Maurizio Comandini
La Cryptogramophone non sbaglia un colpo.
Forte della gestione affidata agli stessi musicisti (in particolare al violinista Jeff Gauthier) la
piccola etichetta californiana continua a sfornare dischetti argentati zeppi di musica
eccellente, eseguita splendidamente da musicisti che, oltre alla padronanza strumentale, sanno mettere
in campo una progettualità di grandissima qualità.
Per non parlare di quel sapiente uso dell'ironia che spesso caratterizza i lavori del
chitarrista Nels Cline. Il suo gruppo (come quasi sempre si tratta di un trio con
la classica formazione chitarra-basso-batteria) si chiama ora The Nels Cline
Singers. Ovviamente non ci sono cantanti, nessuno si azzarda ad aprire bocca e
ovviamente l'album si chiama Instrumentals. Sono della partita il bassista
Devin Hoff e l'eccellente batterista Scott Amendola, già titolare di un
ottimo album (per leggerne la recensione clicca qui) e, ancora prima, noto per la sua attività con Charlie
Hunter e con il side-project T.J.Kirk.
Diciamo subito che è un album assolutamente all'altezza delle cose migliori di
Cline, certamente uno dei più belli in assoluto (e di album bruttini il nostro non ne ha
lasciato traccia...).
Il trio fila come un treno ben congegnato, con un livello di
interplay di altissima qualità e il panorama che ci fanno ruotare attorno è coloratissimo
e pieno di bizzarre sensazioni che si alternano senza mai lasciarsi acchiappare del
tutto. La musica da sperimentale sembra farsi sottilissima per poi improvvisamente
acquistare peso e giungere quasi alle soglie dell'hard rock. Un hard rock evidentemente
molto art rock, ma con gli attributi al posto giusto. E quell'"Harbor Child" ci piace
pensarlo come un omaggio trasversale alla "Voodoo Child" di Jimi Hendrix che mai
come in questo caso sentiamo vicino a Nels Cline. Ovviamente stiamo parlando di
quella che potrebbe essere la musica del grande chitarrista mancino se non ci avesse
lasciato inopinatamente orfani della sua grandissima arte nel settembre del 1970.
Anche se in realtà, musicalmente il punto più hendrixiano viene toccato dalla
devastante "Lowered Boom" che prende a pretesto una alterazione della forma blues per
rendere omaggio agli alfieri di un suono che penetra fin dentro le ossa,
evocando "Machine Gun" e gli spettri che vivono dentro all'armadio del blues maudit. E
che dire dell'effetto di deja vù che trasuda dalla surreale "Suspended Head" che alterna
un tema modale arpeggiato languidamente con sprazzi di energia al calor bianco? O delle
lunghissime "Lucia" e "Blood Drawing", strategicamente poste nella seconda metà
dell'album, a scavare ancora più intensamente e ipnoticamente nella nostra percezione
complessiva.
L'album arriva quasi a 77 minuti di musica e si fa ascoltare senza cadute di tensione da
un capo all'altro, come raramente succede. I nove brani sono tutti firmati da Nels
Cline, ma l'impressione che si ricava dall'ascolto è che molte cose siano nate
spontaneamente al momento della registrazione. Pura magia, come lo sfrigolio di un fuoco
che si accende dal nulla.
Contemporaneamente all'uscita dell'album di Cline viene presentato anche un
eccellente lavoro di Jeff Gauthier intitolato Mask e affrontato dal
violinista, di estrazione classica, alla testa di un quintetto che in questo caso assume
il nome di Goatette. Ma paradossalmente una capra (Goat in inglese) campeggia
invece sul retro copertina dell'album di Cline. Forza della suggestione?
Semplicemente ci troviamo di fronte a progetti sicuramente ben distinti ma che godono di
una familiarità accentuata dalla lunga militanza comune nella scena californiana attuale,
una comunità musicale non famosissima ma di eccellente livello.
Nel quintetto di Gauthier ritroviamo Niels Cline alla chitarra elettrica e
alla chitarra acustica a dodici corde, il fratello gemello Alex Cline alla
batteria e alle percussioni, il solido pianista David Witham al pianoforte
acustico ed elettrico e il bassista Joel Hamilton. Il violinista utilizza sia la
versione acustica che quella elettrica del suo strumento.
Una siffatta formazione non può evitare di fare immediatamente pensare ad una sorta di
Mahavishnu Orchestra prima maniera, quella che sembrava voler spaccare il mondo
con il fantastico album d'esordio Inner Mounting Flame e che, invece, smarrì
completamente la strada con il successivo Birds of Fire, un album decisamente
sopravvalutato. Questo pensiero e questo riferimento si materializzano in parte nel primo
brano e poi il gruppo fugge verso territori che stanno a cavallo di generi disparati,
forzando le situazioni senza mai romperle del tutto, sostenuto dalla forza esplosiva
della propria luce guida che non necessita di apparigliamenti di sorta.
Vengono proposte sette composizioni, tre di Gauthier, una a testa per i due
gemelli Cline, una del compianto bassista Eric von Essen e
l'intrigante "Enfant" di Ornette Coleman (era originariamente nell'album
Ornette on Tenor registrato il 27 marzo del 1961...) che subisce un processo di
attualizzazione di tutto rispetto. I cinque sanno prendersi tutti i rischi che questa
musica richiede per poter veleggiare ad alto livello, il violinista abbatte tutti gli
steccati imposti dalla sua formazione classica e non ha alcun timore di affrontare la
granulosità che il suono sporco adatto a queste situazioni richiede con forza. Si
susseguono composizioni in 5/4, composizioni a tempo di valzer elegantemente raffinate,
momenti acustici che ritagliano piccole isole di serenità stralunata.
La lunghissima composizione che dà il titolo all'album deriva dalle impressioni ricavate
da Gauthier alle prese con una veglia natalizia in un paesino messicano. Una
costruzione raffinatissima divisa in quattro parti che stratifica suoni, strutture, idee
e passioni. Il leader si cala perfettamente nel ruolo e viene splendidamente assecondato
dai suoi fidi compari che lo spingono, lo stimolano lo costringono infine a tuffarsi fra
le fiamme di questa musica che arde con passione e intensità.
Sito di Nels Cline:
www.nelscline.com
Sito ufficiale della Cryptogramophone:
www.cryptogramophone.com
Elenco dei brani:
Instrumentals:
01. A Mug Like Mine (Cline) - 9:03
02. Cause for Concern (Cline) - 4:22
03. Suspended Head (Cline) - 6:42
04. Harbor Child (Cline) - 6:11
05. Lowered Boom (Cline) - 6:47
06. Lucia (Cline) - 12:38
07. Ghost of the Piñata (Cline) - 7:47
08. Blood Drawing (Cline) - 15:27
09. Slipped Away (Cline) - 7:52
Mask:
01. Clea's Bounce (Gauthier) - 7:14
02. Waltz for K.P. (Von Essen) - 5:05
03. Enfant (O. Coleman) - 5:54
04. The Fools (Nels Cline) - 11:26
05. Ephemera - For Eric (Gauthier) - 9:01
06. Mask (Gauthier) - 17:55
07. Forgiveness (Alex Cline) - 9:36
Musicisti:
Instrumentals:
Nels Cline (chitarra)
Devin Hoff (basso acustico)
Scott Amendola (batteria; loops; effetti)
Mask:
Nels Cline (chitarra acustica ed elettrica)
Jeff Gauthier (violino acustico ed elettrico)
David Witham (piano acustico ed elettrico)
Joel Hamilton (basso)
Alex Cline (batteria e percussioni)