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Nel respiro
Maria Pia De Vito (Provocateur Records - GB - 2002 - distr. IRD)

Emiliano Neri

Ciato ca compita parole senza sillabe
'a stessa lengua strana d''e cardille
ca nun se po' pronunzià.


Sulla base di una melodia leggera e danzante, Maria Pia De Vito canta di una lingua impronunciabile e al limite incomprensibile, resa vivida e toccante dalla trasfigurazione della voce, confermando nuovamente la phoné, la voce che sta prima e oltre il linguaggio, quale fulcro della propria ricerca. Tuttavia, tale conferma non equivale affatto a una stasi creativa: Nel respiro rappresenta al contrario una sensibile svolta nel percorso artistico della cantante, perfettamente inquadrabile nella sua recente produzione discografica.

Nauplia, Phoné e Triboh possono essere considerati, ciascuno nella propria specificità, progetti a sé, che rappresentano puntuali ricognizioni di particolari ambiti sonori: la celebrazione della tradizione popolare napoletana tramite la riscoperta della propria voce interiore; la ricerca attorno alla gestualità della voce, del suo potere di creare senso di per sé; l'esaurimento dei vincoli e delle potenzialità di un incontro estemporaneo tra tre diverse personalità. Verso [per leggerne la recensione clicca qui] è invece la tappa fondamentale, la chiave di volta da cui guardare in prospettiva al nuovo disco (che ne riprende l'organico, ampliandolo) e a quanto verrà in futuro: rappresenta una sintesi delle differenti esperienze e idee in musica maturate precedentemente; sintesi che si apre oggi al proprio superamento, garantendo così l'avanzamento del processo artistico-dialettico.

Se Verso rappresenta in un certo senso un punto d'arrivo, una testimonianza di quanto acquisito con sicurezza in precedenza, Nel respiro segna l'inizio di un nuovo corso che si discosta da quello precedente trattandone i risultati, oramai assodati, quale materiale tramite cui sperimentare soluzioni inedite, che si aprono a un linguaggio più avanzato, innovativo ed estremo, che rappresenta quasi una sfida per la cantante e per l'ascoltatore che ne conosce l'opera precedente.

I want to be part of all parts.
We share the same sounding solitude.

Permane, quindi, un atteggiamento eclettico, orientato all'emergenza di una personale genuinità piuttosto che della mera riproduzione del già udito, ma con uno spirito differente, che, approntati oramai gli strumenti della ricerca, si appresta ad aprirsi al nuovo, in un'opera molto varia nelle atmosfere evocate e nelle combinazioni strumentali, dal solo al quartetto.

L'evidenza di questa svolta è percepibile sin dalle prime note del disco: l'attitudine alla sperimentazione fa sì che il sound e il mood ricreati appaiano, rispetto a Verso, più freddi, nervosi e tesi, a tratti cupi e aggricciati, pur convivendo con momenti solari e ariosi, più consueti, come nella ricordata Int' 'o rispiro, che presenta l'unico testo in napoletano, significativamente inserita a chiusura del disco, quasi a congedarsi da un capitolo della propria ricerca Quel che è certo, è che vi è una nuova attenzione all'apporto delle singole voci all'impasto timbrico, che riposa su rilevanti novità che coinvolgono l'impiego del canto, le dinamiche di gruppo e le strutture musicali.

La prima novità riguarda proprio l'apporto vocale della De Vito: la sua ricerca pare difatti essersi ulteriormente spostata dal testo al suono puro, a un canto senza sillabe, rotondo e profondo, con un maggiore ricorso allo scat, che segna per la De Vito una sorta di ritorno agli inizi della propria esperienza musicale. Anche laddove viene impiegato un testo (della cantante, o dei poeti Robert Creeley e Marten Kongo), il fuoco non pare essere centrato tanto sulla parola in sé e la sua intima forza evocativa, quanto sulla scansione ritmica del parlato, sulle potenzialità di uno strumento libero da condizionamenti, sul potere della pura voce spogliata di ogni distrazione semantica. Le prove più originali in tal senso provengono dalle ardite sperimentazioni condotte (in completa solitudine o insieme a Patrice Héral) con il phrase sampler, che consente alla cantante di dialogare con se stessa sovrapponendo le proprie voci (e il proprio respiro) in maniera accorta ed efficace, e costruendo complessi tappeti ritmici per l'improvvisazione, senza mai cadere preda della tecnologia, che è qui prezioso sostegno gestito con incisiva semplicità.

La voce della De Vito risulta sempre in primo piano, più in evidenza che nelle prove precedenti. Il che non significa affatto che gli altri musicisti risultino sacrificati, ma solo pensati come sostegno alla conduzione della cantante. Il fatto è che sono mutate le dinamiche di gruppo e il tipo di ricerca che si tenta di condurre. Se l'apporto di Patrice Héral consente di accentuare la componente ritmica (esaltata anche dal contributo di Ralph Towner, più vicino alle sonorità dei primi dischi ECM, che non alla vena lirica di Verso) e di coadiuvare la De Vito in un efficace impiego della tecnologia, l'inserimento del fluido fraseggio di Steve Swallow consente di liberare potenzialità prima inespresse. A beneficiare di ciò è soprattutto John Taylor, il quale, affrancato dalle preoccupazioni prettamente melodiche ora sostenute da Swallow, è in grado di concentrarsi sulla declinazione di atmosfere oblique, flessibili strutture ritmiche, granitiche e minimali cellule sonore, sempre in bilico tra la continuità e l'apertura a evoluzioni impreviste.

È questa difatti la nuova cifra musicale del progetto: il fatto che il gruppo integri maggiormente il suono, senza che dal fondo avanzi di volta in volta il solista di turno; agendo costantemente in maniera unitaria, seguendo collettivamente i singoli spunti e le diverse ispirazioni; dando vita a strutture aperte, non più solo in termini di improvvisazione, ma facilmente cangianti e naturalmente orientate al costante repentino superamento dei limiti eretti.

Se mai ve ne fosse stato bisogno, Nel respiro è la prova di una maturità definitiva e densa di prospettive; ennesima egregia testimonianza dell'evoluzione di una coerente ricerca da parte della De Vito di una Voce personale, che sappia mettersi costantemente in discussione, rinnovandosi di volta in volta.

Valutazione: * * * * ½

Sito della Provocateur Records:
www.provocateurrecords.co.uk

Elenco dei brani:
01. Raffish (Towner) - 5:44
02. Nel respiro (De Vito) - 3:10
03. Some Echoes (Swallow/Creeley) - 4:47
04. Sounding Solitude (De Vito/Taylor) - 7:55
05. Lengue (De Rosa/Kongo) - 5:24
06. Yearning (De Vito/Jormin) - 5:53
07. Now and Zen (De Vito/Héral) - 8:38
08. Pure and Simple (Taylor) - 10:09
09. Miguilim (Marcotulli) - 4:31
10. Int' 'o rispiro (De Vito/Towner) - 5:07

Musicisti:
Maria Pia De Vito (voce, phrase sampler)
John Taylor (piano)
Ralph Towner (chitarra acustica; chiatarra a 12 corde; chitarra-synth)
Steve Swallow (basso elettrico)
Patrice Héral (batteria; percussioni; phrase sampler)



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