Maurizio Comandini
Elton Dean ha attraversato con grande stile la musica
britannica degli ultimi quarant'anni. Il tutto partì con i primi timidi tentativi di
rhythm and blues europeo con i Bluesology di Long John Baldry, dove il suo
nome di battesimo (Elton) servì come spunto, assieme a quello del leader del
gruppo, John, per il giovanissimo pianista Reg Dwight alla ricerca di un
efficace nome d'arte (e non si può dire che la scelta non sia stata azzeccata, almeno dal
punto di vista del ritorno economico...). Poi Dean si spostò sempre più verso il
jazz e ottenne grande visibilità dapprima con il gruppo di Keith Tippett e poi
soprattutto con i Soft Machine colti nel loro momento più esaltante, fra la fine
degli anni sessanta e gli inizi del decennio successivo.
Proprio dalla fine di questa esperienza nascono i Just Us, diretti
dallo stesso Elton Dean, una formazione dalle grandissime potenzialità che si
scontrò con l'indifferenza di discografici ormai orientati a spingere soprattutto il
jazz-rock e il progressive barocco di altri gruppi contemporanei. Il gruppo si sciolse
abbastanza presto e dalle sue ceneri uscirono due band che vedevano sempre il saxonista
come leader: da una parte il suo quartetto, gruppo di impronta solida col quale Elton
Dean portò avanti la sua vena più coltraniana, dall'altra la formazione allargata
denominata Ninesense che servì invece da veicolo per le escursioni in territori
più vicini allo spirito della Brotherhood of Breath di Chris McGregor e
anche, perché no, come estensione della esperienza del sestetto di Keith Tippett,
un gruppo che avrebbe meritato decisamente miglior fortuna.
I Ninesense hanno lasciato, come testimonianza discografica, solo due album, e
quindi la pubblicazione, da parte della Hux Records, di queste
eccellenti registrazioni realizzate per la BBC, ci offre prezioso
materiale che va ad integrare il poco che già era noto. Per di più i primi quattro brani,
registrati a metà maggio del 1975, vedono la formazione agli inizi, ben prima della
registrazione del primo album, Oh for the Edge. E vedono presente il trombettista sudafricano
Mongezi Feza, vera dinamo propulsiva di questo come di tanti altri gruppi. prematuramente scomparso qualche
mese dopo. Questa è quindi
l'unica registrazione pubblicata dei Ninesense con la formazione originale. A dire
il vero anche nella sezione tromboni troviamo un'anomalia rispetto alla line-up che
poi si è consolidata succesivamente: Paul Nieman è presente al posto di Nick
Evans. Ma in questo caso si tratta solo di una sostituzione temporanea in attesa di
avere la disponibilità dell'ottimo Evans, che già era stato con Elton Dean
in vari gruppi, a cominciare da quello di Keith Tippett.
Gli ultimi due brani sono invece stati registrati a marzo del 1978, verso la fine
dell'avventura di questo gruppo, parecchio tempo dopo la registrazione del secondo album,
Happy Daze. Il risultato è quello di avere una visione temporale molto allargata
dell'esperienza Ninesense, una visione che ci fa comprendere molto meglio i legami
che questa avventura aveva, soprattutto con il gruppo di Chris McGregor e con il
sestetto di Tippett.
La musica sembra fare perno sul pianismo scintillante di Keith Tippett, che trova
un modo perfetto per accompagnare i solisti, muovendosi per grumi di arpeggi, accordi
spezzati e dispiegati per frammenti, ma rimanendo allo stesso tempo il punto di
riferimento essenziale per la ritmica, su temi che poi ritroveremo nei dischi in studio
(seppure con titoli leggermente modificati), presi però con arrangiamenti molto più
coinvolgenti, solari e contagiosi, a volte quasi caraibici (vedi ad esempio "Bidet
Bebop"). I musicisti sembrano tutti in gran forma e si spendono con grande generosità
anche nel lavoro di sezione, così come succedeva impeccabilmente nella
Brotherhhod.
I primi quattro brani (quelli del '75), sono più divertenti, con temi che avrebbero potuto
addirittura diventare degli hit, se l'industria discografica avesse preso una piega
diversa. Emerge la verve di Mongezi Feza, funambolico con la sua pocket trumpet,
eccitante con la sua altalenante energia ritmica, di chiara origine africana. Gli assoli
sono tutti scoppiettanti di energia, come chicchi di granoturco che si fanno popcorn
sotto ai nostri occhi e per la gioia delle nostre orecchie. La sezione ritmica è una vera
meraviglia: Harry Miller e Louis Moholo non avevano davvero rivali in quel
periodo e sanno spingere e colorare, fornendo allo stesso tempo la spina dorsale sulla
quale tutti gli altri, a cominciare da un Tippett in gran vena, costruiscono
visioni piene di fascino che trasferiscono immediatamente agli ascoltatori.
Gli ultimi due brani (quelli del 1978) sono più in direzione free, con gli spazi dei
solisti che si dilatano e il bellissimo tema "Seven for Me" (che nel disco in studio
Happy Daze, del luglio 1977, si chiamava "Seven for Lee") che si arrampica in
cielo e riappare in infinite elaborazioni a volte un po' dolenti, a volte speziate di
fragrante stupore. Elton Dean è presente sia col sax alto che col saxello e le sue
tipiche frasi a spirale scorazzano in abbondanza per tutto l'album, sempre misteriose e
immaginifiche, sprazzi celestiali che possono aprire scenari incantati di infuocata
bellezza. E non possiamo non citare le robuste escursioni di un Alan Skidmore in
evidente stato di grazia, le graffianti slabbrature dei trombonisti (Malfatti e
Evans dialogano stupendamente in "Nicra", un titolo che era anche il nome che i
due avevano usato per un loro progetto/album e che chiaramente deriva dalle iniziali dei
loro due nomi). E le sortite avventurose della squillante cornetta e del brumoso tenor
horn di Marc Charig, la leggerezza imperturbabile di Harry Beckett, che
aveva preso il posto dello scomparso Feza.
Un album imperdibile, pieno di speranze che purtroppo non si sono realizzate, ma degno di
grandissima attenzione. Pieno di musica orgogliosa, matura, accorata, pieno di energie
che non dovevano andare sprecate in un mondo che non ha saputo prendere la piega giusta.
Una musica che ancora oggi suona splendidamente e riscalda i nostri cuori.
Valutazione: * * * * ½
La discografia di Elton Dean:
members.chello.nl/a.rotshuizen/ed-main.html
Sito della Hux Records:
www.huxrecords.com
Elenco dei brani:
01. Dancin' (Elton Dean) - 6:17
02. Soothing (Elton Dean) - 8:47
03. Sweet Francesca (Elton Dean) - 6:12
04. Bidet Bebop (Elton Dean) - 6:41
05. Nicra (Elton Dean) - 15:59
06. Seven For Me (Elton Dean) - 10:35
Musicisti:
Elton Dean (sax alto; saxello)
Mongezi Feza (primi 4 titoli) Harry Beckett (ultimi 2 titoli) Marc Charig (tromba,
cornetta, tenor horn)
Alan Skidmore (sax tenore)
Radu Malfatti, Paul Nieman (primi quattro titoli) Nick Evans (ultimi 2 titoli)(trombone)
Keith Tippett (piano)
Henry Miller (basso acustico)
Louis Moholo (batteria)