Andrea Bruno
Negli ultimi anni alcune tra le menti migliori del panorama jazzistico
statunitense stanno mettendo al centro del loro lavoro, pių o meno programmaticamente, il
rapporto tra jazz e le tendenze pių avanzate del rock e della
musica elettronica. Ovviamente č una qeustione assai complessa, affrontato, da artisti
differenti come Matthew Shipp, Dave Douglas, David Binney, Uri
Caine, Jim Black, con premesse e fini estetici diversi, ma tuttavia con la
volontā di aggiornare i termini di un rapporto che non puō e non puō fermarsi alle
ardite e profetiche escursioni davisiane tra i '60 e i '70, ma che deve evolversi
seguendo le linee di sviluppo che musica afro-americana e rock (inteso
nell'accezione pių ampia possibile) stanno seguendo oggi.
Questa lunga premessa ha lo scopo d'introdurre l'esordio discografico di Jay
Roulston, pubblicato dalla neonata Conduit Records, un'opera nella
quale si percepiscono vivi e palpitanti gli stimoli provenienti da un appetito musicale
onnivoro, saziato dal noise rock come dalle produzioni ECM, da Richard
James (aka Aphex Twin) come dal voodoo di Miles, dai
Radiohead come da certa avanguardia radicale. Questo eclettico, ma ben dosato,
mix č il punto di partenza per un progetto in cui l'intesa fra i musicisti
contribuisce alla definizione di una poetica personale e fresca, ed in cui la prassi
improvvisativa e jazzistica rimane comunque centrale.
La tromba del leader colpisce per il suo lirismo: a tratti apollineo e rarefatto,
quasi dixoniano, soprattutto quando fa ricorso a manipolazioni del suono, spesso
incline ad un canto aperto e malinconico, che ci ricorda l'Enrico Rava pių
creativo, quello della metā anni '70 per intenderci. Come il trombettista triestino,
anche Roulston sceglie di lavorare con un chitarrista come partner
privilegiato, nello specifico Beck Henderer-Peņa (fondatore dell'etichetta di Seattle),
un vero "sabotatore" sonoro, che
fa largo uso di effetti, delay e riverberi, che servono ad espandere la
palette sonora, assicurando nel contempo una cangiante e caleidoscopica base
armonica. Il basso elettrico di Geoff Harper e la batteria di Byron Vannoy
forniscono una base ritmica ora pulsante ed ipnotica, ora mossa e frastagliata,
sempre pronti ad assecondare le virate dei due solisti.
L'intero album č piuttosto omogeneo a livello di atmosfere, pervase da un impalpabile
spleen (forse influenzato dal clima piovoso di Seattle, la cittā in cui
opera il quartetto), anche se le strategie compositive ed improvvisative sono quanto mai
variegate. Si passa infatti da un brano come l'iniziale "Cobra Command", nel quale su di
uno scuro, magnetico, riff di basso e sulle spezzate scansioni breakbeat
della batteria si spandono gli abbaglianti grumi cromatici di tromba e chitarra, ad una
vera e propria "canzone" in forma di ballad come "Drift", dominata dal sicuro
approccio melodico di Roulston.
Alcuni brevi intermezzi, scoppiettanti o spacey, incorniciano i brani pių lunghi,
in cui i quattro hanno modo di esplorare a fondo strutture e colori: "For Tom", in cui
un'estatica e struggente intro lascia presto spazio ad un incalzante ritmo funk
rock; "Trilogy", che colpisce per la varietā di climi esplorati, ora corroborati
dalla "grattugia" di Henderer-Peņa, ora sublimati dalla trasognata, acida poesia
del leader; "Four Point Landing", pių diretta ed estroversa, in cui il quartetto
fa brillare le proprie doti di interplay; ed infine la meditativa "Cycles of
Life", nella quale, sulle schegge elettriche del chitarrista, si posano le stranianti,
lontane note della tromba.
Vorremmo sbagliarci, ma difficilmente Monkey Mind Control attirerā l'attenzione
della maggior parte degli addetti ai lavori. La sua natura ibrida e la produzione
indipendente rischiano di farlo passare inascoltato. Concedetegli una chance,
perché rappresenta uno degli esordi pių interessanti degli ultimi tempi.
Valutazione: * * * *
Sito della Conduit Records:
www.conduitrecords.com
Elenco dei brani:
01. Cobra Command (Harper/Henderer-Peņa/Roulston/Vannoy) - 5:36
02. Four Point Landing (Roulston) - 8:15
03. Cycles of Life (Roulston) - 7:48
04. Drift (Roulston) - 6:01
05. Moth(u)S (Harper/Henderer-Peņa/Roulston/Vannoy) - 1:19
06. I'm Gonna Get My Keys (Harper/Henderer-Peņa/Roulston/Vannoy) - 0:58
07. For Tom (Roulston) - 10:28
08. Big Spaceship, Sharpening Coins (Harper/Henderer-Peņa/Roulston/Vannoy) - 3:24
09. Apparition (Harper/Henderer-Peņa/Roulston/Vannoy) - 2:52
10. Trilogy (Roulston) - 5:36
11. Trilogy, Pts. 2-3 (Roulston) - 8:52
Musicisti:
Jay Roulston (tromba)
Beck Henderer-Peņa (chitarra)
Geoff Harper (basso elettrico)
Byron Vannoy (batteria)