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The Big Time
Robin Holcomb (Nonesuch/Warner - USA - 2002 - distr. Warner Italia)

Maurizio Comandini

Robin Holcomb è una straordinaria poetessa-cantante e vera musa ispiratrice di un certo Seattle-Sound che si tinge di riflessi introspettivi ma allo stesso tempo non rinuncia ad essere corrosivo e visionario, ben a cavallo fra il rock e il jazz, inteso più come way of life che non come pronuncia e stile.

La miscela che si respira, in questo eccellente The Big Time, è decisamente sulfurea, sostenuta dalle acide elucubrazioni di un manipolo di temerari che appartengono al giro solito della cantante e del marito. Robin Holcomb è alla voce e al piano, il marito Wayne Horvitz è all'organo Hammond; alle chitarre troviamo Bill Frisell e Tim Young, al basso Keith Lowe e alla batteria Andy Roth. In pratica ci troviamo di fronte al gruppo Zony Mash (normalmente diretto da Horvitz) impegnato a supportare la cantante, con la preziosa aggiunta dell'amico di sempre Frisell. E la cosa non è per nulla inconsueta, visto che spesso questo gruppo si esibisce dal vivo a Seattle e dintorni, alternando magari un primo set dove partono con il quartetto Zony Mash e poi, nel secondo set, diventano Robin Holcomb Group con l'aggiunta della cantante e del celebre chitarrista.

In questo CD si aggiungono qua e là anche altri ospiti (e la cosa succede spesso anche nei concerti dal vivo...) che immettono ulteriori sapori: il clarinettista e saxofonista Doug Wieselman, il banjoista Danny Barnes, il violista Eyvind Kang ed altri meno noti.

I dodici brani hanno testi di grande interesse, scritti dalla stessa Holcomb, che aggiunge anche un brano tradizionale e un brano scritto da A.P. Carter. Apparentemente questi sono punti in comune con l'album di Bill Frisell The Willies (per leggerne la recensione clicca qui) uscito in contemporanea con il lavoro della Holcomb, anche se i mondi evocati dai due musicisti residenti a Seattle, sono un po' come i due versanti, molto diversi, della stessa montagna.

Qui il country è un lontano ricordo e le placide atmosfere dell'album di Frisell vengono sostituite da situazioni acidamente psichedeliche, sulle quali la voce, molto introspettiva e a tratti vagamente declamatoria, della Holcomb, si appoggia con ineffabile eleganza e rifulge di bagliori cangianti e misteriosi. I due chitarristi sono in particolare evidenza e il meno noto Tim Young dimostra di essere assolutamente all'altezza del celeberrimo collega.

Non mancano qua e là piccole sorprese negli arrangiamenti e la title-track è caratterizzata dall'utilizzo di una sorta di sezione fiati che da un vigore più spiccato a questo momento di particolare intensità dell'album.

Complessivamente ci troviamo di fronte ad uno degli album più belli ascoltati in questi ultimi mesi, centellinato con grande passione da una vera artista, seppure poco conosciuta, suonato da eccellenti musicisti che si conoscono ormai alla perfezione e caratterizzato da una visione artistica di primissimo livello.

Valutazione: * * * * ½

Pagina della Nonesuch dedicata a Robin Holcomb:
www.nonesuch.com/Lo_Band/bio.cfm?artist_filename=holcomb.gif

Elenco dei brani:
01. Pretend (Holcomb) - 4:20
02. Like I Care (Holcomb) - 4:30
03. Sit Right Down (Holcomb) - 2:20
04. You Look So Much Better (Holcomb) - 3:46
05. A Lazy Farmer Boy (Traditional) - 2:44
06. If You Can't Make the Curve (Holcomb) - 3:31
07. I Want to Tell the Story (Holcomb) - 3:40
08. Engine 143 (Carter) - 6:01
09. I Tried to Believe (Holcomb) - 4:12
10. The Big Time (Holcomb) - 3:14
11. Tell the Good Friend on Your Left (Holcomb) - 4:40
12. Lullaby (Holcomb) - 1:23

Musicisti:
Robin Holcomb (voce; piano)
Bill Frisell (chitarre)
Wayne Horvitz (organo)
Tim Young (chitarre)
Keith Lowe (basso)
Andy Roth (batteria)
Danny Barnes (banjo; chitarra; voce)
Doug Wieselman (clarinetto; sax)
Steve Moore (trombone)
Dave Carter (tromba)
Tucker Martine (percussioni)
Eyvind Kang (viola)
Anna McGarrigle (voce)
Julie Wolf (voce)
Kate McGarrigle (voce)



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