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Pakistani Pomade
Alexander Von Schlippenbach Trio (Atavistic Unheard Music Series - Usa - 2003 [rist. 1972] - distr. Wide)

Enrico Bettinello

Sono passati più di trent'anni da quel novembre del 1972 in cui il trio formato dal pianista Alexander Von Schlippenbach, dal sassofonista Evan Parker e dal batterista Paul Lovens esordiva per la storica etichetta tedesca FMP con Pakistani Pomade.

Trent'anni in cui, non solo il trio ha continuato a essere un punto di riferimento imprescindibile per la musica improvvisata europea, ma in cui la stessa musica improvvisata europea ha seguito le direzioni più varie - alcune felici, altre più impervie, alcune senza sbocco - e per uno strano gioco di traiettorie del destino si trova ora al centro di una particolare attenzione da parte di tanti giovani musicisti americani, tanto che continuano le ristampe di quel materiale storico da parte dell'ottima Atavistic Unheard Music Series diretta da John Corbett.

Giunge oggi dentro ai nostri lettori proprio la ristampa di Pakistani Pomade [cui si aggiungono quattro estratti inediti] ed ecco come quella musica di trent'anni fa suona ancora oggi freschissima e intensa, a testimonianza che le esperienze creative più felici riescono a passare indenni [o quasi] lo scorrere degli anni.

Il caso di "Pakistani Pomade" è particolarmente esemplare della volontà dei musicisti europei di fare sentire una propria voce originale nel panorama musicale di quegli anni: il pianismo di Schlippenbach [che ai riferimenti tayloriani accosta una particolare attenzione nel contrapporre masse accordali a guizzi nervosi di note] trova proprio nel sassofono di Evan Parker un compagno ideale per sviluppare una sorta di rapporto che attraverso le coordinate timbriche e la condivisione delle tensioni improvvisative sfocia in una musica di disarmante urgenza.

Si prenda il pezzo di apertura, "Sun-Luck Night-Rain", in cui con estrema decisione, senza il vagare tipico e accorto di tanti incontri in libertà, il pianoforte insiste su alcune macchie di accordi e il tenore si incendia immediatamente in tutta la sua rabbia urlante, per interrompersi all'improvviso e non lasciare che l'eco di un silenzio.

Ovviamente imprescindibile in tutto il disco è il ruolo svolto dalla batteria di Paul Lovens, mobilissima e ricca di accenti, capace di contribuire all'architettura complessiva senza mai cadere nella trappola del sovraccarico di tensione.

Lo dimostra la splendida "Butaki Sisters", in cui attraverso un sottilissimo incanto timbrico, i tre frammentano progressivamente il suono in un magnetico gioco di scatole cinesi in cui il soprano di Parker incomincia ad avvolgersi nelle modalità che poi gli saranno consuete [ma un minor rigore rende quasi più giocosa e spontanea questa vecchia performance]; segue "A Little Yellow" - a voi trovare i due secondi monkiani annunciati nel titolo, ci sono, ci sono! - in cui il pianoforte sembra seguire un suo intenso percorso intimo, spalleggiato dalle percussioni [una lastra di metallo sventola a tagliare l'aria] e da un sassofono che tocca le atmosfere più varie, assestandosi ad un certo punto in un cigolio che sembra quasi riavvolgere l'intero brano... fantastico!

Echi lontani di un piccolo gong introducono "Ein Husten Für Karl Valentin", rapida e sorprendente elegia del voyeurismo sonoro, ancor più sconvolgente perché "interruptus", seguita dal brano che dà il titolo al disco: una splendida cavalcata in cui piano e batteria scattano fianco a fianco a ripercorrere d'un baleno l'intera storia del jazz più recente [Schlippenbach è qui sorprendente per fantasia e trasfigurazione di alcune ombre boppistiche] e si interrompono ansanti per farsi raggiungere da un soprano innervosito e angoloso. Ripartiranno assieme per un finale memorabile!

Chiudeva il vinile "Moonbeef", circondata da due brevissimi frammenti, brano che si assesta subito su una circolarità energetica quasi sciamanica, dando così a Parker la possibilità di sputare fuori tutto il fuoco sonoro e di lasciarsi andare a sorprendenti derive collettive.

Il CD invece è chiuso da quattro diverse "ipotesi" della title-track, specchio privilegiato e magico punto di osservazione di come i tre costruiscono le tante possibilità della loro musica, possibilità che anche oggi sorprendono per intelligenza, spontaneità, bravura e - cosa che per un disco "free" non è sempre scontata - una grande piacevolezza d'ascolto.

Storico e imperdibile!

Valutazione: * * * * ½

Sito della Atavistic:
www.atavistic.com

Elenco dei brani:
01. Sun-Luck Night-Rain - 5.20
02. Butaki Sisters - 9:05
03. A Little Yellow (Including Two Seconds Monk) - 7:03
04. Ein Husten Für Karl Valentin - 3:20
05. Pakistani Pomade - 6:00
06. Von "G" Ab 403-418 - 0:51
07. Moonbeef - 10:04
08. Kleine Nülle, Evergreen - 0:43
09. Pakistani Alternate #1 - 11:32
10. Pakistani Alternate #2 - 0:50
11. Pakistani Alternate #3 - 6:58
12. Pakistani Alternate #4 - 4:02

Musicisti:
Alexander Von Schlippenbach (piano)
Evan Parker (sax tenore e soprano)
Paul Lovens (batteria)




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