Enrico Bettinello
A chi si chiede - e sono davvero in tanti - se di fronte alle innumerevoli direzioni che
la musica afroamericana ha preso, con accelerazione sempre maggiore, negli ultimi anni,
abbia ancora un senso parlare di "jazz", si può tranquillamente rispondere tenendo la
bocca chiusa: basta accendere un impianto stereo, inserire Raining on the Moon nel
lettore CD, fare silenzio, alzare il volume e ascoltare per nemmeno cinquanta minuti.
La risposta è qui, più efficace di mille parole, davvero disarmante nella sua lucidità,
intensamente legata alle radici più intense dell'espressività nera e della spiritualità
umana, capace di esprimere con struggente controtendenza concetti e aspirazioni che così
facilmente potrebbero cadere nel risibile, girare a vuoto della retorica, mettendo [se mai
ce ne fosse stato bisogno] in definitiva crisi le certezze di chi ritiene che lo spirito
del vero "jazz" stia ingabbiato nell'ennesimo standard tema-soli-tema, così come di chi
vede per questa musica un futuro solo nelle plaghe brumose di sonorità e intenzioni
lontane geograficamente e dal cuore.
Al centro di tutto, con il suo suono devastante e la poesia proiettata attraverso le
nuvole dello spirito, c'è il contrabbassista William Parker: continuiamo a
narrarne le gesta con toni entusiastici, è vero, ma davvero è impossibile rimanere
indifferenti davanti a dischi come O'Neal's Porch [per leggerne la recensione
clicca qui],
Raincoat in the River [per leggerne la recensione
clicca qui] e
quest'ultimo, meraviglioso Raining on the Moon, in cui al quartetto si aggiunge la voce
di Leena Conquest.
Gli unici episodi senza la cantante sono l'iniziale "Hunk Pappa Blues" e la
ballad "Old Tears", ma il lavoro è principalmente legato alla vocalità e alla
possibilità per Parker - che è anche poeta - di dare ai propri testi una dimensione di
vasta accessibilità e di coinvolgimento: la lunga title-track è un commovente
ritratto di un mondo alla rovescia, con i nativi americani che governano l'America, la
ricchezza distribuita, un ritorno alla vita delle vittime di linciaggio per perdonare, un
riff che sale vorticoso con modalità che riescono a fondere un tono predicatorio
con le dinamiche variabili della conversazione intima.
William Parker e Hamid Drake alla batteria si ritagliano definitivamente un posto
di primissimo piano nella storia delle coppie ritmiche, Louis Barnes alla tromba e
Rob Brown al contralto sanno trovare canali fecondi sia durante i momenti solistici
che nelle frequenti frasi all'unisono, la voce di Leena Conquest si ricollega ai toni
profondi e spruzzati di blues di Abbey Lincoln [e un po' tutto il lavoro richiama
alla mente le pagine più impegnate e efficaci di Max Roach], compare anche il
suono del donso ngoni, strumento africano simile alla kora nella
freschissima "Music Song" e nell'omonimo "Donso Ngoni", echi di danze caraibiche
accarezzano la "Watermelon Song" [si ascolti cosa fa Drake in questo brano], "James
Baldwin to the Rescue" è contrabbasso che vola a trovare la linea tra il groove e
il canto.
Un disco assolutamente da avere [e onore al merito alla Thirsty Ear che
ultimamente non sta sbagliando un colpo!], di grande accessibilità anche per coloro i
quali magari fino ad ora avevano avuto qualche difficoltà ad accostarsi al mondo di
William Parker, un disco in cui entrare per ore e ore, spogliandosi di pregiudizi,
tensioni, qualunquismo, dimenticando la televisione e la banalità della parola cui ci ha
abituati, lasciandosi cullare dalle parole, riflettendo sulla musica, riaccendendo il
proprio ritmo interiore, nutrendo coscienza e conoscenza… un grandissimo disco di jazz!
Valutazione: * * * * *
Sito di William Parker:
www.williamparkermusic.com
Sito della Thirsty Ear:
www.thirstyear.com
Elenco dei brani:
01. Hunk Pappa Blues
02. Song of Hope
03. Old Tears
04. Raining on the Moon
05. Music Song
06. The Watermelon Song
07. James Baldwin to the Rescue
08. Donso Ngoni
Musicisti:
William Parker (contrabbasso)
Rob Brown (sax alto e flauto)
Louis Barnes (tromba)
Hamid Drake (batteria)
Leena Conquest (voce)