Maurizio Comandini
La strada che porta da Brema a Bridgewater è stata certamente irta di
difficoltà per la formazione orchestrale allargata più importante nella storia della
musica jazz europea degli ultimi quarant'anni (e forse di sempre). La compagine guidata
dal sudafricano Chris McGregor non è mai riuscita a risolvere i problemi economici
che stanno alla base della scarsa presenza di ampie formazioni sulla scena musicale, non
solo europea. Un problema comune e di difficilissima soluzione, confermato dal fatto che
anche nel mondo della musica classica le grandi orchestre sopravvivono solo se
sovvenzionate dagli enti pubblici. E la Brotherhood of Breath non ha mai ricevuto
grandi somme e aiuti decisivi. Ma non ha mai mollato un centimetro dalla sua posizione di
fiera ribellione alle regole e alle consuetudini, forte di una passione solidissima nata
in clima di apartheid e sbocciata in Inghilterra, dopo l'espatrio del nucleo storico
nella seconda metà degli anni sessanta.
Per fortuna, tutte queste difficoltà economiche e politiche non hanno impedito al pianista
e ai suoi fedelissimi di mantenere unita una formazione che faceva della appassionata
adesione alle (poche) regole della comunità il suo credo appassionato. In questo doppio
album della Cuneiform li troviamo ripresi in tre concerti distanziati fra di loro
di ben quattro anni. La prima testimonianza è certamente quella più interessante da un
punto di vista storico. L'orchestra è ripresa in un locale di Brema, nella seconda metà
di giugno del 1971, a cura della radio locale, una benemerita nei cui archivi sono
fortunatamente rimasti documentati esempi fulgidi della musica creativa di estrazione
giovanile nel periodo di maggior interesse per lo sviluppo della stessa.
Il periodo è quello a cavallo fra il primo e il secondo album della formazione inglese e
la band è nella formazione classica, anche se manca uno dei solisti più importanti
presenti negli album in studio pubblicati dalla RCA nel 1970 e nel 1972: il saxofonista
John Surman. Al suo posto troviamo Gary Windo, un interessante e bizzarro
solista, con alle spalle esperienze di studio anche negli Stati Uniti. Il clima è
infuocato come sempre, con curiosi echi circensi e con una deriva boppistica più
accentuata rispetto ai dischi in studio. La presa di suono è più che accettabile, non
certamente all'altezza delle registrazioni dal vivo attuali, ma assolutamente godibile.
Il piano e il basso sono un po' annegati nel mix, ma registrare dal vivo una formazione
di dodici elementi scatenati, probabilmente con un paio di buoni microfoni posizionati di
fronte al palco, non era impresa semplice. L'impatto della band è comunque ben presente e
la caratteristica degli ensemble dei fiati continuamente a sostegno del solista (o dei
solisti) di turno è sempre una piacevolissima sorpresa. La tessitura ritmica è sempre
potente e muscolare, spesso addolcita dall'andamento dondolante tipico della musica
africana.
A chiudere il primo CD troviamo due brani provenienti da un concerto che si tenne a
Bridgewater a fine febbraio del 1975. L'elemento di novità più curioso è dato
dall'assenza (temporanea) del batterista storico Louis Moholo, vera anima
spiritata che ancora oggi tiene in vita il fuocherello ancestrale dell'idea che portò
alla formazione dell'orchestra (anche perché è l'unico sopravvissuto del nucleo di base
che emigrò dal Sudafrica). Il suo sostituto in quella occasione era il batterista inglese
Keith Bailey, elemento di indubbio valore che bene sa interpretare il ruolo a lui
affidato. Una lunghissima versione di "The Serpent's Kindly Eye" ci fa ritrovare la band
in piena forma, con impasti sonori sempre ben amalgamati e con una riconferma della
presenza di quella sorta di grido di libertà che emana come potente sensazione di fondo
da questa meravigliosa orchestra. È molto importante anche le presenza di Elton
Dean, una delle voci aggiunte in corsa e rimaste poi storicamente presenti
all'interno della formazione che riuscì a sopravvivere, con alterne fortune, sino alla
fine degli anni ottanta.
Il secondo CD riporta invece il concerto dell'undici novembre del 1975, sempre al
Bridgewater Arts Center. Moholo ritorna a troneggiare dalla sua batteria smilza ma
potente, sempre in sintonia con il fido bassista Harry Miller. Ai saxofoni
troviamo anche il bravissimo Evan Parker e l'oscuro Bruce Grant, mentre al
trombone si aggiunge il bravo Radu Malfatti, uno svizzero trapiantato in
Inghilterra, spesso impegnato in coppia con l'eccellente Nick Evans. Gli elementi
della tradizione sudafricana sono sempre ben presenti, spalmati in una dimensione che
diventa ancora più free, ancora più gioiosamente esplosiva, ancora più disperatamente
consapevole del proprio scomodo ruolo di portabandiera. Questa recentissima edizione
della Cuneiform fa il paio con l'eccellente Travelling
Somewhere che conteneva materiale 'live' del 1973. Ci fa piacere ricordare le eccellenti
note di copertina di Francesco Martinelli e le bellissime foto che campeggiano
nell'esauriente libretto. Speriamo che prima o poi qualche casa discografica decida di
pubblicare anche il rarissimo secondo album della Brotherhood of Breath, vera e
propria araba fenice della discografia del jazz europeo.
Valutazione: * * * *
Sito della Cuneiform:
cuneiformrecords.com
Elenco dei brani:
01. Funky Boots March (Gary Windo-Nick Evans) - 3:05
02. Kongi's Theme (Chris McGregor) - 11:12
03. Now (Chris McGregor) - 14:08
04. The Bride (Dudu Pukwana) - 7:31
05. Think of Something (Mike Osborne) - 5:48
06. Union Special (Chris McGregor) - 1:11
07. Andromeda (Chris McGregor) - 4:09
08. Do It (Chris McGregor) - 3:32
09. The Serpent's Kindly Eye (Chris McGregor) - 19:25
10. Untitled Original (Mike Osborne) - 9:20
11. Sonia (Mongezi Feza) - 12:36
12. Now (Chris McGregor) - 13:24
13. Yes, Please (Radu Malfatti) - 11:19
14. Restless (Chris McGregor) - 7:26
15. Kwhalo (Dudu Pukwana) - 16:17
16. Untitled Original (Chris McGregor) - 16:22
Musicisti:
Chris McGregor (piano)
Evan Parker (sax soprano e tenore)
Dudu Pukwana (sax alto)
Elton Dean (sax alto)
Mike Osborne (sax alto; clarinetto)
Gary Windo (sax tenore)
Alan Skidmore (sax tenore)
Bruce Grant (sax baritono)
Harry Beckett (tromba)
Marc Charig (tromba)
Mongezi Feza (tromba)
Radu Malfatti (trombone)
Nick Evans (trombone)
Malcolm Griffiths (trombone)
Harry Miller (basso)
Louis Moholo (batteria)
Keith Bailey (batteria)