Neri Pollastri
Ben noto come cantante e chitarrista nei gruppi di Daniele Sepe, Massimo
Ferrante e' un curioso ed arguto ricercatore di musica popolare, che indaga
da appassionato di questioni umane ancor piu' e ancor prima che di questioni musicali. Lo
testimonia eccellentemente l'epigrafe del disco, una frase di Hayde' Santamaria,
che suona: "ci sono musicisti che amano solo la musica e musicisti che amano il popolo".
Ma lo testimonia concretamente questo suo album, dedicato ai canti del sud Italia e nel
quale compaiono numerosi brani - talvolta anche semplici cantilene - della tradizione
popolare, raccolti direttamente sul campo dallo stesso Ferrante, assieme a brani
piu' noti, ma egualmente emblematici. Gli arrangiamenti sono ora semplici riprese delle
forme originali, ora modernizzazioni che seguono le modalita' gia' praticate nei gruppi di
Sepe.
Il CD si apre con una filastrocca "usata come conta", recitata dal padre del cantante,
Enrico, per proseguire con una "tammuriata calabrese" ("L'occhiu di lu suli") riproposta
in forma moderna e due canzoni di Otello Profazio ("Mannaggia all'ingegnere" e la
splendida "Amuri amuri"), che gia' danno il tono del lavoro: testi toccanti e popolari,
cori e strumenti come tammorre, castagnette e organetto che richiamano le feste
tradizionali, ma anche clarinetti e contrabbassi, ad arricchire la tradizione con inserti
piu' elaborati. E poi la nota "Mi votu e mi rivotu", dedicata a Rosa Balistreri,
canti di lavoro, pezzi in griko salentino, fino alla ironica canzone che da' il titolo al
disco, che innalza l'asino a miglior compagno dell'uomo delle campagne meridionali ormai
quasi scomparse, ed al conclusivo brano sulla strage di Portella della Ginestra -
entrambe ancora di Profazio.
Balli e melodie malinconiche e dolenti, giochi di parole e musica, testimonianze di vita,
ora allegra, ora pesante; risa e pianti, sangue che palpita e che si versa in un affresco
splendidamente ravvivato da un bel gruppo di musicisti. Un affresco che illustra un tempo
ed una cultura ricca, che abbiamo in noi e che non possiamo, ne' dobbiamo lasciar
cadere nell'oblio.
Valutazione: * * * *
Sito di Massimo Ferrante:
www.massimoferrante.it
Sito della Dunya:
www.felmay.it
Elenco dei brani:
01. Trilli trilli sette (trad.) - 0:47
02. L'occhiu di lu soli (M. Ferrante) - 4:05
03. Mannaja all'ingegneri (O. Profazio) - 2:46
04. Amuri amuri (O. Profazio) - 7:19
05. Tarantella guappa (trad. riel. Fred Scotti) - 3:14
06. Oh rondinella che vieni dalla Frangia (trad.) - 2:39
07. Canzuna i sdignu (M. Ferrante) - 3:43
08. Nto (trad.) - 0:51
09. U pecuraru (Minervini - De Marco) - 3:03
10. Mi votu e mi rivotu (trad. riel. Profazio - Balestreri) - 3:23
11. Ch'e' auto lu suli (trad. riel. Balistreri) - 2:21
12. Pue'ta (Duonnu Pantu) - 0:14
13. Annamaria (M. Ferrante - E. Del Gaudio) - 4:34
14. Mannaja lu diavulu (trad.) - 2:01
15. Klama (F. Corliana'²) - 4:25
16. U ciucciu (Profazio) - 4:01
17. Tarantella Joggese (M. Ferrante - E. Del Gaudio) - 3:54
18. Portella della Ginestra (Profazio - Buttitta) - 7:23
Musicisti:
Massimo Ferrante (voce, chitarre, marranzano)
Enrico Ferrante (voce)
Antonio Critelli (lira calabrese)
Carmine Bruno (tammorre, tamburello)
Enrico Del Gaudio (castagnette, contrabbaso, grancassa, piatti seggia, pisasali,
chiavinu, pitipu')
Cristina Vetrone (organetto)
Francesco Migliaccio (fisarmonica)
Nando Gandolfi (flauti, Xirima'¬a)
Francesco Banchini (clarinetti)
Roberto Giangrande (contrabbasso)
Gino Evangelisti (chitarra portoghese, mandolino)
Massimo Cecchetti (basso)
Daniele Sepe (Chalumeau, zampogna, sassofoni, ocarina)
Franco Giacoia (chitarre)
Lutte Berg (chitarre elettriche)
Rita Ruffo (voce)
Veruccia Ferrante (voce)
Adriana Buongiovanni, Auli Kokko, Cristina Florio, Franco Sansalone (cori)