la
base ritmica ed emotiva di un'esibizione strepitosa, il vero canto del cigno del duo che
incarna tutta la rivoluzione del jazz moderno.
Il Quintetto esegue sette classici dal repetorio dei club di Harlem, con
Perdido a rivelare l'amore dei bopper per Ellington e il tocco latino
portato da Juan Tizol. A meta' serata ascoltiamo il trio guidato da Bud
Powell che si muove su cinque standard e un brano del pianista, Sure Thing.
Molto si e' detto sulla musica di quella serata, partita sotto pessimi auspici in una sala
semivuota, registrata dal solito Mingus che stava per distruggere dalla rabbia i nastri,
poi li aveva manipolati arrivando, con perfezionismo maniacale, a reincidere alcune linee
di basso. Ai lettori il piacere di ascoltare il restauro proposto dalla Dreyfus,
che elimina le manomissioni mingusiane e propone un suono nitido, bilanciato e di grande
impatto. Consigliamo di farlo seguire al concerto della Town Hall, per recepire
l'evoluzione nel solismo di Parker e Gillespie, nel loro fraseggio e suono. Per ammirare
Bud Powell negli assolo come nel comping che, sotto il tema di All the Things
You Are, diventa un vero controcanto per block chords. Assistere alla crescita
di Roach e al suo incontro con Mingus.
In poche parole, godere di quanto di bello puo' offrire la storia del Novecento.
Valutazione:
Town Hall, New York City, June 22, 1945: * * * * *
The Quintet of the Year: * * * * *
Dreyfuss Jazz:
www.dreyfusrecords.com
Elenco dei brani:
Town Hall, New York City, June 22, 1945:
01. Intro - 1:20
02. Bebop (Dizzy Gillespie) - 7:03
03. A Night in Tunisia (DG; Frank Paparelli) - 7:23
04. Groovin' High (DG) - 6:54
05. Salt Peanuts (DG; Kenny Clarke) - 7:02
06. Hot House (Tadd Dameron) - 6:38
07. Fifty Second Street Theme (Thelonious Monk) - 2:14
The Quintet of the Year:
01. Perdido (Tizo; Dake; Lengsfelder) - 8:16
02. Salt Peanuts (Gillespie; Clarke) - 7:36
03. All the Things You Are (Kern; Hammerstein III) - 7:36
04. 52nd Street Theme (Monk) - 0:36
05. Cherokee (Noble) - 4:53
06. Embraceable You (G. & I. Gershwin) - 4:22
07. Hallelujah! (Youmans; Robin; Grey) - 3:57
08. Sure Thing (Powell) - 2:10
09. Lullaby of Birdland (Shearing; Weiss) - 2:32
10. I've Got You Under My Skin (Porter) - 3:00
11. Wee (Best) - 6:46
12. Hot House (Dameron) - 9:09
13. A Night in Tunisia (Gillespie; Paparelli) - 7:32
Musicisti:
Town Hall, New York City, June 22, 1945:
Dizzy Gillespie (tromba)
Charlie Parker (sax contralto)
Don Byas (sax tenore)
Al Haig (pianoforte)
Maz Roach; Sidney Catlett (batteria)
Symphony Sid Torin (presentatore)
The Quintet of the Year:
Dizzy Gillespie (tromba)
Charlie Parker (sax contralto)
Bud Powell (pianoforte)
Charles Mingus (contrabbasso)
Max Roach (batteria)