Francesca Bellino
Le Sonic Tarot Sessions sono brevi improvvisazioni pensate da Gianni Gebbia
ispirandosi al gioco dei tarocchi. Ciascuna delle 22 carte figurate -che insieme alle
altre 56 di quattro semi formano il Mazzo di Marsiglia- si trasformano in brani
realizzati in studio estraendo una carta improvvisando sulla base dell'ispirazione generata dalla figura che essa
simbolizza. La carta non è casuale, la figura estratta non è casuale, la storia del mazzo
esprime insieme una simbologia e significati che non potevano non essere ricostruiti e
riproposti da Gebbia in un mazzo di ulteriori impressioni e suggestioni.
Ho voluto approfondire il fatto (non casuale) che un improvvisatore siciliano si
ispirasse al giuoco dei tarocchi e, in particolare, al Mazzo di Marsiglia. I
tarocchi furono introdotti a Marsiglia intorno al 400 d.c. da Jean Cassien, fondatore
dell'abbazia di Saint-Victor, dopo che il frate stesso li apprese in Egitto. Fortemente
ispirato alle dottrine di Origine, il gioco conosce in Occidente uno sviluppo del
tutto autonomo dove le arcane origini sono difficili da rintracciare e, come se non
bastasse, si sovrappongono a concezioni arcane e occulte, tutte di matrice occidentale. Il
mazzo di Marsiglia è, tra i vari mazzi conosciuti, unico, perchè, secondo gli esperti, è
quello che più di tutti si avvicina a riflettere la perfezione, sembrando rappresentare
la chiave dell'esoterismo occidentale. Delle numerose versioni dei tarocchi di Marsiglia
che hanno visto forma nel XVII sec., ovviamente a Marsiglia, quella stampata e ispirata
da Nicolas Conver nel 1760 è la più celebre. Nel 1998 il cineasta Alejandro
Jodorowsky insieme al mastro cartiere Philippe Camoin, cultori del gioco, dei
suoi misteri e di conoscenze ereditate circa quest'arte dell'arcano, hanno restaurato il
mazzo con l'intento di ritrovarne la struttura simbolica autentica e i colori originali
perduti nel corso del tempo. Il conto torna. Il nuovo mazzo esprime qualcosa, dunque, che
va di là della ricostruzione archeologica e anzi aspira a farsi 'sistema' di ricerca,
perchè no?, iniziatica.
Questa piccola premessa (cui si omettono le spiegazioni sulle simbologie di ciascuna
carta...) mi sembra vitale per inquadrare le Sonic Tarot Sessions di Gianni
Gebbia. Dichiaratamente il saxofonista si propone di personificare l'alchimista capace di
trasformare in suoni le suggestioni e gli intenti del restauro. Ridare colore e rivelare
un qualcosa che forse manca allo spirito della musica...
Il disco non si ascolta a caso. Ogni improvvisazione rappresenta una carta di tarocco
delle XXII Arcana Maior, pertanto, per avere una carta/predizione, bisogna saper
chiedere qualcosa al destino. Sarà la domanda da porre all'Arcana. Ma il
lettore CD (caso o fato del Mondo Nuovo) posto sulla funzione random o
shuffle offrirà il pezzo che rappresenta la risposta a ciò che chiediamo. E la
risposta sarà, a sua volta, la reazione manifesta e improvvisata all'estrazione di un
segno che Gebbia, divinatore, avrà per noi preparato. Il gioco vive di questo passaggio,
e io ne ho approfittato seguendo quanto le regole prescrivono.
Ecco la mia costellazione di tormenti, castighi ma anche promesse e speranze, lucide attese, dicono.
Sono in mano a Gebbia. "High Priestess" [02], m'illudo che l'assolo non mi sbalzi in
un'estenuante e tiratissima trama di suoni senza uscita. Peggio di quanto pensassi
con la seconda carta, "Wheel of fortune" [10], perchè sono presa da ripetitivi vortici
sonori, giro nella parossistica macina di fiato a flusso circolare. Esce un "Lover" [06].
Pazzo pezzo di dissennata abilità. Seguito da "Moon" [18], dove si riprende la forma
tonda con un'interrotta profusione di note. Non avverto pause, fino a "Judgement" [20].
