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Hamada Suite
Stefano Maltese As Sikilli (Dischi della Quercia - Italia - 2003)

Pierpaolo Faggiano

La musica di Stefano Maltese ha un dono particolare: quello della leggerezza, della bellezza che si consuma in un battito d'ali. Cosa assai rara in molti dischi attuali di jazz o musica improvvisata, come la si voglia chiamare. Sfruttando una scrittura multicolore, mobile, dal taglio fortemente orchestale, il polistrumentista siciliano riesce ad annullare la dimensione temporale dell'ascolto: la sua musica è così coinvolgente, comunicativa, di una bellezza straniante, che alla fine ci si accorge che son passati più di settanta minuti senza averne avuto la percezione.

È così anche per questo terzo disco dell'As Sikilli Ensemble - i siciliani, in arabo, una delle formazioni storiche di Maltese - che giunge sei anni dopo Seven Tracks for Tomorrow (Dischi della Quercia). Maltese (che nel frattempo ha curato altri progetti) ha parzialmente ritoccato la formazione - via la tromba, sostituita da un altro sassofono, dentro un violoncello - ma il sound è rimasto quello di sempre: compatto, potente, variegato, capace di passare dal camerismo più rarefatto all'urlo luciferino del free o di evocare suggestivi paesaggi arabo-andalusi.

Dire che in questa musica i riferimenti siano il free storico o l'avanguardia di Chicago sarebbe fuorviante e sbrigativo. In realtà, c'è molta più "Sicilia" di quanto si possa immaginare: non quella da cartolina, da villaggio vacanze, ma quella "vera", quella delle stupende cattedrali normanne e bizantine, delle antiche feste patronali, dei riti popolari, dei paesaggi interni aridi e brulli, quella scolpita sui volti assolati dei contadini, quella di un popolo che rivendica con orgoglio la sua identità, lontano da ogni stereotipo.

La suite - Hamada è il deserto di roccia, modellata dall'azione erosiva dei venti, nel Sahara - è di una bellezza lunare e regala momenti di rara suggestione. Il tema iniziale, ad esempio, dall'andamento processionale via via crescente, o "Vui durmiti ancora", un tema della tradizione popolare che Gioconda Cilio interpreta con un tocco di disincantata malinconia. Impressionante è l'uso che la Cilio fa della voce: in "Qazak", duetta con gli archi fino a confondersi con il timbro degli strumenti. Ma è l'intero ottetto a colpire per la sua ricchezza espressiva e la capacità di assecondare il leader nella sua scrittura visionaria, straniata, fortemente espressionista.

Un disco importante, tra i migliori usciti negli ultimi anni. Ascoltare per credere.

Valutazione: * * * * *

Sito della Dischi della Quercia:
www.blacksaint.com

Elenco dei brani:
01. Through the Doors - 8:57
02. Ta dau mau - 10:52
03. Tramada - 16:20
04. Omrah - 8:32
05. Qazak - 7:54
06. E vui durmiti ancora - 4:29
07. Ropes of Sand - 12:36

Tutte le composizioni sono di Stefano Maltese eccetto il tit. VI (Formisano/Calì)

Musicisti:
Stefano Maltese (sax tenore, alto e soprano, flauto indiano, fischietti, batteria aggiunta negli interludi)
Gaetano Cristofaro (sax tenore e soprano, clarinetto Bb)
Tony Cattano (trombone, didjeridoo)
Angelo Cipria (violino)
Giuseppe Guarrella (violoncello)
Fred Casadei (contrabbasso)
Antonio Moncada (batteria, percussioni)
Gioconda Cilio (voce, percussioni)



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