Paolo Curtabbi
Trovandoci alle prese con una delle più recenti uscite della collana
Radical Jewish Culture della Tzadik, non stupisce un titolo come quello dato da Steven
Bernstein al suo ultimo Diaspora Blues, disco ancor più pertinente all'argomento di
quanto non fosse il precedente capitolo intitolato Diaspora Soul
[per leggerne la recensione clicca qui]. Là infatti, le
cinetiche ritmiche afro-cubane ed il torbido funk caratterizzavano in un clima vivace e solare un'inedita mistura tra
musica afroamericana e melodie klezmer che, accostate alla
poliritmia percussiva di matrice caraibica utilizzate al fianco di motivi di ispirazione
ebraica dal percussionista ebreo/cubano Roberto J. Rodriguez in un'altra uscita
dello stesso catalogo, parrebbero aver inaugurato un nuovo filone espressivo.
Perché pertinente? Perché intanto qui la filosofia percussiva cede il passo ad un
ispirato e malinconico languore che pervade buona parte dei brani sin
dall'iniziale "V'Lirushalaym Irchu", un brano del cantore Moshe Koussevitsky al
quale è dedicato il disco. Ma dedica a parte (anche se determinante) in Diaspora Blues
la musica klezmer non si svela in filigrana come nel precedente ma costituisce
un'ordinata struttura principale che si avvale di un fine intreccio improvvisativo
tessuto dalle varie voci strumentali. Bernstein, che firma sei tracce, arrangia due brani
tradizionali e quattro composizioni di Koussevitsky, sembra così unire in un matrimonio
creativo le linee melodiche della tradizione musicale ebraica e la spinta più propulsiva
del jazz moderno con i guizzi e gli esacerbati fraseggi dello stile free (anche se ben
poco spazio è dato all'inquietudine).
La sua squadra infatti si compone di un mobilissimo trio formato dal sassofonista
e flautista Sam Rivers, il bassista Doug Matthews ed il batterista
Anthony Cole i quali, questi ultimi, non disdegnano di imbracciare rispettivamente
anche un clarinetto basso e un sassofono tenore. Ritmica dunque, decisamente in secondo
piano. Il tono dolente che pervade la prima parte del disco, vede il trombettista in
primo piano con la sua slide trumpet (con una predilezione per il suono sordinato) a
modellare sinuose e accorate melodie e Sam Rivers accompagnarlo con dovizia
contrappuntistica, spesso con la ritmica ad esporsi timidamente ed episodicamente.
In effetti, nei brani non originali sembrerebbe dominante l'impronta
tradizionale, mistica e intensamente lirica (quello d'apertura e "Aveenu Malkenu" hanno
l'incedere lento e solenne di una marcia funebre) devotamente conservata da Bernstein che
invece lascia più libero se stesso (e gli altri) nei brani di sua composizione
("Lucky", "Chant" e il controverso "Post") molto più articolati e dalle atmosfere che ci
riportano alle sonorità di Dave Douglas, soprattutto quello ascoltato all'interno
di Masada.
Ecco allora che in una vera e propria estasi della melodia, in questa atmosfera
drammatica, ispirata, dove il dolore si coniuga alla passione mistica, sulle note lunghe
e acute, bellissime, del trombettista, in una sorta di lamento mai piegato su sé stesso
anzi, luminoso, i riverberi del blues si infilano come un guanto alla mano. Ma un blues
trasfigurato per così dire, che rinuncia alla sua enfasi tradizionale, il walking, per
sopravvivere nella forma che Bernstein ha dato ai brani, soprattutto nell'incastro tra
tema e assoli. Il blues come rinforzo emozionale.
L'epilogo ad esempio, è illuminate, col finale di "Rubino Shel Olom" che riflette
i riverberi musicali di altre passioni, come quella di "Summertime" o del Gershwin più
jazzistico. Un sentimento di fratellanza che travalica i confini e il tempo Memoria di
altri strappi alla terra, di altre diaspore...
Valutazione: * * * ½
Sito della Tzadik Records:
www.tzadik.com
Elenco dei brani:
01. V'Lirushalayim Irchu (Koussevitsky) - 9:14
02. Blessing (trad.) - 3:08
03. Aveenu Malkenu (trad.) - 5:51
04. Commentary I (Bernstein) - 2:16
05. Lucky (Bernstein) - 7:22
06. Misratze B'Rachamim (Koussevitsky) - 12:41
07. Chant (Bernstein) - 6:05
08. Commentary II (Bernstein) - 1:56
09. Post (Bernstein) - 2:55
10. N'Kadesh Oz B'Kol (Koussevitsky) - 5:53
11. Ribino Shel Olom (Koussevitsky) - 5:54
Musicisti:
Steven Bernstein (tromba; tromba slide)
Sam Rivers, (sassofono tenore; sassofono soprano; flauto)
Doug Mathews, (basso acustico; clarinetto basso)
Anthony Cole (batteria; sassofono tenore)