Enrico Bettinello
Sono passati più di trent'anni da quel novembre del 1972 in cui il trio formato dal
pianista Alexander Von Schlippenbach, dal sassofonista Evan Parker e dal
batterista Paul Lovens esordiva per la storica etichetta tedesca FMP
con Pakistani Pomade.
Trent'anni in cui, non solo il trio ha continuato a essere un punto di riferimento
imprescindibile per la musica improvvisata europea, ma in cui la stessa musica
improvvisata europea ha seguito le direzioni più varie - alcune felici, altre più
impervie, alcune senza sbocco - e per uno strano gioco di traiettorie del destino si
trova ora al centro di una particolare attenzione da parte di tanti giovani musicisti
americani, tanto che continuano le ristampe di quel materiale storico da parte
dell'ottima Atavistic Unheard Music Series diretta da John Corbett.
Giunge oggi dentro ai nostri lettori proprio la ristampa di Pakistani Pomade [cui si
aggiungono quattro estratti inediti] ed ecco come quella musica di trent'anni fa suona
ancora oggi freschissima e intensa, a testimonianza che le esperienze creative più felici
riescono a passare indenni [o quasi] lo scorrere degli anni.
Il caso di "Pakistani Pomade" è particolarmente esemplare della volontà dei musicisti
europei di fare sentire una propria voce originale nel panorama musicale di quegli anni:
il pianismo di Schlippenbach [che ai riferimenti tayloriani accosta una particolare
attenzione nel contrapporre masse accordali a guizzi nervosi di note] trova proprio nel
sassofono di Evan Parker un compagno ideale per sviluppare una sorta di rapporto che
attraverso le coordinate timbriche e la condivisione delle tensioni improvvisative sfocia
in una musica di disarmante urgenza.
Si prenda il pezzo di apertura, "Sun-Luck Night-Rain", in cui con estrema decisione,
senza il vagare tipico e accorto di tanti incontri in libertà, il pianoforte insiste su
alcune macchie di accordi e il tenore si incendia immediatamente in tutta la sua rabbia
urlante, per interrompersi all'improvviso e non lasciare che l'eco di un silenzio.
Ovviamente imprescindibile in tutto il disco è il ruolo svolto dalla batteria di Paul
Lovens, mobilissima e ricca di accenti, capace di contribuire all'architettura
complessiva senza mai cadere nella trappola del sovraccarico di tensione.
Lo dimostra la splendida "Butaki Sisters", in cui attraverso un sottilissimo incanto
timbrico, i tre frammentano progressivamente il suono in un magnetico gioco di scatole
cinesi in cui il soprano di Parker incomincia ad avvolgersi nelle modalità che poi gli
saranno consuete [ma un minor rigore rende quasi più giocosa e spontanea questa vecchia
performance]; segue "A Little Yellow" - a voi trovare i due secondi monkiani annunciati
nel titolo, ci sono, ci sono! - in cui il pianoforte sembra seguire un suo intenso
percorso intimo, spalleggiato dalle percussioni [una lastra di metallo sventola a
tagliare l'aria] e da un sassofono che tocca le atmosfere più varie, assestandosi ad un
certo punto in un cigolio che sembra quasi riavvolgere l'intero brano... fantastico!
Echi lontani di un piccolo gong introducono "Ein Husten Für Karl Valentin", rapida e
sorprendente elegia del voyeurismo sonoro, ancor più sconvolgente perché "interruptus",
seguita dal brano che dà il titolo al disco: una splendida cavalcata in cui piano e
batteria scattano fianco a fianco a ripercorrere d'un baleno l'intera storia del jazz più
recente [Schlippenbach è qui sorprendente per fantasia e trasfigurazione di alcune ombre
boppistiche] e si interrompono ansanti per farsi raggiungere da un soprano innervosito e
angoloso. Ripartiranno assieme per un finale memorabile!
Chiudeva il vinile "Moonbeef", circondata da due brevissimi frammenti, brano che si
assesta subito su una circolarità energetica quasi sciamanica, dando così a Parker la
possibilità di sputare fuori tutto il fuoco sonoro e di lasciarsi andare a sorprendenti
derive collettive.
Il CD invece è chiuso da quattro diverse "ipotesi" della title-track, specchio
privilegiato e magico punto di osservazione di come i tre costruiscono le tante
possibilità della loro musica, possibilità che anche oggi sorprendono per intelligenza,
spontaneità, bravura e - cosa che per un disco "free" non è sempre scontata - una grande
piacevolezza d'ascolto.
Storico e imperdibile!
Valutazione: * * * * ½
Sito della Atavistic:
www.atavistic.com
Elenco dei brani:
01. Sun-Luck Night-Rain - 5.20
02. Butaki Sisters - 9:05
03. A Little Yellow (Including Two Seconds Monk) - 7:03
04. Ein Husten Für Karl Valentin - 3:20
05. Pakistani Pomade - 6:00
06. Von "G" Ab 403-418 - 0:51
07. Moonbeef - 10:04
08. Kleine Nülle, Evergreen - 0:43
09. Pakistani Alternate #1 - 11:32
10. Pakistani Alternate #2 - 0:50
11. Pakistani Alternate #3 - 6:58
12. Pakistani Alternate #4 - 4:02
Musicisti:
Alexander Von Schlippenbach (piano)
Evan Parker (sax tenore e soprano)
Paul Lovens (batteria)