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Recensione: an acrobat's heart





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An Acrobat's Heart
Annette Peacock (ECM - Germania - 2000)


Maurizio Comandini

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Finalmente torna Annette Peacock, una delle più grandi artiste misconosciute della musica degli ultimi quaranta'anni. La musa misteriosa della musica newyorkese a cavallo fra gli anni sessanta e settanta, e di quella inglese nella decade successiva, si era praticamente ritirata dalla scena musicale per concentrarsi sull'educazione dei figli, vivendo una vita molto essenziale nei verdi territori situati nella parte più a nord dello stato di New York, caratterizzati dai monti Appalacchian, da pescosi laghetti, da comunità artistiche molto radicate e soprattutto benedetti da un collaudato quieto vivere.
Territori resi famosi dal grande raduno epocale di Woodstock e già noti per essere stati il rifugio preferito di Bob Dylan, Jack De Johnette, Dave Holland, e tanti altri musicisti. Non dimenticando anche il breve periodo di tranquillità che qui trovò il tormentato Jimi Hendrix nel periodo fra lo scioglimento degli Experience e la presentazione della nuova band Gypsys Sons and Rainbows, appunto al Festival dei Festival, tenutosi a Bethel ma passato alla storia col nome di Woodstock.

Manfred Eicher, gran patron della ECM, aveva rintracciato l'ex moglie di Gary Peacock e di Paul Bley, e l'aveva coinvolta direttamente come cantante in un brano, all'epoca della realizzazione del bellissimo album di tributo ad Annette Peacock che Marilyn Crispell aveva inciso a New York nel settembre del 1996 (Nothing Ever Was, Anyway).
In quella occasione Eicher riuscì a riattizzare il fuoco creativo che covava sotto la cenere e la bellissima Annette (la foto di copertina di an acrobat's heart è straordinariamente magica) iniziò a progettare la sua rentrée.

E da una vera artista come Annette non potevamo attenderci né un periodo di gestazione breve, né un album che ripercorresse filoni già esplorati, da lei o da altri. Dopo oltre tre anni, nel gennaio e nell'aprile del 2000, Annette Peacock si è presentata ad Oslo, nei celeberrimi studi di registrazione Rainbow, ormai definitivamente associati alle produzioni ECM, e sotto la guida dell'altrettanto celebre e imprescindibile sound engineer Jan Erik Kongshaug, ha registrato questo preziosissimo documento che speriamo possa riportarla definitivamente alla ribalta e possa servire a chiarire una volta per tutte il suo ruolo fondamentale nella musica creativa della seconda parte del ventesimo secolo.

La scelta decisiva di Annette Peacock, per rendere questo progetto unico e forse irripetibile, è stata quella di collocare le sue composizioni in un contesto assolutamente nuovo sia per lei che per la musica che l'ha preceduta: voce, pianoforte e un quartetto d'archi.
Una formula semplice e magicamente flessibile alle sollecitazioni dell'artista stessa. Annette rivela, in una intervista concessa in occasione della presentazione di questo disco in un galleria d'arte downtown a New York, di avere volutamente scelto una formula che la obbligava ad affrontare una entità per lei del tutto misteriosa dal punto di vista della scrittura musicale, come il quartetto d'archi. Questo le ha consentito di poter partire completamente da zero, senza cliché e senza interferenze da parte della inevitabile scrittura automatica, una delle piaghe che affliggono buona parte della musica degli ultimi decenni, una malattia che i produttori discografici spesso contribuiscono a tenere in vita, ansiosi come sono di replicare qualsiasi formula possa essere ritenuta di successo.

Ancora prima di iniziare l'ascolto possiamo capire che stiamo per entrare in un mondo dove la banalità e l'ovvietà non sono ammesse: basta osservare il fascinoso libretto che accompagna il CD; le magiche foto; i titoli dei brani e dello stesso album, caratterizzati da anomale scelte grafiche (minuscole al posto di maiuscole, numeri al posto delle lettere, lettere usate per la loro pronuncia e non per il loro significato, un titolo che parte con una virgola...). I testi, scritti graficamente allo stesso modo dei titoli, ci raccontano di amori tormentati, di delusioni, di speranze, di sogni, di passioni brucianti, di memorie e di ricordi.
Poi, dopo dieci secondi dalla partenza del disco, sappiamo senza ombra di dubbio che Annette Peacock è tornata. Ce lo dice quella sua voce misteriosa che parte nel vuoto, con quella inflessione ritmica stralunata, con le lontane fasce sonore provenienti dal quartetto d'archi che si aggiungono dopo pochi istanti e poi il pianoforte scarno, a volte appena sfiorato, a volte pestato quasi per caso, con poche parche note, ma quelle giuste, anche quando sono volutamente "sbagliate".

Magica Annette, solo adesso capiamo quanto ci era mancata la sua poesia malinconica ma piena di dignità e fierezza. Gli archi ribattono le melodie lunari, gli spazi fra una nota e l'altra non fanno paura e la presenza magnetica della Peacock fa splendere persino il silenzio.

Toglietemi tutto, ma lasciatemi Annette.

Valutazione: * * * * *

Sito della ECM:
www.ecmrecords.com

Elenco dei brani:
01. Mia's Proofs (Annette Peacock) 5:24
02. Tho (Annette Peacock) 5:24
03. weightless (Annette Peacock) 4:42
04. Over. (Annette Peacock) 3:52
05. as long as now (Annette Peacock) 3:49
06. u slide (Annette Peacock) 4:17
07. b 4 u said (Annette Peacock) 4:42
08. The heart keeps (Annette Peacock) 3:08
09. ways it isn't (Annette Peacock) 3:50
10. Unspoken (Annette Peacock) 2:59
11. Safe (Annette Peacock) 3:29
12. Free the memory (Annette Peacock) 4:36
13. , ever 2 b gotten. (Annette Peacock) 2:53
14. Camille (Annette Peacock) 4:50
15. Lost at Last (Annette Peacock) 2:18

Musicisti:
Annette Peacock (voce, piano)
Cikada String Quartet:
Henrik Hannisdal (violino)
Odd Hannisdal (violino)
Marek Konstantynowicz (viola)
Morten Hannisdal (violoncello)

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