Pierpaolo Faggiano
La musica di Stefano Maltese ha un dono particolare: quello della leggerezza, della
bellezza che si consuma in un battito d'ali. Cosa assai rara in molti dischi attuali di
jazz o musica improvvisata, come la si voglia chiamare. Sfruttando una scrittura
multicolore, mobile, dal taglio fortemente orchestale, il polistrumentista siciliano
riesce ad annullare la dimensione temporale dell'ascolto: la sua musica è così
coinvolgente, comunicativa, di una bellezza straniante, che alla fine ci si accorge che
son passati più di settanta minuti senza averne avuto la percezione.
È così anche per questo terzo disco dell'As Sikilli Ensemble - i siciliani, in arabo,
una delle formazioni storiche di Maltese - che giunge sei anni dopo Seven Tracks for
Tomorrow (Dischi della Quercia). Maltese (che nel frattempo ha curato altri progetti) ha
parzialmente ritoccato la formazione - via la tromba, sostituita da un altro sassofono,
dentro un violoncello - ma il sound è rimasto quello di sempre: compatto, potente,
variegato, capace di passare dal camerismo più rarefatto all'urlo luciferino del free o
di evocare suggestivi paesaggi arabo-andalusi.
Dire che in questa musica i riferimenti siano il free storico o l'avanguardia di Chicago
sarebbe fuorviante e sbrigativo. In realtà, c'è molta più "Sicilia" di quanto si possa
immaginare: non quella da cartolina, da villaggio vacanze, ma quella "vera", quella delle
stupende cattedrali normanne e bizantine, delle antiche feste patronali, dei riti
popolari, dei paesaggi interni aridi e brulli, quella scolpita sui volti assolati dei
contadini, quella di un popolo che rivendica con orgoglio la sua identità,
lontano da ogni stereotipo.
La suite - Hamada è il deserto di roccia, modellata dall'azione erosiva dei venti, nel
Sahara - è di una bellezza lunare e regala momenti di rara suggestione. Il tema
iniziale, ad esempio, dall'andamento processionale via via crescente, o "Vui durmiti
ancora", un tema della tradizione popolare che Gioconda Cilio interpreta con un tocco di
disincantata malinconia. Impressionante è l'uso che la Cilio fa della voce: in "Qazak",
duetta con gli archi fino a confondersi con il timbro degli strumenti. Ma è l'intero
ottetto a colpire per la sua ricchezza espressiva e la capacità di assecondare il leader
nella sua scrittura visionaria, straniata, fortemente espressionista.
Un disco importante, tra i migliori usciti negli ultimi anni. Ascoltare per credere.
Valutazione: * * * * *
Sito della Dischi della Quercia:
www.blacksaint.com
Elenco dei brani:
01. Through the Doors - 8:57
02. Ta dau mau - 10:52
03. Tramada - 16:20
04. Omrah - 8:32
05. Qazak - 7:54
06. E vui durmiti ancora - 4:29
07. Ropes of Sand - 12:36
Tutte le composizioni sono di Stefano Maltese eccetto il tit. VI (Formisano/Calì)
Musicisti:
Stefano Maltese (sax tenore, alto e soprano, flauto indiano, fischietti, batteria
aggiunta negli interludi)
Gaetano Cristofaro (sax tenore e soprano, clarinetto Bb)
Tony Cattano (trombone, didjeridoo)
Angelo Cipria (violino)
Giuseppe Guarrella (violoncello)
Fred Casadei (contrabbasso)
Antonio Moncada (batteria, percussioni)
Gioconda Cilio (voce, percussioni)