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Music for Five
Giovanni Falzone (Splasc(H) Records - Italia - 2002)


Franz Falanga

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Sulla copertina del CD Music for Five, sotto il nome di Giovanni Falzone autore, esecutore dei brani e progettista dell'operazione musicale, c'è scritto "featuring Tino Tracanna". Protagonista Tino Tracanna.
Mi piace pensare che i protagonisti, in questo caso assolutamente emblematico, siano tutti sullo stesso piano perché il contributo discreto e rapinoso di tutti è assolutamente al di sopra di ogni attesa.

Al fianco di Giovanni Falzone (tromba flicorno e tromba a coulisse) e Tino Tracanna (sassofono tenore), Francesco Pinetti (vibrafono e marimba) Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso) e Ferdinando Faraò (batteria) rappresentano pedine fondamentali di un gruppo molto interessante perchè capace di gestir bene una elegante operazione culturale che amerei fosse ripetuta e iterata da molti altri musicisti.

Con gran spirito di geometria, Giovanni Falzone è riuscito a coniugare la musica d'improvvisazione con altra musica che appartiene a piani diversi apparentemente distanti fra loro. Mi piacerebbe parecchio, tant'è che lo ripeto, che un simile modo di fare musica venisse praticato quotidianamente e approfonditamente nei Conservatori italiani, così come vorrei che qualche volta il Manzoni cedesse il posto a Guido Piovene con il suo straordinario "Viaggio in Italia", ancorchè scritto più o meno diversi decenni fa.

Così come ogni disciplina ha delle caratteristiche precise senza delle quali è altro, il campo d'azione del jazz è stato, come dire, esemplarmente individuato da zio Duke con la sua celebre frase "It Don't Mean Thing if Ain't Got that Swing". Senza lo swing non è jazz, è altro e finisce lì. Nel nostro caso, Falzone e i suoi amici musicisti possono permettersi il lusso di abbandonare "temporaneamente" lo swing e di esplorare altre dimensioni musicali e architetture sonore che appartengono ad altre esperienze e sensibilità.
Fatto di per sé molto interessante. Quando nei primi anni sessanta, insieme a un mio amico contrabbassista provavamo a quattro mani sul pianoforte una serie di sequenze ritmiche e armoniche privilegiando l'aspetto percussivo dello strumento, non avevamo contezza che qualche anno prima Karlheinz Stockhausen avesse composto il brano "Klavier-Stucke 8°". Tutto questo per dire che certi salti di qualità diventano tali quando entrano definitivamente nel DNA di ognuno di noi.

Giovanni Falzone è l'anello di congiunzione fra la musica "cosiddetta" colta e la musica "cosiddetta" di improvvisazione. Lui e i suoi straordinari amici musicisti, i Five per l'appunto.

Nel brano di apertura, "Preview", c'è la materializzazione sonora di quanto ho detto prima. In "Swipe", il brano successivo, lo swing c'è eccome! Tino Tracanna fa quello che vuole, accompagnato da uno straordinario Ferdinando Faraò che usa le spazzole con signorile e trasparente maestria. La gran voce limpida e magistrale di Falzone dal canto suo cita in souplesse reminiscenze classiche (terzine con duine) ed altri propri materiali sonori. Ferdinando Faraò alla batteria si muove con grande purezza. Ecco, questo è un brano che farei girare molto volentieri fra gli studenti di conservatorio.

Si prosegue con "Baffle" (confusione) che è tutto tranne che confusione. È un pozzo di idee, un repertorio di materiali musicali, una sommatoria di varie maniere di pensare la musica. Quando non c'è lo swing la cittadinanza nei Conservatori è d'obbligo, se proprio vogliamo dirla tutta. È musica contemporanea senza dubbio e il saltare da una categoria all'altra mi sta nel cuore.

"By-Way" è caratterizzato dalla assoluta leggerezza di Ferdinando Faraò alla batteria e da Tito Mangialajo Rantzer molto swingoso al contrabbasso. Attacchi da manuale. Giovanni Falzone va in discesa. Notevole il passaggio dalla fine di un suo assolo all'inizio dell'assolo dell'ottimo Tino Tracanna, articolato sulla stessa nota comune ai due musicisti. E Francesco Pinetti al vibrafono e alla marimba è assolutamente e discretamente indispensabile. Questo brano con le sue frasi innestate fra loro è un esempio dell'ineluttabilità nella musica di cui parla Bernstein.

Il brano successivo, "The Mask", è caratterizzato da un'atmosfera ossessiva generata da una frase ripetuta del contrabbasso e forse pecca di eccessiva descrittività. Anche qui i fiati si capiscono al volo. Il brano numero sei, "In Good Faith", ha un inizio forse debole ma si riprende con un dialogo notevole fra Falzone e Tracanna. A proposito di quest'ultimo il brano è positivamente caratterizzato, fra l'altro, da un'unica nota che Tino ha infilato con somma maestria nell'atmosfera sonora di un momento molto particolare del discorso sonoro. Thelonius Monk insegna.
Spesso basta una nota sola.
Forse c'è un'atmosfera troppo marcata? Pensandoci a freddo potrebbe essere irrilevante, non lo so.

L'album continua passando dalle reminiscenze melodrammatiche e i meccanismi ritmici degli anni '30 e '40 di "Critical Point" alle di "Quiet", a metà tra idillio mediterraneo e paesaggi di un oceano Pacifico da film del dopoguerra, per poi finire con l'articolato "Bluesend" e l'intimistico "Privè".

Un CD da ascoltare ripetutamente.

Valutazione: * * * ½

Sito della Splasc(H) Records:
www.ijm.it/splasc(H)

questo disco su Jazzos.com

Elenco dei brani:
Preview - 1:51
Swipe - 7:39
Baffle - 6:26
By-Way - 9:33
The Mask - 11.31
In Good Faith - 10:48
Critical Point - 2:45
Quiet - 5:45
Bluesend - 5:43
Privè - 5:11

Musicisti:
Giovanni Falzone (tromba; flicorno; tromba a coulisse)
Tino Tracanna (sassofono tenore)
Francesco Pinetti (vibrafono; marimba)
Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso)
Ferdinando Faraò (batteria)



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