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Amongst the People - Live at the House of Tribes
Wynton Marsalis (Blue Note - USA - 2005 - distr. EMI Italia)

Angelo Leonardi

E' noto che, per Wynton Marsalis, il jazz e' soprattutto swing, blues, timbri e forme "tradizionali". Secondo molti, il trombettista fa rientrare nel concetto di tradizione tutto cio' che va dalle origini all'hard-bop, escludendo il free jazz e le avanguardie successive ma anche l'idea di una musica in continuo rinnovamento.

Semplificando, per Wynton il jazz ha raggiunto un corpus di stilemi classici che vanno preservati e valorizzati, reinterpretandoli in modo impeccabile, in una logica concertistica. Come sappiamo e'¨ una posizione "ideologica" fortemente criticata nella comunita' jazzistica, che l'accusa di neo-classicismo, se non di peggio.

Ascoltando questo disco, inciso dal vivo in un piccolo locale del Lower East Side di New York, i motivi dello scontro appaiono molto sfumati. Al posto delle impeccabili e descrittive opere d'ampio respiro che tanto piacciono a Marsalis (e al suo mentore Stanley Crouch) abbiamo infatti sei travolgenti brani che ci riportano agli anni della sua militanza coi Jazz Messengers di Art Blakey.

Stavolta la strepitosa tecnica strumentale non fa cadere Wynton nella rigidita' formale ma si lega a quella doti di estro e passione che - bisogna ammetterlo - il trombettista ha dimostrato spesso d'avere. Di fronte a un pubblico di cinquanta persone, la musica decolla con le tinte forti, il clima intenso e la passionalita' di una blowin' session degli anni cinquanta, con protagonisti come Lee Morgan o Booker Little.

Sare' una coincidenza, ma il recente passaggio alla Blue Note (come ha dimostrato Unforgivable Blackness) da' finalmente spazio agli aspetti esuberanti dell'arte di Wynton, con buona pace per le costruzioni formali e l'eccessiva rispettabilita'.

L'album va dritto al cuore degli appassionati aprendo con l'infuocata versione di "Green Chimneys" di Thelonious Monk. Marsalis scopre immediatamente le carte con un ruvido e strabiliante assolo, ricco di tensione ed esuberante comunicativa. Il pubblico interviene continuamente incoraggiando e sostenendo sia il suo intervento che i successivi (molto belli) di Wes Anderson al contralto ed Eric Lewis al piano.

La musica prosegue con l'intensa versione di "Just Friends", dove c'e' spazio anche per interventi di basso e batteria, e l'intima ballad "You Don't Know What Love Is", con la stessa sequenza d'assoli del primo brano.

Di grande impatto e' l'esplosiva versione di "Donna Lee" dove la superlativa tecnica ma anche la generosita' di Wynton rifulgono al massimo. La partecipazione del pubblico si fa consistente nel variopinto "What Is This Thing Called Love" e si conclude con il caldo abbraccio alla tradizione di New Orleans offerto dall'esecuzione di "2nd Line" di Paul Barbarin.

Prodotto da Delfeayo, Amongst the People e' un album festoso, sincero, traboccante di feeling e vigore, che celebra i valori piu' autentici della tradizione afro-americana e riconciliera' (almeno in parte) la figura di Wynton presso molti suoi critici.

Valutazione: * * * * 1/2

Sito di Wynton Marsalis:
www.wyntonmarsalis.com

Elenco dei brani:
01. Green Chimneys (Monk) - 15:49
02. Just Friends (Klenner - Lewis) - 17:48
03. You Don't Know What Love Is (De Paul - Raye) - 12:13
04. Donna Lee (Parker) - 6:47
05. What Is This Thing Called Love (Porter) - 10:27
06. 2nd Line (Barbarin) - 3:55



Musicisti:
Wynton Marsalis (tromba)
Wessell Anderson (sax contralto)
Eric Lewis (pianoforte)
Carlos Henriquez (contrabbasso)
Kengo Nakamura (contrabbasso)
Joe Farnsworth (batteria)
Robert Ruecker (batteria)
Orlando Rodriguez (percussioni)



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