Lorenzo Leport
Per quanto nel jazz non sia possibile parlare di "scuole nazionali" come si fa per la musica accademica del XIX secolo,
con la conseguente individuazione di colori comuni nelle opere di musicisti operanti nella
stessa regione, non si può tuttavia evitare di riconoscere un approccio e un colore tipico che
accomuna numerosi jazzisti francesi. Non solo: questa identità appare
estremamente interessante e delineata all'interno del panorama jazzistico di oggi.
Lasciando da parte l'opera, sicuramente valida ma più tradizionalista, di artisti come Richard Galliano o Bireli
Lagrene, è il gruppo che comprende musicisti quali Michel Portal, Louis Sclavis e Daniel Humair ad offrire
i migliori spunti creativi e l'ultima fatica del batterista svizzero (ma francese d'adozione) Daniel Humair e
del suo trio, in cui figurano Marc Ducret alla chitarra e lo splendido contrabbassista
Bruno Chevillon, rappresenta un'occasione aurea per confermare questo
assunto. Si tratta di un album doppio, frutto di tre giorni di registrazione/esibizione
dal vivo al Centre Culturel Suisse di Parigi; otto brani complessivi,
per un totale di circa
110 minuti di musica.
C'è anche un ospite di riguardo, il sassofonista newyorkese Ellery Eskelin che si è
inserito pienamente nello spirito del gruppo. Il titolo Liberté Surveilée è
emblematico perché ben riassume il contenuto musicale e i tratti principali di cui
sopra: l'abbandono dei musicisti, sia durante gli assolo sia nell'accompagnamento, sembra essere
regolato esclusivamente da quello
che suggerisce l'ascolto reciproco. Dopo il tema al tutti, spesso ricco di incastri
ritmici e timbrici di grande precisione, gli episodi solistici nascono interrelati sulla
base di spunti proposti da uno e prontamente carpiti da un altro; e però
l'impressione di estemporaneità seducente che ne scaturisce trova il suo
contrappeso in certe cellule predefinite cui seguono frammenti prearrangiati,
nascoste ma non troppo da risultare irriconoscibili. Le stesse impressioni le
abbiamo riscontrate nella magistrale esibizione del trio al Berchidda Jazz
Festival di quest'anno, in cui lo stesso progetto è stato proposto con
improvvisazioni lontane dai soliti cliché.
A pensarci bene, viene presto in mente un accostamento con l'altra grande passione di
Daniel Humair, la pittura: la libertà delle forme, la varietà dei colori e dei
timbri ci riportano quasi sistematicamente al carattere fauves delle sue tele.
Grande protagonista di queste sfumature è anche e soprattutto Marc
Ducret, che spesso con la sua bravura fa dimenticare il fatto che suoni una
chitarra.
Ecco spiegato insomma perché di libertà vigilata si tratta, ma non imprigionata.
Valutazione: * * * * ½
Pagina web non ufficiale dedicata a Daniel Humair:
www.fild.de/ufart/DaHuE.html
Sito dell'etichetta Sketch:
www.sketch-studio.com
Elenco dei brani:
CD 1
01. Give Me the Eleven (Daniel Humair) - 14:13
02. Urgence (Marc Ducret) - 19:26
03. Ira Song (Daniel Humair) - 10:48
04. Missing a Page (Joachim Kuhn) - 10:52
CD 2
01. Triple as a Trip (Daniel Humair) - 14:22
02. Salinas (Joachim Kuhn) - 14:29
03. Mutinerie (Michel Portal) - 9:33
04. Amalgame (Daniel Humair / Joachim Kuhn) - 14 :32
Musicisti:
Daniel Humair (batteria)
Bruno Chevillon (contrabbasso)
Ellery Eskelin (sassofoni)
Marc Ducret (chitarra)