Maurizio Comandini
Robin Holcomb è una straordinaria poetessa-cantante e vera musa ispiratrice di un certo Seattle-Sound che si
tinge di riflessi introspettivi ma allo stesso tempo non rinuncia ad essere corrosivo e
visionario, ben a cavallo fra il rock e il jazz, inteso più come way of life che non come
pronuncia e stile.
La miscela che si respira, in questo eccellente The Big Time, è decisamente
sulfurea, sostenuta dalle acide elucubrazioni di un manipolo di temerari che appartengono
al giro solito della cantante e del marito. Robin Holcomb è alla voce e al piano, il marito
Wayne Horvitz è all'organo Hammond; alle chitarre troviamo Bill Frisell e
Tim Young, al basso Keith Lowe e alla batteria Andy Roth. In pratica
ci troviamo di fronte al gruppo Zony Mash (normalmente diretto da Horvitz)
impegnato a supportare la cantante, con la preziosa aggiunta dell'amico di sempre
Frisell. E la cosa non è per nulla inconsueta, visto che spesso questo gruppo si
esibisce dal vivo a Seattle e dintorni, alternando magari un primo set dove partono con
il quartetto Zony Mash e poi, nel secondo set, diventano Robin Holcomb
Group con l'aggiunta della cantante e del celebre chitarrista.
In questo CD si aggiungono qua e là anche altri ospiti (e la cosa succede spesso anche
nei concerti dal vivo...) che immettono ulteriori sapori: il clarinettista e saxofonista
Doug Wieselman, il banjoista Danny Barnes, il violista Eyvind Kang
ed altri meno noti.
I dodici brani hanno testi di grande interesse, scritti dalla stessa Holcomb, che
aggiunge anche un brano tradizionale e un brano scritto da A.P. Carter.
Apparentemente questi sono punti in comune con l'album di Bill Frisell The
Willies (per leggerne la recensione clicca
qui) uscito in contemporanea con il
lavoro della Holcomb, anche se i mondi evocati dai due musicisti residenti a
Seattle, sono un po' come i due versanti, molto diversi, della stessa montagna.
Qui il country è un lontano ricordo e le placide atmosfere dell'album di Frisell
vengono sostituite da situazioni acidamente psichedeliche, sulle quali la voce, molto
introspettiva e a tratti vagamente declamatoria, della Holcomb, si appoggia con
ineffabile eleganza e rifulge di bagliori cangianti e misteriosi. I due chitarristi sono
in particolare evidenza e il meno noto Tim Young dimostra di essere assolutamente
all'altezza del celeberrimo collega.
Non mancano qua e là piccole sorprese negli arrangiamenti e la title-track
è caratterizzata dall'utilizzo di una sorta di sezione fiati che da un vigore
più spiccato a questo momento di particolare intensità dell'album.
Complessivamente ci
troviamo di fronte ad uno degli album più belli ascoltati in questi ultimi mesi,
centellinato con grande passione da una vera artista, seppure poco conosciuta, suonato da
eccellenti musicisti che si conoscono ormai alla perfezione e caratterizzato da una
visione artistica di primissimo livello.
Valutazione: * * * * ½
Pagina della Nonesuch dedicata a Robin Holcomb:
www.nonesuch.com/Lo_Band/bio.cfm?artist_filename=holcomb.gif
Elenco dei brani:
01. Pretend (Holcomb) - 4:20
02. Like I Care (Holcomb) - 4:30
03. Sit Right Down (Holcomb) - 2:20
04. You Look So Much Better (Holcomb) - 3:46
05. A Lazy Farmer Boy (Traditional) - 2:44
06. If You Can't Make the Curve (Holcomb) - 3:31
07. I Want to Tell the Story (Holcomb) - 3:40
08. Engine 143 (Carter) - 6:01
09. I Tried to Believe (Holcomb) - 4:12
10. The Big Time (Holcomb) - 3:14
11. Tell the Good Friend on Your Left (Holcomb) - 4:40
12. Lullaby (Holcomb) - 1:23
Musicisti:
Robin Holcomb (voce; piano)
Bill Frisell (chitarre)
Wayne Horvitz (organo)
Tim Young (chitarre)
Keith Lowe (basso)
Andy Roth (batteria)
Danny Barnes (banjo; chitarra; voce)
Doug Wieselman (clarinetto; sax)
Steve Moore (trombone)
Dave Carter (tromba)
Tucker Martine (percussioni)
Eyvind Kang (viola)
Anna McGarrigle (voce)
Julie Wolf (voce)
Kate McGarrigle (voce)