Enrico Bettinello
Giunto alla quarta prova a proprio nome - ma continuando a supportare la musica di altri
colleghi come Greg Osby - il pianista Jason Moran si è sentito pronto per
affrontare la sempre ardita sfida del piano solo, un banco di prova non solo perché è
specchio fedele della maturità tecnica e espressiva di un musicista, ma soprattutto
perché dare significato a un intero disco, senza che si ponga come recital o, dall'altra
parte, come libera improvvisazione [legata quindi indissolubilmente al momento della
creazione] è un compito tutt'altro che facile.
Modernistic sorprende e riesce nell'intento, tanto da farci comodamente affermare che
era da parecchio che non si ascoltava un disco del genere [e chi è già andato con
l'occhio alle "famigerate" stelle troverà un voto che raramente esce nelle mie
recensioni], non solo per la bellezza della musica, ma anche perché riesce a portare la
tradizione della musica afroamericana a un livello di rinnovata creatività e con una
grande forza comunicativa, insomma quello che si possono permettere solo i grandi del
jazz.
Allievo di Jaki Byard, Moran fonde nel suo pianismo le componenti più diverse, con
una particolare attenzione alle visioni oblique di Thelonious Monk, di un
Andrew Hill o di un Muhal Richard Abrams, affondando le mani anche
nella più lontana tradizione dello stride [di cui d'altronde lo stesso Byard era
maestro]: l'apertura del disco è infatti dedicata a "You've Got to Be Modernistic" di
J.P. Johnson, straordinario esempio di fusione di stili e tecniche a cesellare un
gioiello senza tempo.
La scelta di "Body and Soul" è poi ancor più spiazzante: Moran rilegge la ballad
da una prospettiva interna e un po' laterale, iterando frammenti dell'armonia e
disponendo il tema in controluce con un risultato antiretorico e intriso di lirismo. Ma
non è finita qui: il terzo brano porta la firma di Afrika Bambataa e non c'è nulla
di cui stupirsi, dato che il mondo dell'hip-hop è da sempre presente nell'universo
musicale di Moran e viene reso con una serie di sovraincisioni che affidano il ruolo
ritmico al pianoforte preparato e su cui l'improvvisazione fluisce secondo coordinate di
libertà screziate da alcuni loop registrati al contrario.
È questo uno dei momenti più intensi e particolari del disco, che il pianista sottolinea
anche con un breve poscritto in cui riassume alcune idee sopra allo spunto ritmico [questa
volta affidato alla sinistra], ma ritroveremo alcuni azzeccatissimi artifici timbrici sia
in "Gangsterism on a Lunchtable", con le corde preparate che diventano percussione
sottile, che in "Moran Tonk Circa 1935", eseguita volutamente su un pianoforte verticale
a ricreare le sonorità dell'epoca, con un suono sporco e privo di armonici che era ben
più frequente di quello degli Steinway da concerto!
La riflessione solitaria non può prescindere anche da momenti introspettivi, come
in "Passion" o nella rilettura di "Auf einer burg" di Robert Schumann, a
ricongiungere la tradizione romantica europea con i momenti più melodici del pianismo
jazz contemporaneo, ma anche la conclusiva "Gentle Shifts South", dal tema malinconico e
cadenzato che evoca il viaggio dei genitori di Moran verso Huston in cerca di lavoro…
…un movimento lento e continuo, che porta con sv i semi delle idee e il rispetto
dell'identità collettiva e personale, vero emblema della musica di Jason Moran, che si
rivela probabilmente una delle voci più lucide e stimolanti del jazz contemporaneo, tanto
più che incidendo per una major il suo messaggio potrà davvero raggiungere molti e
non potrà che essere un messaggio di crescita per il jazz, forse quel messaggio che in
tanti continuano a travisare.
Meraviglioso.
Valutazione: * * * * *
Sito di Jason Moran:
www.jasonmoran.com
Sito della Blue Note Records:
www.bluenote.com
Intervista a Jason Moran
Elenco dei brani:
01. You've Got to Be Modernistic - 5:48
02. Body and Soul - 3:47
03. Planet Rock - 5:43
04. Planet Rock Postscript - 2:04
05. Time Into Space Into Time - 3:17
06. Gangsterism on Irons - 3:34
07. Moran Tonk Circa 1935 - 4:16
08. Passion - 3:30
09. Gangsterism on a Lunchtable - 2:46
10. Auf Einer Burg/In a Fortress - 4:19
11. Gentle Shifts South - 3:31
Musicisti:
Jason Moran (pianoforte e minipiano)