Ma, qui, è solo un'ottava minore a trepidare. Schizzi verticali, ritti e acuti, poi
un'altra pausa. "Emperor" [04] riprende frammentario al punto tale che il suono si
sdoppia. Mi sono persa. Velocissima ripesco una carta: "Temperance" [14]. Il "destino" si
beffa di me e mi ri-mette in un 'moto alternativo periodico' da cui "Force" [11] mi tira
fuori (o di nuovo dentro) con colpi di ancia che s'alternano a strane pulsazioni staccate
sull'imboccatura del sax, mi sembra. So solo quello che percepisco. Il pezzo è breve,
eppure mi solleva, mi piace.
"Chariot" [07] dovrebbe essere la carta giusta. Lo dico piano, perchè mi stende a terra
la tecnica che fa di tutto per portare i miei sensi in uno stato ipnagogico. Bene:
sono fregata dalla velocità, e mi proiettato dall'altra parte del disco: "World" [21].
Allegria! Aria di festa e si ricomincia da capo. Via ai toni alti e chiari, sempre
infondendo forza e lucentezza agli staccato. "Sun" [19] e poi "Stars" [17] frusciano e
gorgogliano e cicalano. Il sax è usato in ogni sua estensione.
Sono a metà del mio circuito arcano. Vorrei sospendere perchè quest'estenuante discorso
mi confonde, troppi alti e bassi, troppa tecnica geniale e abilissima che, per caso e per
sorte, mi schiaccia.
Devo confessare che mi sono fermata. Ho ripreso da "Justice" [08] con energia nuova,
portata via da un crescendo di soli interminabili 27"... Da "Empress" [03] c'è una
svolta. La tecnica e l'abilità di Gebbia si fanno sempre più lucide nel loro tramare.
Questo pezzo, che mi risulta persino difficile, è di rara bellezza. Buffo, davvero che
Gebbia trascenda ogni limite di competenza meccanica per sfumare meravigliosamente in un
bisbiglio di note, tutte vicine e contratte come mani che si fregano attorno ad lungo
naso. Vecchia Regina, che come negli scacchi, sai valere una partita intera mi porti ad
un "Hanged Man" [12]? Un sax che swinga, spinge, si allunga, fa stridere note e pochi
secondi... Così mi viene messo in mano "Pope" [05], passo. "Tower" [16], strepitoso e
rimbombante, pienissimo e inquieto in rapidissime ascensioni armoniche. Sono pronta per
tornare a "Magician" [01], con cui tutto si apre, per stramazzare nelle mani di "No Name
(death)" [13]. A che a me sembra di perdere fiato, sto senza parole seduta con le mie
cuffie nella mia afonia invasa di note.
Mi sembra che questa sensazione di densa interferenza l'abbia avvertita anche il
mio "destino-random". Il nuovo tessuto improvviso è fittissimo e lascia senza fiato, si
ripete ossessivo, variando su poche note, che girano spinte da impulsi costanti. Now, I'm
totally "Fool" [22]! Schiocca la lingua sull'ancia e batticchiano i tasti. Il movimento è
imprevedibile, snodato nelle varianti, ma disteso nella mutabilità timbrica. Ho quasi
scoperto tutte le mie carte. Ora il sax mi pare che faccia i capricci, contrasta con i
fischi e sibili di "Devil"[15]. Hiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii: "Hermit" [09]. Sono felice,
perchè mi allontano dal mazzo e dal suo arcano ipnotico potere su una scala armonica.
Sarà anche intessuta di una armonia travagliata e sofferente, ma stavolta dà altra figura
alla carta del mio destino, che in modo biasimevole non ha potuto far altro che aspettare
il silenzio, dopo 57:53" di vera essenza sonora.
Valutazione: * * * * ½
Sito di Gianni Gebbia:
www.malox.com/giannigebbia
Sito di Sterosupremo:
www.sterosupremo.com
Sito che illustra il restauro dei tarocchi di Marsiglia:
www.camoin.com
Elenco dei brani:
01. Magician - 3.50
02. High Priestess - 4.49
03. Empress - 3.03
04. Emperor - 2.32
05. Pope - 2.32
06. Lover - 1.09
07. Chariot - 1.34
08. Justice - 0.27
09. Hermit - 5.05
10. Wheel of fortune - 1.44
11. Force - 1.43
12. Hanged Man - 1.00
13. No Name (death) - 2.04
14. Temperance - 1.59
15. Devil - 3.48
16. Tower - 5.44
17. Stars - 0.43
18. Moon - 1.14
19. Sun - 2.37
20. Judgement - 4.18
21. World - 4.01
22. Fool - 2.19
Musicisti:
Tutti i pezzi sono stati composti, improvvisati, suonati e interpretati da Gianni Gebbia
(sax alto e Eb sopranino) con ordine del tutto casuale.