Valerio Prigiotti
«Alegria» è un lavoro di gran maturità.
Sembra inutile dirlo, trattandosi di Wayne Shorter, ma questo album appare
come la summa di una lunga ricerca, finora in gran parte occulta.
Al terzo CD da titolare per la Verve (oltre al duo con Hancock
«1+1») Shorter tira le fila di una passione
rimasta sempre sotterranea, quella per gli organici ampi che, negli anni, ha trovato solo
sporadiche manifestazioni, a partire da quel «The Body and the Soul» di Freddie
Hubbard (1963), che lo vedeva autore degli arrangiamenti. Un disco che prendeva il
classico formato showcase - solista incorniciato da big band - e lo portava negli
anni Sessanta, non solo grazie al linguaggio di Hubbard e dell'ospite Dolphy, ma
per le scelte armoniche e timbriche di Shorter. Già si notava la sua preferenza verso un
organico dominato da legni e ottoni gravi, un assetto che ritroviamo spesso
in «Alegria».
Sentori orchestrali si avvertono nel primo Weather Report, ma è solo
con «Atlantis» (1985) che riemergono chiari e forti. In questo lavoro troviamo
buona parte delle future linee guida di «Alegria», soprattutto un modo originale
di trattare il repertorio latino, che è il cuore del nuovo disco.
Il lettore non si aspetti un'elegante raccolta di bossa nova: il sudamerica di Shorter è
assai più complesso e colto, tanto da assorbire Serenata, del compositore
statunitense Leroy Anderson (1908-1975), un delicato valzer affidato alla morbida
sonorità dei legni e al pianoforte di Mehldau, sfondo di un'assorta, passionale
sortita di Shorter al soprano.
Vi rientra anche il Brasile di Heitor Villa-Lobos, nella rielaborazione di
Bachianas Brasileiras n. 5 per ensemble di violoncelli, percussioni (guidate
da Alex Acuña) e le ance di Shorter. Acuña torna in Angola - composizione
del sassofonista dall'impatto ritmico brutale, un hard bop ipnotizzato dai ritmi voodoo.
Lo stesso vigore di Orbits, mentre sono energiche, ma sorvegliate, la parte
mediana di Vendiendo Alegria e 12th Century Carol, con le voci di Lew
Soloff e Jim Pugh a guidare gli ottoni.
Non manca il quartetto con Perez, Patitucci e Blade, organico
eccellente che abbiamo apprezzato in «Footprints - Live!», qui presente in tre
brani. Con loro Shorter si sovraincide - ad es. in Sacajawea al soprano aggiunge
due linee di tenore - a conferma di quanto la ricerca timbrica sia al centro del suo
ultimo lavoro.
Timbro e architetture, perché la cura delle strutture e della loro forza narrativa
non è presente solo nei brani singoli, ma si estende a tutto il programma, incorniciato
da due pezzi in quartetto (Sacajawea e il conclusivo Capricorn II), con un
breve, elegiaco duo sax / batteria (Interlude) a metà percorso e con i brani
orchestrali distribuiti in modo da alternare i più dinamici a quelli introspettivi.
In genere il passaggio a una grossa etichetta offre notevoli possibilità economiche al
costo di pesanti limiti creativi. Non ci pare che la regola si applichi a Shorter.
Valutazione: * * * * *
«Alegria» nel sito Verve, con molti sample audio:
www.vervemusicgroup.com/verve/product.asp?pid=10752
Elenco dei brani:
01. Sacajawea (Wayne Shorter) - 7:41
02. Serenata (Leroy Anderson) - 6:07
03. Vendiendo Alegria (Milka Himel; Joso Spraljia) - 7:00
04. Bachianas Brasileiras N.5 (Heitor Villa-Lobos) - 5:57
05. Angola (WS) - 5:26
06. Interlude (WS) - 1:50
07. She Moves Through the Fair (trad.) - 4:38
08. Orbits (WS) - 6:07
09. 12th Century Carol (anonimo) - 6:02
10. Capricorn II (WS) - 5:59
Musicisti:
Formazioni varie comprendenti:
Wayne Shorter (sax soprano; sax tenore)
Danilo Perez; Brad Mehldau (pianoforte)
John Patitucci (contrabbasso)
Brian Blade; Terri Lyne Carrington (batteria)
Alex Acuña (percussioni)
Lew Soloff; Chris Gekker; Jeremy Pelt (tromba)
Jim Pugh; Steve Davis; Bruce Eidem; Papo Vasquez; Michael Boschen (trombone)
Chris Potter (clarinetto basso; sax tenore)
Charles Curtis (violoncello)
Paul Dunkel (flauto)
Steven Taylor (oboe)
Allen Blustine (clarinetto; clarinetto basso)
Frank Morelli (fagotto)
John Clark; Stewart Rose (corno francese)
Marcus Roja (tuba)