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Broken English / Short Visit to Nowhere
Peter Brötzmann Chicago Tentet Plus Two (Okka Disk - USA - 2002)

Angelo Leonardi

Il Chicago Tentet di Peter Brötzmann è un organico in cui confluiscono generazioni, sensibilità e stili diversi, anche se il comune denominatore è rappresentato dall'avanguardia storica e dai suoi sviluppi statunitensi ed europei.

A grandi linee, i referenti più vicini possiamo trovarli nelle formazioni di Sun Ra, Roscoe Mitchell, Cecil Taylor, Henry Threadgill e William Parker. Non tanto per somiglianze stilistiche ma per la capacità del Tentet di fondere chiare strutture formali con la libera improvvisazione. Il gruppo è infatti ampiamente originale e si caratterizza tra le proposte più innovative e coinvolgenti degli ultimi anni.

La forza espressiva di Peter Brötzmann si coniuga con la sensibilità etnica del percussionista Hamid Drake. Accanto a loro operano "veterani" del post-free come Kent Kessler, Mars Williams, Michael Zerang, Joe McPhee e "nuovi" artisti d'avanguardia come Mats Gustafsson, Ken Vandermark, Jeb Bishop e Fred Lonberg-Holm.
Dopo alcuni tour americani ed europei (l'anno scorso erano a Saalfelden e Mulhouse, quest'anno sono giunti anche in Italia, a Verona Jazz) la formazione presenta questi due nuovi capitoli discografici [dopo i due primi album, anch'essi pubblicati dalla Okka Disk, The Chicago Octet/Tentet del 1998 e Stone/Water del 2000 - per leggerne la recensione clicca qui], Broken English e Short Visit To Nowhere.
Registrati entrambi negli Airwave Studios di Chicago il 3 e 4 luglio 2000, i compact ci presentano un ritratto smagliante della formazione (al Tentet si aggiungono il trombettista Roy Campbell e il bassista William Parker). I brani durano in genere tra i quindici e i venticinque minuti, (con una punta di oltre quaranta) e si caratterizzano per l'accumulo di echi e suggestioni diverse, nella sostanziale fedeltà alle coordinate d'avanguardia.

Il possente sound collettivo, il suo vibrante impatto, rappresentano il tratto distintivo della formazione ma non c'è solo questo: il grande estro e la libertà creativa si legano a un lucido controllo formale, che fa convivere collettivi free con ritmi swinganti, ritualismi etnici e ricerca astratta, slanci visionari e temi cantabili.

Short Visit to Nowhere si apre con il multiforme e suggestivo "Hold That Thought" di Mars Williams, che dopo la solenne introduzione iniziale assume un volto solare (echi orientali, orchestrazioni evansiane) per poi contorcersi in collettivi free ed inglobare episodi di astratto di camerismo. Molto interessante è anche il visionario ed ossessivo "Short Visit to Nowhere", scritto da Brötzmann ed eseguito con la superlativa presenza solista del violoncellista Lonbergh-Holm.

L'altro disco, Broken English è costituito dalla lunghissima "Stonewater" - composizione in precedenza pubblicata, nella versione live, nell'omonimo disco - impregnato di colori mediorientali (anche per gli apporti vocali di Drake) e dalla title-track di Ken Vandermark, caratterizzata dalla magistrale forza di collettivi ed assoli. Energy Music di straordinario impatto: il paragone con il miglior free degli anni sessanta non è affatto improprio.

Valutazioni:
Short Visit to Nowhere: * * * * *
Broken English: * * * * *

Sito della Okka Disk:
www.okkadisk.com

Elenco dei brani:
Short Visit To Nowhere
01. Hold That Thought (Mars Williams) - 17:29
02. Ellington (Mats Gustafsson) - 13:09
03. Short Visit To Nowhere (Peter Brötzmann) - 25:05
04. Lightbox (Fred Lonberg-Holm) - 15:19

Broken English
01. Stonewater (Peter Brötzmann) - 42:48
02. Broken English (Ken Vandermark) - 20:09

Musicisti:
Peter Brötzmann (sax tenore, clarinetto)
Roy Campbell (tromba, flicorno)
Joe McPheee (tromba, trombone)
Jeb Bishop (trombone)
Mars Williams (sax contralto)
Ken Vandermark (sax tenore, clarinetto)
Mats Gustafsson (sax tenore, sax baritono)
Fred Lonberg-Holm (violino, violoncello)
Kent Kessler (contrabbasso)
William Parker (contrabbasso, percussioni)
Michael Zerang (batteria)
Hamid Drake (batteria, percussioni, voce)





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