C'e' sempre qualcosa di magico nelle incisioni della Ogun, piccola ed agguerrita etichetta britannica che - dai
lontani Settanta - continua miracolosamente a produrre capolavori di musica improvvisata. E' anche il caso
di questo godibile e creativo Khumbula che racconta l'incontro di due grandi leoni degli ultimi trenta anni
di musica intelligente quali Louis Moholo e Stan Tracey.
Non si tratta di un semplice prodotto di nicchia oppure ancora di una rivisitazione dell'era delle "Blue Notes" sudafricane
al servizio del "nuovo" jazz britannico, cosi' come si sarebbe potuto facilmente proporre il prodotto in questione.
Seppure i "ricordi" siano apertamente citati dal titolo del CD, il poderoso drummer africano, gia' al fianco di nomi nobili
quali Dudu Phukwana, Mongezi Feza, Nick Moyake, Chris McGregor, Johnny Dyani e Harry Miller (entrati di
diritto nella storia della musica afro-americana piu' sanguigna e di estrazione storica extra-americana) e il pianista
britannico (cresciuto a pane ed Ellignton + Monk e con una storia musicale lunga da qui a oltre) sicuramente poco
conosciuto ma fondamentale per l'evoluzione della "via britannica al jazz", suonano insieme dopo
decenni, ritrovando - sotto l'attenta ed affettuosa guida produttiva niente meno che del Signor Evan Parker - metriche e
figurazioni di eccellente qualita', regalando un'ora di puro piacere sonoro.
Scritto cosi', sembrerebbe un bel compitino, ma - attenzione - la materia in esame e' quella assolutamente affascinante
da "Mille e una notte", da comprendere e da lasciarsene osmoticamente permeare, fatta dei mille rivoli delle intense bellezze
espressive che da sempre accompagnano la musica sudafricana… jazz ancora in formazione, nuclei ritmici ancora
e meglio definiti dalla non facile figura del duo con, dietro alla tastiera, un vero e proprio maestro
di "comprensione" e di "traduzione" di tali, forti peculiarita'.
Ancora una volta salta alla mente quella sorta di "indietro nel futuro" che sembro' essere piu' volte, matrice caratteristica
delle avanguardie africane che - esiliate a Londra a meta' degli anni Sessanta - conquistarono velocemente le menti piu'
fervide di una swinging London in grado di ricercare ancora altre strade, oltre a quelle piu' popolari fatte di beat e pop,
che gia' la stavano ponendo all'attenzione del pianeta.
Quasi contraddittoriamente, questa incisione potrebbe anche rappresentare un punto di partenza
per l'ascoltatore che - alla ricerca di "altri suoni", non ha forse mai incontrato lungo il proprio cammino, il ricchissimo
e straordinariamente coinvolgente underground di una delle migliori espressioni della musica
britannica del secolo appena trascorso. Fatti e virtu' che, per certi versi, hanno ben compreso e sposato personaggi come
Django Bates e i tanti altri nomi del quel "para-jazz" d'Albione d'oggi di', che
anche volontariamente, sembrano non volere nemmeno uscire dal "guscio" che li ha generati.
Questo e' un disco "free" e, come sempre, anche questa volta, laddove c'e' un sudafricano di mezzo, trionfa
l'esatto contrario di cio' che vorrebbe confinare nei territori della musica "difficile", tale espressione musicale.
La musica in senso lato sembra fare talmente parte integrante dell'anima di questi musicisti, da non
potere mai, nel modo piu' assoluto, risultare ostica.
Ed e', finalmente, l'emozione a vincere. Una volta tanto. Ed e' anche per questo che, in ultima istanza, risulta
financo inutile analizzare uno o tutti i brani contenuti in questo nuovo scrigno di energia. Esiste ed illumina
ancora una volta una terra di suoni sempre piu' desolatamente ricca di imbecilli e di
pessima musica. E' di dischi come questo che ci sarebbe piu' bisogno.
Elenco dei brani:
01- Molo (Hello) Afrika - Later Europe - 5:01
02 - Links 3:50
03 - Landela (Follow) - 6:31
04 - Shapes - 5:56
05 - Pluralita' - 7:22
06 - Musicale - 13:17
07 - Very Urgent - 7:43
08 Goduka (Go Home) - 10:59
Tutti i brani sono di Louis Moholo-Moholo e Stan Tracey
Musicisti:
Louis Moholo-Moholo: batteria, percussioni
Stan Tracey: piano