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Valerio Prigiotti
parafrasi: libera rielaborazione di un testo musicale preesistente. Praticata
fin dal medioevo in varie forme [...], fu particolarmente in voga fra i virtuosi-
compositori dell'Ottocento (Liszt, Thalberg, Rubinstein, Tausig, Sarasate e altri), come
brano prevalentemente strumentale, di carattere brillante e tecnicamente ardito,
rielaborante quasi sempre motivi operistici.
Citiamo l'Enciclopedia della Musica Garzanti del 1996, perché ci permette di
approfondire alcuni elementi del lavoro pianistico di Franco D'Andrea, culminato
negli otto CD della serie Solo, registrati per Philology nell'aprile del
2001. Dei primi quattro CD abbiamo già avuto modo di parlare e rimandiamo il lettore a
quella recensione [per leggerla
clicca qui] per un panorama che oggi
vogliamo ampliare con alcune osservazioni, che
completano la nostra breve ricognizione di un lavoro monumentale.
La parafrasi pianistica si riversa nel jazz in varie forme e trova uno dei suoi
migliori eredi in Art Tatum. Il suo lavoro sugli standard era più vicino all'opera
di Liszt su un'aria di Verdi, che al tipico variare per chorus,
imposto da Louis Armstrong alla fine degli anni Venti. Tatum stravolgeva
l'armonia, modulava e divagava, ricostruiva e proseguiva lungo percorsi che oscillavano
fra il brillante e il concettoso.
Critica e appassionati tradizionali hanno spesso denunciato quella che, secondo loro era
la sua scarsa "jazzisticità", ma pagavano la poca cultura di chi non ha almeno intuito la
ricchezza del panorama musicale americano precedente e contemporaneo al jazz. Qui ci
limitiamo a dire che la parafrasi su arie d'opera non era affatto sconosciuta a New
Orleans, dove da Louis Moreau Gottschalk passò a Jelly Roll Morton.
Nell'ascoltare i quattro dischi che concludono la serie in assolo di D'Andrea, queste
idee sono affiorate perché il suo modo di elaborare i brani scelti è del tutto in linea
con quanto fatto da Tatum. Questo vuol dire che il giro tema-soli-tema è solo uno dei
tanti metodi che il pianista italiano usa per rivoltare da cima a fondo un repertorio
vastissimo e personalizzarlo con uno stile che è radicato nel profondo della tradizione
afro-americana, tanto da impedire qualunque ipotesi di eccessiva diluizione.
Un rischio che si poteva mettere in conto leggendo i titoli dei due CD della serie, poi
rivelatisi più interessanti: «Valzer, opera, Natale» e «Napoli».
Prima dell'ascolto non potevamo fare a meno di pensare ai tanti, infruttuosi tentativi di
creare un songbook italiano, pescando da cantautori e classici d'ogni genere.
Dopo l'ascolto si faticherà a trovare elementi kitsch nel Libiamo da La
Traviata o nell'Habanera di Bizet. Altrettanto possiamo dire per
canzoni del repertorio classico napoletano come Reginella. Più in generale, la
melodia partenopea è depurata di ogni elemento retorico e le elaborazioni non soffocano
mai l'originaria cantabilità.
La fantasia ritmica e armonica di D'Andrea sembra in grado di affrontare ogni ambito
stilistico e di trovare una mediazione fra le fonti che impiega e la tradizione jazz, il
tutto assecondato da una tecnica pianistica tanto consistente, quanto poco votata alla
ricerca dell'applauso facile.
Gli altri due CD - «Duke» e «Classic Jazz» - sorprendono di meno, ma
convincono allo stesso modo. D'Andrea è in grado di assorbire elementi anche consistenti
dello stile di Ellington, senza mai perdere la propria individualità. La ricchezza
armonica e timbrica del Duca e la presenza costante di uno swing vivido, figlio dello
stride di Harlem, sono elementi che pongono una sfida, vinta al punto da
farci mettere questo songbook sopra quelli dedicati a Phil Woods e Gato
Barbieri (terzo e quarto CD della serie).
Con «Classic Jazz» si chiude il cerchio aperto da «Standards», anche se
nell'ottavo volume si punta l'attenzione sul repertorio degli anni Venti, un materiale
difficile e da pochi ben manovrato. Fra questi pochi D'Andrea ce lo mettiamo senza
problemi, perché parliamo di uno dei rarissimi casi di jazzista italiano che ha ascoltato
tutto il jazz, dai precursori ragtime sino alle avanguardie degli ultimi anni. Così C
Jam Blues into Muskrat Ramble diventa un corposo manifesto estetico, con molti dei
trucchi preferiti di D'Andrea bene in vista, fra i quali possiamo evidenziare il robusto
ostinato ritmico che caratterizza il primo brano e fornisce la base di lunghe e ardite
improvvisazioni. Netto il contrasto timbrico con Muskrat Ramble, che si proietta
nel futuro, eseguito in modo da porne in evidenza la compatibilità con i temi bebop, e
armonizzato, in tessitura alta, con sottile e dissonante gusto polifonico.
Non facciamo parte dei molti che trovano brillante l'attuale situazione del jazz in Italia,
anzi... ma ogni tanto un'eccezione si può fare, come nel caso degli otto CD della
serie «Solo» di Franco D'Andrea.
Valutazione:
«Duke»: * * * * *
«Valzer, opera, Natale»: * * * * *
«Napoli»: * * * * *
«Classic Jazz»: * * * * *
Sito di Franco D'Andrea:
www.francodandrea.com/index.html
Sito della Philology Jazz Records:
www.philologyjazz.it
Elenco dei brani:
«Duke»:
01. Take the "A" Train into Perdido - 7:52
02. I Got It Bad and That Ain't Good into It Don't Mean a Thing if It Ain't Got
That Swing into I'm Beginning To See the Light - 10:39
03. Caravan - 8:42
04. In a Sentimental Mood into Just Squeeze into Sophisticated Lady - 14:26
05. The Mooche - 7:40
06. Prelude to a Kiss - 7:18
07. Satin Doll - 3:27
08. Solitude - 6:35
«Valzer, opera, Natale»:
01. Oh Dü Fröliche - 6:58
02. An der Schönen, Blauen Donau - 7:52
03. Un bel dì vedremo into Libiamo - 12:53
04. Zitti zitti, non destatelo - 6:00
05. Wienerwald into What Is This Thing Called Love - 15:37
06. Habanera - 9:55
07. Oh Tannenbaum - 5:27
08. Stille Nacht - 7:47
«Napoli»:
01. Voce 'e notte - 8:16
02. Munasterio 'e Santa Chiara - 6:28
03. Funiculi' funicula' - 7:59
04. O' Sole mio - 7:12
05. Reginella - 8:16
06. Anema e core - 13:13
07. Resta cu'mme - 9:22
«Classic Jazz»:
01. C Jam Blues into Muskrat Ramble - 21:41
02. Black and Blue into Do You Know What It Means To Miss New Orleans into
Struttin' Some Barbecue - 9:42
03. I've Found a New Baby - 8:21
04. Charleston into Way Down Yonder New Orleans into Basin Street Blues -
11:59
05. Savoy Blues into Twelfth Street Rag - 10:42
Musicisti:
Franco D'Andrea (pianoforte)
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