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Live at the BBC
Elton Dean's Ninesense (Hux Records - GB - 2003)

Maurizio Comandini

Elton Dean ha attraversato con grande stile la musica britannica degli ultimi quarant'anni. Il tutto partì con i primi timidi tentativi di rhythm and blues europeo con i Bluesology di Long John Baldry, dove il suo nome di battesimo (Elton) servì come spunto, assieme a quello del leader del gruppo, John, per il giovanissimo pianista Reg Dwight alla ricerca di un efficace nome d'arte (e non si può dire che la scelta non sia stata azzeccata, almeno dal punto di vista del ritorno economico...). Poi Dean si spostò sempre più verso il jazz e ottenne grande visibilità dapprima con il gruppo di Keith Tippett e poi soprattutto con i Soft Machine colti nel loro momento più esaltante, fra la fine degli anni sessanta e gli inizi del decennio successivo.

Proprio dalla fine di questa esperienza nascono i Just Us, diretti dallo stesso Elton Dean, una formazione dalle grandissime potenzialità che si scontrò con l'indifferenza di discografici ormai orientati a spingere soprattutto il jazz-rock e il progressive barocco di altri gruppi contemporanei. Il gruppo si sciolse abbastanza presto e dalle sue ceneri uscirono due band che vedevano sempre il saxonista come leader: da una parte il suo quartetto, gruppo di impronta solida col quale Elton Dean portò avanti la sua vena più coltraniana, dall'altra la formazione allargata denominata Ninesense che servì invece da veicolo per le escursioni in territori più vicini allo spirito della Brotherhood of Breath di Chris McGregor e anche, perché no, come estensione della esperienza del sestetto di Keith Tippett, un gruppo che avrebbe meritato decisamente miglior fortuna.

I Ninesense hanno lasciato, come testimonianza discografica, solo due album, e quindi la pubblicazione, da parte della Hux Records, di queste eccellenti registrazioni realizzate per la BBC, ci offre prezioso materiale che va ad integrare il poco che già era noto. Per di più i primi quattro brani, registrati a metà maggio del 1975, vedono la formazione agli inizi, ben prima della registrazione del primo album, Oh for the Edge. E vedono presente il trombettista sudafricano Mongezi Feza, vera dinamo propulsiva di questo come di tanti altri gruppi. prematuramente scomparso qualche mese dopo. Questa è quindi l'unica registrazione pubblicata dei Ninesense con la formazione originale. A dire il vero anche nella sezione tromboni troviamo un'anomalia rispetto alla line-up che poi si è consolidata succesivamente: Paul Nieman è presente al posto di Nick Evans. Ma in questo caso si tratta solo di una sostituzione temporanea in attesa di avere la disponibilità dell'ottimo Evans, che già era stato con Elton Dean in vari gruppi, a cominciare da quello di Keith Tippett.

Gli ultimi due brani sono invece stati registrati a marzo del 1978, verso la fine dell'avventura di questo gruppo, parecchio tempo dopo la registrazione del secondo album, Happy Daze. Il risultato è quello di avere una visione temporale molto allargata dell'esperienza Ninesense, una visione che ci fa comprendere molto meglio i legami che questa avventura aveva, soprattutto con il gruppo di Chris McGregor e con il sestetto di Tippett.

La musica sembra fare perno sul pianismo scintillante di Keith Tippett, che trova un modo perfetto per accompagnare i solisti, muovendosi per grumi di arpeggi, accordi spezzati e dispiegati per frammenti, ma rimanendo allo stesso tempo il punto di riferimento essenziale per la ritmica, su temi che poi ritroveremo nei dischi in studio (seppure con titoli leggermente modificati), presi però con arrangiamenti molto più coinvolgenti, solari e contagiosi, a volte quasi caraibici (vedi ad esempio "Bidet Bebop"). I musicisti sembrano tutti in gran forma e si spendono con grande generosità anche nel lavoro di sezione, così come succedeva impeccabilmente nella Brotherhhod.

I primi quattro brani (quelli del '75), sono più divertenti, con temi che avrebbero potuto addirittura diventare degli hit, se l'industria discografica avesse preso una piega diversa. Emerge la verve di Mongezi Feza, funambolico con la sua pocket trumpet, eccitante con la sua altalenante energia ritmica, di chiara origine africana. Gli assoli sono tutti scoppiettanti di energia, come chicchi di granoturco che si fanno popcorn sotto ai nostri occhi e per la gioia delle nostre orecchie. La sezione ritmica è una vera meraviglia: Harry Miller e Louis Moholo non avevano davvero rivali in quel periodo e sanno spingere e colorare, fornendo allo stesso tempo la spina dorsale sulla quale tutti gli altri, a cominciare da un Tippett in gran vena, costruiscono visioni piene di fascino che trasferiscono immediatamente agli ascoltatori.

Gli ultimi due brani (quelli del 1978) sono più in direzione free, con gli spazi dei solisti che si dilatano e il bellissimo tema "Seven for Me" (che nel disco in studio Happy Daze, del luglio 1977, si chiamava "Seven for Lee") che si arrampica in cielo e riappare in infinite elaborazioni a volte un po' dolenti, a volte speziate di fragrante stupore. Elton Dean è presente sia col sax alto che col saxello e le sue tipiche frasi a spirale scorazzano in abbondanza per tutto l'album, sempre misteriose e immaginifiche, sprazzi celestiali che possono aprire scenari incantati di infuocata bellezza. E non possiamo non citare le robuste escursioni di un Alan Skidmore in evidente stato di grazia, le graffianti slabbrature dei trombonisti (Malfatti e Evans dialogano stupendamente in "Nicra", un titolo che era anche il nome che i due avevano usato per un loro progetto/album e che chiaramente deriva dalle iniziali dei loro due nomi). E le sortite avventurose della squillante cornetta e del brumoso tenor horn di Marc Charig, la leggerezza imperturbabile di Harry Beckett, che aveva preso il posto dello scomparso Feza.

Un album imperdibile, pieno di speranze che purtroppo non si sono realizzate, ma degno di grandissima attenzione. Pieno di musica orgogliosa, matura, accorata, pieno di energie che non dovevano andare sprecate in un mondo che non ha saputo prendere la piega giusta. Una musica che ancora oggi suona splendidamente e riscalda i nostri cuori.

Valutazione: * * * * ½

La discografia di Elton Dean:
members.chello.nl/a.rotshuizen/ed-main.html
Sito della Hux Records:
www.huxrecords.com

Elenco dei brani:
01. Dancin' (Elton Dean) - 6:17
02. Soothing (Elton Dean) - 8:47
03. Sweet Francesca (Elton Dean) - 6:12
04. Bidet Bebop (Elton Dean) - 6:41
05. Nicra (Elton Dean) - 15:59
06. Seven For Me (Elton Dean) - 10:35

Musicisti:
Elton Dean (sax alto; saxello)
Mongezi Feza (primi 4 titoli) Harry Beckett (ultimi 2 titoli) Marc Charig (tromba, cornetta, tenor horn)
Alan Skidmore (sax tenore)
Radu Malfatti, Paul Nieman (primi quattro titoli) Nick Evans (ultimi 2 titoli)(trombone)
Keith Tippett (piano)
Henry Miller (basso acustico)
Louis Moholo (batteria)




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