Paolo Curtabbi
Nato nel 1966 a New Haven, nel Connecticut, Ben Allison si è formato al fianco di
artisti assai diversi, dal suonatore di oud Ara Dinkjian al sassofonista Lee
Konitz, è apparso in oltre venticinque dischi e ha scritto musica per il cinema, la
TV e la radio. Prolifico compositore, ha ricevuto commissioni dal National Endowment for
the Arts e molte altre organizzazioni oltre ad essere egli stesso fondatore nel 1992, con
il fido Frank Kimbrough, del J.C.C. (Jazz Composers Collective)
un'associazione no-profit che tramite l'organizzazione di eventi promuove le idee di
musicisti che intendono esplorare le potenzialità della nuova musica newyorchese.
Chi ha letto l'intervista rilasciata da Ben Allison a Ed Hazell (per
leggere l'intervista clicca
qui) si sarà fatta un'idea abbastanza
precisa della versatilità e soprattutto dello spirito avventuroso che lo pervade e che
anima la sua musica.
Affrancatosi ben presto dalla maniacale attitudine virtuosistica
tipica di alcuni jazzisti americani, i cosiddetti "young lions", ha preferito modellare
la sua musica con un approccio coscienziosamente motivato dalla volontà di trasmettere in
primo luogo emozioni forti e disparate, attraverso forme talvolta anche complesse nella
loro struttura ma che alla fine risultano semplici e immediate arrivando direttamente
allo scopo. Grande interesse da parte degli ascoltatori ed un ruolo di primo piano sulla
scena newyorkese per il contrabbassista, ricoperto di premi dalla rivista Down Beat.
Estro ed ispirazione non gli fanno certo difetto. Dopo il successo ottenuto col quintetto
Medicine Wheel, Allison si prepara a mietere nuovi riconoscimenti con il suo nuovo
progetto (il quinto) dal nome Peace Pipe, già al vertice della classifica
d'ascolto radiofonico nelle università americane.
Rimasti al loro posto il sassofonista
Michael Blake (ricordate i Lounge Lizards?) il pianista Frank Kimbrough e il
batterista Michael Sarin, la prima novità è la sostituzione del trombettista
Ron Horton con il noto virtuoso di kora (strumento popolare africano che suona
come un mix tra un'arpa e un sitar) Mamadou Diabate che permea di sapori etnici
tutto il disco.
Diabate proviene da una famiglia di griot Mandinga e benché si sia formato alla scuola
della musica tradizionale è musicista molto aperto all'interazione con elementi della
musica moderna provenienti per lo più dall'emisfero occidentale (nel suo recente album
Tunga, suona con un bassista elettrico ed un altro di chiara formazione jazzistica
come Ira Coleman). Ma questo non ci autorizza a parlare di world music o di ethno
jazz nel caso di Peace Pipe.
Infatti, nell'iniziale "Third Rail", l'interplay tra la kora e il violoncello di Tomas
Ulrich, primo ospite del quartetto, è un magnifico esempio dell'attitudine di Allison
ad utilizzare strumenti inusuali per creare nuove sonorità nel jazz. Perché questo è un
disco di jazz. Tra gli ispiratori di "Third Train" non c'è solo la metropolitana di New
York (Ben suona il suo contrabbasso con una tessera del Metrò) ma pure il grande Duke
Ellington, che ritroviamo anche dietro le quinte in "Realization", brano arioso,
dall'impronta orchestrale, con gli ineffabili riff dei fiati e un delicatissimo assolo
del leader.
Alla stessa maniera di un suo illustre collega del passato, Charles Mingus,
l'assorbimento di influenze esterne, di matrice folk, sono testimoniate da "Going Back"
composizione di Neil Young (musicista che Allison ha sempre ammirato per la sua
capacità di scrivere canzoni dal carattere forte a mezzo di melodie molto semplici) qui
trasformata in una meditativa jazz ballad. Ma non è finita: la title track "Peace Pipe"
subisce l'influenza della musica Giamaicana, ripresa anche nell'evidente incedere reggae
di "Dakan" scritta da Diabate, la cui kora evoca il destino a cui è votato ogni
Jeli, nella tradizione Maliana il musicista che tramanda nel tempo la voce degli
antenati.
Armonicamente rilassata ma con un groove dolce e solleticante, la musica è ricca di
atmosfere in continua trasformazione. Dal funk di "Disposable Genius" (sigla dello show
radiofonico "On the Media") che da un'iniziale respiro orchestrale partorisce un delicato
assolo di kora improvvisamente rotto da un ruggente assolo del tenorista Peter
Apfelbaum, secondo ospite del disco, alla perfetta "Music is Music", splendida
miniatura completamente improvvisata dal duo Diabate/Allison. Se si pensa che a questi
brani seguono la già citata "Realization" e il conclusivo "Mantra", brano già registrato
nel precedente album Third Eye, qui però rielaborata a partire da un intenso
lavoro percussivo di Sarin, si avrà la conferma dello sviluppo organico della musica di
Allison che riesce ad andare ben oltre il classico schema tema-solo-tema.
Si guardi alla perfetta tessitura di "Slap Happy" nel quale il ritmo imposto
dall'approccio slappato agli strumenti, subisce ulteriori spinte in avanti dal fine
ricamo pianistico di Kimbrough che rilancia la melodia alla kora, entrambi sotto il volo
radente e spiegato del sax di Blake, che si muove sempre con ineffabile grazia. Musica
emotiva, sincera, che rifiuta l'enfasi e il colpo ad effetto, che non vuole impressionare
ma si insinua lentamente nelle orecchie ascolto dopo ascolto.
Ora che il CD è di più facile reperibilità grazie alla ristampa da parte de Il Manifesto, sicuramente
il novero dei fan di Allison si allargherà.
Valutazione: * * * * *
Sito di Ben Allison:
www.benallison.com
Sito della Palmetto Records
www.palmetto-records.com
Elenco dei brani:
01. Third Train - 4:44
02. Slap Happy - 8:05
03. Peace Pipe - 6:19
04. Dakan - 6:27
05. Goin' Back - 4:46
06. Disposable Genius - 4:39
07. Music is Music - 2:53
08. Realization - 5:59
09. Mantra - 6:53
Tutte le composizioni sono di Ben Allison ad eccezione di "Dakan" (Mamadou Diabate)
e "Going Back" (Neil Young).
Musicisti:
Ben Allison (contrabbasso)
Mamadou Diabate (Kora)
Michael Blake (sassofono tenore e soprano; clarinetto basso)
Frank Kimbrough (pianoforte, piano preparato, wurlitzer)
Michael Sarin (batteria e percussioni)
Peter Apfelbaum (sassofono tenore in 1,6,8)
Tomas Ulrich (violoncello in 1 & 6)