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Bremen to Bridgewater
Chris McGregor's Brotherhood of Breath (Cuneiform Records - 2004 - USA - distr. Demos)

Maurizio Comandini

La strada che porta da Brema a Bridgewater è stata certamente irta di difficoltà per la formazione orchestrale allargata più importante nella storia della musica jazz europea degli ultimi quarant'anni (e forse di sempre). La compagine guidata dal sudafricano Chris McGregor non è mai riuscita a risolvere i problemi economici che stanno alla base della scarsa presenza di ampie formazioni sulla scena musicale, non solo europea. Un problema comune e di difficilissima soluzione, confermato dal fatto che anche nel mondo della musica classica le grandi orchestre sopravvivono solo se sovvenzionate dagli enti pubblici. E la Brotherhood of Breath non ha mai ricevuto grandi somme e aiuti decisivi. Ma non ha mai mollato un centimetro dalla sua posizione di fiera ribellione alle regole e alle consuetudini, forte di una passione solidissima nata in clima di apartheid e sbocciata in Inghilterra, dopo l'espatrio del nucleo storico nella seconda metà degli anni sessanta.

Per fortuna, tutte queste difficoltà economiche e politiche non hanno impedito al pianista e ai suoi fedelissimi di mantenere unita una formazione che faceva della appassionata adesione alle (poche) regole della comunità il suo credo appassionato. In questo doppio album della Cuneiform li troviamo ripresi in tre concerti distanziati fra di loro di ben quattro anni. La prima testimonianza è certamente quella più interessante da un punto di vista storico. L'orchestra è ripresa in un locale di Brema, nella seconda metà di giugno del 1971, a cura della radio locale, una benemerita nei cui archivi sono fortunatamente rimasti documentati esempi fulgidi della musica creativa di estrazione giovanile nel periodo di maggior interesse per lo sviluppo della stessa.

Il periodo è quello a cavallo fra il primo e il secondo album della formazione inglese e la band è nella formazione classica, anche se manca uno dei solisti più importanti presenti negli album in studio pubblicati dalla RCA nel 1970 e nel 1972: il saxofonista John Surman. Al suo posto troviamo Gary Windo, un interessante e bizzarro solista, con alle spalle esperienze di studio anche negli Stati Uniti. Il clima è infuocato come sempre, con curiosi echi circensi e con una deriva boppistica più accentuata rispetto ai dischi in studio. La presa di suono è più che accettabile, non certamente all'altezza delle registrazioni dal vivo attuali, ma assolutamente godibile. Il piano e il basso sono un po' annegati nel mix, ma registrare dal vivo una formazione di dodici elementi scatenati, probabilmente con un paio di buoni microfoni posizionati di fronte al palco, non era impresa semplice. L'impatto della band è comunque ben presente e la caratteristica degli ensemble dei fiati continuamente a sostegno del solista (o dei solisti) di turno è sempre una piacevolissima sorpresa. La tessitura ritmica è sempre potente e muscolare, spesso addolcita dall'andamento dondolante tipico della musica africana.

A chiudere il primo CD troviamo due brani provenienti da un concerto che si tenne a Bridgewater a fine febbraio del 1975. L'elemento di novità più curioso è dato dall'assenza (temporanea) del batterista storico Louis Moholo, vera anima spiritata che ancora oggi tiene in vita il fuocherello ancestrale dell'idea che portò alla formazione dell'orchestra (anche perché è l'unico sopravvissuto del nucleo di base che emigrò dal Sudafrica). Il suo sostituto in quella occasione era il batterista inglese Keith Bailey, elemento di indubbio valore che bene sa interpretare il ruolo a lui affidato. Una lunghissima versione di "The Serpent's Kindly Eye" ci fa ritrovare la band in piena forma, con impasti sonori sempre ben amalgamati e con una riconferma della presenza di quella sorta di grido di libertà che emana come potente sensazione di fondo da questa meravigliosa orchestra. È molto importante anche le presenza di Elton Dean, una delle voci aggiunte in corsa e rimaste poi storicamente presenti all'interno della formazione che riuscì a sopravvivere, con alterne fortune, sino alla fine degli anni ottanta.

Il secondo CD riporta invece il concerto dell'undici novembre del 1975, sempre al Bridgewater Arts Center. Moholo ritorna a troneggiare dalla sua batteria smilza ma potente, sempre in sintonia con il fido bassista Harry Miller. Ai saxofoni troviamo anche il bravissimo Evan Parker e l'oscuro Bruce Grant, mentre al trombone si aggiunge il bravo Radu Malfatti, uno svizzero trapiantato in Inghilterra, spesso impegnato in coppia con l'eccellente Nick Evans. Gli elementi della tradizione sudafricana sono sempre ben presenti, spalmati in una dimensione che diventa ancora più free, ancora più gioiosamente esplosiva, ancora più disperatamente consapevole del proprio scomodo ruolo di portabandiera. Questa recentissima edizione della Cuneiform fa il paio con l'eccellente Travelling Somewhere che conteneva materiale 'live' del 1973. Ci fa piacere ricordare le eccellenti note di copertina di Francesco Martinelli e le bellissime foto che campeggiano nell'esauriente libretto. Speriamo che prima o poi qualche casa discografica decida di pubblicare anche il rarissimo secondo album della Brotherhood of Breath, vera e propria araba fenice della discografia del jazz europeo.

Valutazione: * * * *

Sito della Cuneiform:
cuneiformrecords.com

Elenco dei brani:
01. Funky Boots March (Gary Windo-Nick Evans) - 3:05
02. Kongi's Theme (Chris McGregor) - 11:12
03. Now (Chris McGregor) - 14:08
04. The Bride (Dudu Pukwana) - 7:31
05. Think of Something (Mike Osborne) - 5:48
06. Union Special (Chris McGregor) - 1:11
07. Andromeda (Chris McGregor) - 4:09
08. Do It (Chris McGregor) - 3:32
09. The Serpent's Kindly Eye (Chris McGregor) - 19:25
10. Untitled Original (Mike Osborne) - 9:20
11. Sonia (Mongezi Feza) - 12:36
12. Now (Chris McGregor) - 13:24
13. Yes, Please (Radu Malfatti) - 11:19
14. Restless (Chris McGregor) - 7:26
15. Kwhalo (Dudu Pukwana) - 16:17
16. Untitled Original (Chris McGregor) - 16:22

Musicisti:
Chris McGregor (piano)
Evan Parker (sax soprano e tenore)
Dudu Pukwana (sax alto)
Elton Dean (sax alto)
Mike Osborne (sax alto; clarinetto)
Gary Windo (sax tenore)
Alan Skidmore (sax tenore)
Bruce Grant (sax baritono)
Harry Beckett (tromba)
Marc Charig (tromba)
Mongezi Feza (tromba)
Radu Malfatti (trombone)
Nick Evans (trombone)
Malcolm Griffiths (trombone)
Harry Miller (basso)
Louis Moholo (batteria)
Keith Bailey (batteria)





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