Angelo Leonardi
Il Chicago Tentet di Peter Brötzmann è un organico
in cui confluiscono generazioni, sensibilità e stili diversi,
anche se il comune denominatore è rappresentato dall'avanguardia
storica e dai suoi sviluppi statunitensi ed europei.
A grandi linee, i referenti più vicini possiamo trovarli nelle
formazioni di Sun Ra, Roscoe Mitchell, Cecil Taylor, Henry
Threadgill e William Parker. Non tanto per somiglianze stilistiche ma per la
capacità del Tentet di fondere chiare strutture formali con la
libera improvvisazione. Il gruppo è infatti ampiamente originale
e si caratterizza tra le proposte più innovative e coinvolgenti
degli ultimi anni.
La forza espressiva di Peter Brötzmann si coniuga con la sensibilità
etnica del percussionista Hamid Drake. Accanto a loro operano
"veterani" del post-free come Kent Kessler, Mars Williams, Michael
Zerang, Joe McPhee e "nuovi" artisti d'avanguardia come Mats
Gustafsson, Ken Vandermark, Jeb Bishop e Fred Lonberg-Holm.
Dopo alcuni tour americani ed europei (l'anno scorso erano a Saalfelden e Mulhouse,
quest'anno sono giunti anche in Italia, a Verona Jazz) la formazione
presenta questi due nuovi capitoli discografici [dopo i due primi album, anch'essi pubblicati dalla Okka Disk,
The Chicago Octet/Tentet del 1998 e Stone/Water del 2000 - per leggerne la recensione
clicca qui], Broken English e
Short Visit To Nowhere.
Registrati entrambi negli Airwave Studios di Chicago il 3 e 4 luglio
2000, i compact ci presentano un ritratto smagliante della formazione
(al Tentet si aggiungono il trombettista Roy Campbell e il bassista
William Parker). I brani durano in genere tra i quindici e i
venticinque minuti, (con una punta di oltre quaranta) e si
caratterizzano per l'accumulo di echi e suggestioni diverse,
nella sostanziale fedeltà alle coordinate d'avanguardia.
Il possente sound collettivo, il suo vibrante impatto,
rappresentano il tratto distintivo della formazione ma non c'è
solo questo: il grande estro e la libertà creativa si legano a
un lucido controllo formale, che fa convivere collettivi free
con ritmi swinganti, ritualismi etnici e ricerca astratta,
slanci visionari e temi cantabili.
Short Visit to Nowhere si apre con il multiforme e suggestivo
"Hold That Thought" di Mars Williams, che dopo la solenne
introduzione iniziale assume un volto solare (echi orientali,
orchestrazioni evansiane) per poi contorcersi in collettivi
free ed inglobare episodi di astratto di camerismo.
Molto interessante è anche il visionario ed ossessivo
"Short Visit to Nowhere", scritto da Brötzmann ed eseguito
con la superlativa presenza solista del violoncellista Lonbergh-Holm.
L'altro disco, Broken English è costituito dalla lunghissima
"Stonewater" - composizione in precedenza pubblicata, nella versione live, nell'omonimo disco - impregnato di colori mediorientali (anche per
gli apporti vocali di Drake) e dalla title-track di Ken
Vandermark, caratterizzata dalla magistrale forza di collettivi
ed assoli. Energy Music di straordinario impatto: il paragone
con il miglior free degli anni sessanta non è affatto improprio.
Valutazioni:
Short Visit to Nowhere: * * * * *
Broken English: * * * * *
Sito della Okka Disk:
www.okkadisk.com
Elenco dei brani:
Short Visit To Nowhere
01. Hold That Thought (Mars Williams) - 17:29
02. Ellington (Mats Gustafsson) - 13:09
03. Short Visit To Nowhere (Peter Brötzmann) - 25:05
04. Lightbox (Fred Lonberg-Holm) - 15:19
Broken English
01. Stonewater (Peter Brötzmann) - 42:48
02. Broken English (Ken Vandermark) - 20:09
Musicisti:
Peter Brötzmann (sax tenore, clarinetto)
Roy Campbell (tromba, flicorno)
Joe McPheee (tromba, trombone)
Jeb Bishop (trombone)
Mars Williams (sax contralto)
Ken Vandermark (sax tenore, clarinetto)
Mats Gustafsson (sax tenore, sax baritono)
Fred Lonberg-Holm (violino, violoncello)
Kent Kessler (contrabbasso)
William Parker (contrabbasso, percussioni)
Michael Zerang (batteria)
Hamid Drake (batteria, percussioni, voce)