Dio renda merito a Jean-Jaques Pussiau, celebre deus ex-machina della preziosa OWL francese, il giorno che - nel
1992 - e, più recentemente, nel momento della ripubblicazione su CD - decise di produrre questo splendido Natural
Affinities, in uno dei momenti più intensi della capacità artistica e creativa di Jeanne Lee, vocalist di
assoluto riferimento che, solo oggi, a qualche anno dalla sua scomparsa, viene sempre più riconosciuta per l'altissimo valore
che - da sempre - ha accompagnato la sua carriera musicale e che - per molti - ha avuto il suo apice negli anni
sperimentali di Escalator over the Hill accanto a Carla Bley e, più tardi, nelle collaborazioni con
Roland Kirk, Andrew Cyrille e Anthony Braxton negli anni Settanta e, ancora più avanti nella sua quarantennale
carriera, in un mai più ripetuto agli stessi livelli, Vocal Summit, accanto a Lauren Newton, Jay Clayton e
Urszula Dudziak.
Questo lavoro discografico sembra essere un summit delle capacità vocali di Jeanne, splendida combinatrice di avventure
acrobatiche, salti di registro e interpretazioni densamente emozionali.
Come sempre estremamente precisa, flessibile e duttile, la sua voce sembra incastonarsi alla perfezione con le sette tracce
del lavoro, partendo dalla straordinaria "Mingus Meditations", musicata da Dave Holland sui testi del grande contrabbassista
di Nogales, tratti dalla autobiografia "Beneath the Underdog". La newyorkese illumina di poesia e fascino anche i
restanti brani del CD, nobilitando il lavoro di una band di tutto rispetto con, tra gli altri ed accanto al
già citato Holland, Amina Claudine Myers, il "compagno artistico" di sempre Gunter Hampel, Wadada Leo Smith, Jerome
Harris e Leo Smith.
I timbri grevi e la sinuosità del suo peculiare uso dello "strumento voce", rimandano oggi forse al similare uso che ne fa -
almeno una decina di anni più tardi la data di incisione di questo disco - Cassandra Wilson, probabilmente
assolutamente in debito con Jeanne, negli stessi momenti in cui la modulazione diventa essenziale nell'economia
del brano musicale. La libertà creativa non è sicuramente agli stessi livelli ma, com'è noto, la Wilson è oggi
la più "glamoured lady" dell'entourage jazzistico comunque lontano dai tacchi a spillo di signore
quali Diana Krall o altri nomi similari da classifica, mentre Jeanne se ne è andata in silenzio, lasciando ai
posteri comprendere che la voce è, in primo luogo, lo strumento dei sensi per eccellenza.