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Liberté surveillée
Daniel Humair (Sketch Records - Francia - 2001)

Lorenzo Leport

Per quanto nel jazz non sia possibile parlare di "scuole nazionali" come si fa per la musica accademica del XIX secolo, con la conseguente individuazione di colori comuni nelle opere di musicisti operanti nella stessa regione, non si può tuttavia evitare di riconoscere un approccio e un colore tipico che accomuna numerosi jazzisti francesi. Non solo: questa identità appare estremamente interessante e delineata all'interno del panorama jazzistico di oggi.

Lasciando da parte l'opera, sicuramente valida ma più tradizionalista, di artisti come Richard Galliano o Bireli Lagrene, è il gruppo che comprende musicisti quali Michel Portal, Louis Sclavis e Daniel Humair ad offrire i migliori spunti creativi e l'ultima fatica del batterista svizzero (ma francese d'adozione) Daniel Humair e del suo trio, in cui figurano Marc Ducret alla chitarra e lo splendido contrabbassista Bruno Chevillon, rappresenta un'occasione aurea per confermare questo assunto. Si tratta di un album doppio, frutto di tre giorni di registrazione/esibizione dal vivo al Centre Culturel Suisse di Parigi; otto brani complessivi, per un totale di circa 110 minuti di musica.
C'è anche un ospite di riguardo, il sassofonista newyorkese Ellery Eskelin che si è inserito pienamente nello spirito del gruppo. Il titolo Liberté Surveilée è emblematico perché ben riassume il contenuto musicale e i tratti principali di cui sopra: l'abbandono dei musicisti, sia durante gli assolo sia nell'accompagnamento, sembra essere regolato esclusivamente da quello che suggerisce l'ascolto reciproco. Dopo il tema al tutti, spesso ricco di incastri ritmici e timbrici di grande precisione, gli episodi solistici nascono interrelati sulla base di spunti proposti da uno e prontamente carpiti da un altro; e però l'impressione di estemporaneità seducente che ne scaturisce trova il suo contrappeso in certe cellule predefinite cui seguono frammenti prearrangiati, nascoste ma non troppo da risultare irriconoscibili. Le stesse impressioni le abbiamo riscontrate nella magistrale esibizione del trio al Berchidda Jazz Festival di quest'anno, in cui lo stesso progetto è stato proposto con improvvisazioni lontane dai soliti cliché.

A pensarci bene, viene presto in mente un accostamento con l'altra grande passione di Daniel Humair, la pittura: la libertà delle forme, la varietà dei colori e dei timbri ci riportano quasi sistematicamente al carattere fauves delle sue tele. Grande protagonista di queste sfumature è anche e soprattutto Marc Ducret, che spesso con la sua bravura fa dimenticare il fatto che suoni una chitarra.

Ecco spiegato insomma perché di libertà vigilata si tratta, ma non imprigionata.

Valutazione: * * * * ½

Pagina web non ufficiale dedicata a Daniel Humair:
www.fild.de/ufart/DaHuE.html
Sito dell'etichetta Sketch:
www.sketch-studio.com

Elenco dei brani:
CD 1
01. Give Me the Eleven (Daniel Humair) - 14:13
02. Urgence (Marc Ducret) - 19:26
03. Ira Song (Daniel Humair) - 10:48
04. Missing a Page (Joachim Kuhn) - 10:52

CD 2
01. Triple as a Trip (Daniel Humair) - 14:22
02. Salinas (Joachim Kuhn) - 14:29
03. Mutinerie (Michel Portal) - 9:33
04. Amalgame (Daniel Humair / Joachim Kuhn) - 14 :32

Musicisti:
Daniel Humair (batteria)
Bruno Chevillon (contrabbasso)
Ellery Eskelin (sassofoni)
Marc Ducret (chitarra)



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