Marco Bertoli
Pulizia espressiva, chiarezza della direzione, distinzione dei piani sonori
ma allo stesso tempo reale pariteticità degli strumenti che però
si assegnano spontaneamente un ruolo funzionale al progetto estemporaneo,
non prevaricando l'uno sull'altro.
Questo trio registrato alla fine del 2001 e che si configura come
parte del testamento del grande bassista tedesco Peter Kowald, che
sarebbe morto di lì a poco, è nel segno della espressività
diretta (ma sempre in un campo concettuale problematico e talvolta
anche astruso, che evita per prima regola l'ovvio e ogni cadenza prevista)
Non cercheremo, perché non sarebbe possibile e forse
nemmeno onesto, di evitare la prospettiva dell'opus ultimum nell'ascoltare
questo disco. E diremo quindi che gli ascolti successivi che ne abbiamo
fatti seguivano il basso di Kowald come stella polare di queste esecuzioni
pure così integrate e interattive.
Kowald usa il contrabbasso come un intonarumori russoliano e allo
stesso tempo come un vero basso, e ascoltandolo qui in una posizione oggettiva
di preminenza si capisce l'influenza che abbia avuto su molto bassisti
moderni, soprattutto dell'area tedesca (per esempio l'austriaco Peter
Herbert).
Il suo suono, come che sia emesso, è centratissimo ed è in
ogni pezzo origine di questa musica, non solo come fondamento armonico
e ritmico ma anche come suono primordiale da cui tutto il resto sembra
scaturire (lo strano, inaudito ronzìo motoristico di "Wondering",
per esempio).
Le funzioni del trio, con il trombone di Conrad Bauer, sempre
eloquentissimo ed insolitamente sobrio, a tracciare le configurazioni di
prima percezione, e le percussioni di Günter Sommer
così pertinenti e sensibili, pur nella loro eterogeneità, da non lasciar
immaginare diverso spazio sonoro per queste esecuzioni, sono poste in risalto
da strutture piuttosto libere ma tuttavia determinate e facilmente riconoscibili,
spesso latamente modali ovvero ritmico-motiviche (la ricorrenza, questa,
più frequente, come in "Travelling" e in "Travellling Again").
Gli ultimi tre pezzi, e soprattutto il significativamente intitolato
"Playing", vedono i tre impegnati in esecuzioni perfino tradizionalmente
swinganti, a ribadire l'origine mai rinnegata, e del resto evidente, della
loro pronuncia strumentale.
In conclusione, e a dispetto delle sue indubbie asperità, una
musica piccola e intima, che traspira calore umano e risulta alla fine
in una semplicità espressiva disarmante e rara.
Valutazione: * * * * *
Sito della Intakt:
www.intaktrec.ch
Elenco dei brani:
01. Being Born - 3:30
02. Wondering - 6:36
03. Waiting For - 4:19
04. Fighting - 3:01
05. Looking Out - 4:02
06. Travelling - 3:15
07. Loving - 4:21
08. Suffering - 2:18
09. Playing - 7:04
10. And Playing Again - 10:27
11. Travelling Again - 3:08
Tutte le composizioni di Kowald-Bauer-Sommer
Musicisti:
Conrad Bauer (trombone)
Peter Kowald (contrabbasso)
Günter Sommer (batteria e percussioni)