Andrea Bruno
L'angoscia dell'influenza, teorizzata in campo letterario dal critico americano
Harold Bloom, sembra pesare insopportabilmente su moltissima, recente produzione
jazzistica. Il fardello di un secolo di densissimi sviluppi musicali pare gravare sulle
spalle di molti musicisti, sia quando vogliono distaccarsi dalla Tradizione, sia quando
vogliono rendervi omaggio. Tutte, o quasi, le strade sembrano essere state percorse,
comprese le deviazioni e le scorciatoie. Ed è allora un profluvio di citazioni, rimandi e
riproposizioni, nonché di consci rifiuti e iconoclastiche negazioni, in un gioco
metalinguistico affascinante, ma a volte insostenibilmente pesante.
The Future of the Past, quarta opera dell'Orchestra guidata dalla pianista
giapponese Satoko Fuji, pare svincolarsi da tale angoscia, risultando alle nostre
orecchie straordinariamente leggero, vivo e nitido quanto un ideogramma tracciato
su di un foglio vergine da un maestro shodo.
Ciò non significa che la musica di questo CD ignori il Passato; la storia del jazz,
oltre alla composizione classica e alla tradizione musicale del suo paese, costituiscono
le solide fondamenta dello stile di Satoko Fuji.
Ma il Passato è più una base di partenza per una proposta fortemente proiettata verso il
futuro che una necessaria ma ingombrante zavorra.
In questo lavoro la bandleader nipponica ha riunito attorno a sé un gruppo di
musicisti assai compatto, rappresentativo della scena
downtown newyorchese. L'organico prevede una leggera predominanza degli ottoni
sulle ance, donando al suono d'insieme un carattere squillante e netto.
Un virtuosistico soliloquio del basso elettrico di Stomu Takeishi introduce il
primo, stupendo tema dell'album. "Pakonya" è una vivace, leggiadra melodia disegnata dai
fiati, che già al primo ascolto rimane indelebilmente impressa nella memoria. Dopo la sua
esposizione, secondo un procedimento ricorrente in tutto il CD, le singole voci
solistiche sono lasciate libere di improvvisare, a turno, nel silenzio e nel vuoto,
coinvolgendo piano piano l'intero ensemble. Tra gli interventi più convincenti vi
è quello di Robertson, che stupisce per il suo approccio eterodosso eppure sempre
musicale, nonché i due concisi ed antilirici bozzetti, sorta di haiku musicali,
del trombettista Natsuki Tamura (marito della Fuji) e (presumibilmente) del
sax tenore di Tony Malaby. Nel finale il tema viene riproposto, leggermente
screziato, fissandosi definitivamente nella mente di chi ascolta. Irresistibile.
Con il brano successivo, "Tatsu Take", di Namura, si cambia decisamente clima:
trattasi di una composizione spezzata, nervosa, condotta su di un insistente ritmo
rock in battere. Eppure, anche in questo episodio più concitato, i contorni
rimangono straordinariamente definiti e chiari, la narrazione limpida e trasparente.
Il nitore della concezione orchestrale ritorna anche in "Incompleted", aperta da un
pacato, aereo dialogo tra due ance. Il tema, dall'incedere malinconico e desolato, cresce
lentamente d'intensità, prima interrompendosi per far spazio a concentrati assoli di
trombone e baritono, e poi, una volta ripreso e portato allo zenit, spezzandosi
bruscamente e definitivamente, tra borbotti e miagolii, vero e proprio coitus
interruptus musicale.
L'attacco della traccia finale, la lunga "The Future of the Past/Straw Dance" è quanto
mai perentorio e maestoso. Dense, drammatiche pennellate costituiscono lo sfondo per
tirate esplorazioni fiatistiche, che si evolvono in un sottotema ritmicamente pregnante,
di chiara ascendenza zorniana . In questo brano fa capolino per la prima ed
un'unica volta nel corso del disco il pianoforte della Fuji, impegnato in un
duetto con il basso di Takeishi. Radi accenni e un fraseggio coloristico fanno
pensare più all'ermetismo di Paul Bley che all'irruenza di Cecil Taylor,
spesso citato come suo maestro. C'è ancora spazio per alcuni interventi solistici, tra
cui uno stravolto e dadaista di Robertson, prima di giungere al termine del CD, in
un caos polifonico che si ricompatta per un'ultima esposizione tematica.
Se siete alla ricerca di un ascolto fresco, lontano da schemi precostituiti e da
stantii cliche, avvicinatevi a questo The Future of the Past. Satoko
Fuji è in grado di dare forma alle proprie idee compositive, fondendo impatto
collettivo con impulso individuale, in una maniera che vi lascerà stupiti.
Valutazione: * * * *
Una pagina web dedicata a Satoko Fujii:
www2s.biglobe.ne.jp/~Libra
Sito della Enja Records:
www.enjarecords.com
Elenco dei brani:
01. Pakonya - 17:05 (Satoko Fujii )
02. Tatsu Take - 5:18 (Natsuki Tamura)
03. Incompleted - 13:01 (Satoko Fujii )
04. The Future of the Past/Straw Dance - 25:01 (Satoko Fujii )
Musicisti:
Oscar Noriega (sassofono contralto)
Briggan Krauss (sassofono contralto)
Ellery Eskelin (sassofono tenore)
Tony Malaby (sassofono tenore)
Andy Laster (sassofono baritono)
Natsuki Tamura (tromba)
Herb Robertson (tromba)
Steven Bernstein (tromba)
Laurie Frink (tromba)
Curtis Hasselbrink (trombone)
Joey Shellers (trombone)
Joe Fiedler (trombone)
Satoko Fujii (piano)
Stomu Takeishi (basso)
Aaron Alexander (batteria)