Maurizio Comandini
Il chitarrista Henry Kaiser giunge al terzo capitolo della sua avventura che prende il
nome dallo scomparso trombettista di Alton, Illinois e che lo vede nel ruolo di leader principale del gruppo che guida - sin
dall'inizio - con il trombettista Wadada Leo Smith, un artista di primissima grandezza che si e' ben
calato nel suo ruolo di co-leader. Per meglio leggere gli sviluppi del progetto e' necessario aggiungere che i brani che
coprono i due CD di questo album doppio sono in realta' stati registrati nella stessa seduta di registrazione del
precedente doppio album Sky Garden).
Questo Upriver e' davvero ben riuscito e mostra una sicurezza sempre piu' evidente che affranca
definitivamente il progetto dal rischio, implicito nell'operazione, di essere semplicemente la scorribanda
di una cover band. Ci permettiamo di aggiungere che se anche cosi' fosse stato,
l'operazione poteva comunque avere apprezzabile valore e peso per il solo fatto di avere finalmente sdoganato,
come materiale da rileggere in profondita', buon parte del repertorio del Miles Davis elettrico che
inopinatamente non e' stato sufficientemente analizzato.
Ma decisamente Yo Miles! e' molto di piu' e le due ore e mezzo di musica contenuta in Upriver lo
confermano in modo evidente ed esemplare. Suggeriamo un piccolo esperimento: provate ad ascoltare questo
doppio CD dimenticandovi completamente di Miles (non e' facile, ma ci si puo' riuscire, almeno per poche ore).
E magari provate anche a far finta di non sapere chi sono Wadada Leo Smith, Henry Kaiser e la
congrega di amici eccellenti qui impegnati. Dopo dieci secondi del primo brano gia' sarete con i capelli dritti per
l'emozione: la band ha un tiro che non e' facile ignorare. E anche se qualche piccolo calo di tensione affiora qua e la',
i quasi 160 minuti di questo album sono impressionati per la forza devastante che se ne ricava.
Un grande aiuto e' dato anche dalla tecnologia che ha consentito una registrazione meravigliosa di questo suono elettrico e denso,
consentendo all'ascoltatore di apprezzare i minimi dettagli. Va sottolineato (e
lo fa anche Kaiser nelle note di copertina) che il doppio
album si presenta in edizione SACD, compatibile con tutti i lettori di CD, ma decisamente esaltata se utilizzata con i
lettori abilitati a riprodurre questo nuovo tipo di compact disc.
I quattro brani contenuti nel primo CD sono probabilmente il culmine espresso (sin qui) da questo progetto:
eccitanti ed adrenalici al punto giusto. Gli intrecci dei fiati, le chitarre acide, il basso e le percussioni
aggressive. Uno spaccato della musica della giungla urbana che offre un'ulteriore testimonianza della grandezza di
Miles, della sua capacita' di essere visionario ma allo stesso tempo di essere anche un grande taumaturgo.
Perche' la sua musica cura le ferite dell'anima anche nel nuovo secolo. In un crescendo pieno di echi e di
suggestioni si passa dagli
oltre 21 minuti del blues angolare di "Go Ahead John", ai 15 minuti abbondanti del festival percussivo della "On the
Corner Jam" (con l'eccellente Zakir Hussain in grande evidenza), ai tredici minuti e mezzo della funky
"What I Say" dove il tastierista Tom Coster dimostra il proprio valore, per arrivare ad una versione stellare
di "Bitches Brew" di quasi 27 minuti che mette in luce un interplay quasi magico fra la tromba pungente e incantata
di Wadada Leo Smith e i fiati scintillanti di Greg Osby e del ritrovato John Tchicai, un
settantenne ancora capace di stupire ed emozionare.
Il secondo disco non e' da meno e gli otto brani si intrecciano con grande senso della continuita', mettendo assieme
altri brani (meno noti) di Davis, un breve e delicato omaggio collettivo al produttore Teo Macero
e il bel "Thunder & Lightning" scritto da Leo Smith in assoluta contiguita' con lo spirito davisiano.
Dopo una breve e raffinata introduzione di
percussioni, un bel pattern funky di batteria apre le danze e lancia i saxofonisti in una rincorsa a perdifiato: e' il
giusto carburante per affrontare il lungo, tormentato, affascinante viaggio che ci porta a sbattere il naso contro
muraglie di materiale misterioso dai mille riflessi scintillanti, per giungere col cuore in gola a dare il benvenuto al
redivivo chitarrista David Creamer e ai quattro maghi del Rova Sax Quartet, ospiti nella "Black
Satin (Slight Return)" che chiude il tutto. Con questo lungo brano siamo di fronte ad un evidente omaggio, sin dal
titolo, alle energie inespresse lasciate in campo dalla mancata collaborazione fra Davis e Jimi
Hendrix. Serviva qualcuno che se ne appropriasse con decisione e senza falsi pudori e finalmente sembra che
questa fascinosa eredita' brulicante di tensioni e possibilita' di sviluppo possa finalmente trovare dimora. Nella
speranza che molti altri la sappiano e la vogliano rivendicare e fare loro.
Valutazione: * * * * *
Sito di Henry Kaiser:
www.henrykaiser.net
Sito di Wadada Leo Smith:
music.calarts.edu/~wls
Sito della Cuneiform:
www.cuneiformrecords.com
Elenco dei brani:
01. Go Ahead John (Davis) - 21:38
02. On the Corner Jam (Davis) - 15:29
03. What I Say (Davis) - 13:29
04. Bitches Brew (Davis) - 26:36
05. Tatu/Agharta Funk (Davis) - 10:33
06. Tune in 5/One Phone Call (Davis) - 8:15
07. Corrado (Davis) - 4:23
08. Macero (Coster, Kaiser, Keneally, Manring, Muir, Perazzo, Steve Smith) - 3:04
09. Yesterfunk (Davis) - 5:25
10. Thunder & Lighting (Leo Smith) - 21:22
11. Jabali, Pt. 3 (Davis) - 10:21
12. Black Satin (Slight Return) (Davis) - 16:24
Musicisti:
Henry Kaiser (chitarra)
Wadada Leo Smith (tromba)
Mike Keneally (chitarra)
Chris Muir (chitarra)
Greg Osby (sax alto)
John Tchicai (sax soprano e tenore)
Tom Coster (tastiere)
Michael Manring (basso)
Steve Smith (batteria)
Karl Perazzo (percussioni)
Ospiti:
Zakir Hussain (percussioni; tabla)
David Creamer (chitarra)
Bruce Ackley (sax)
Steve Adams (sax)
Larry Ochs (sax)
Jon Raskin (sax)