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Conquistador
Cecil Taylor (Blue Note - USA - 1966/rist. 2004 - distr. Emi Italia)

Enrico Bettinello

Se il periodo dei conquistadores è storicamente la prima metà del XVI secolo, è certamente il 1966 l'anno di conquista per Cecil Taylor, la cui musica giunge prepotentemente in casa Blue Note per un'accoppiata di album che si colloca tra le cose più felici e - ovviamente - conosciute della straordinaria carriera del pianista di Long Island.

Ma facciamo un piccolo passo indietro: da qualche anno attorno a Taylor si sta conglomerando un nucleo di musicisti che sembrano particolarmente in sintonia con le non facili direzioni che il pianista sta imprimendo alla propria musica: il fedelissimo sax contralto di Jimmy Lions, il contrabbasso di Henry Grimes, la "svincolata" batteria di Sunny Murray. Con quest'ultimo e con Lyons, Taylor sbarca nel 1962 in Europa, trovando a Copenhagen le possibilità di lavorare continuativamente a contatto con il pubblico.

Il fluire regolare del tempo è superato da un flusso torrenziale di note, un magma improvvisativo di concitata intensità, ma fatto anche di affioranti nuclei tematici, di lirismo e di grande energia, molto fisico: la musica del trio in Europa è una meraviglia, ma il mercato discografico e il circuito dei concerti non spalancano certo le porte alla musica di Taylor.

L'avventura all'interno della Jazz Composers' Guild [che aveva coinvolto nel suo empito rivoluzionario nomi quali Paul Bley, Archie Shepp, Carla Bley e Sun Ra] è di breve durata e si sfalda proprio sulla questione dei compromessi con il mercato discografico, ma nel 1966 ecco finalmente l'opportunità di incidere per la Blue Note.

Il primo disco è Unit Structures, lavoro in cui la non facile gestione di una formazione allargata rispetto al trio si fa sentire, con uno sviluppo delle idee collettive non sempre perfettamente a fuoco. Cinque mesi dopo è la volta di Conquistador: alla batteria c'è adesso uno splendido Andrew Cyrille [il cui drumming è chiaramente meno astratto di quello di Murray], due contrabbassi sono suonati da Grimes e da Alan Silva, mentre ad affiancare Lyons c'è la tromba di Bill Dixon.

Rispetto al lavoro appena precedente, Conquistador risulta da subito molto più a fuoco: nei due lunghi brani è lasciata briglia sciolta ai solisti e ai vari intrecci del loro dialogare, ma la narrazione è raccordata da spunti tematici più riflessivi e molto perentori, in grado di chiudere al meglio il flusso che li ha preceduti e di rilasciare con efficace tensione dinamica quello che li segue.

Il lavoro della batteria e dei due contrabbassi è di grande empatia sonora [Grimes e Silva si suddividono il lavoro sui registri dello strumento] e i fiati sono ispiratissimi: se nel caso di Lyons è abbastanza intuibile, anche l'apporto di Dixon - con il suo approccio riflessivo e contrastato - è notevole. Il pianismo di Taylor è ricco di colori e di dinamiche, dotato come al solito di un altissimo controllo sul timbro e di una struggente capacità di costruzione sonica [si ascolti il bellissimo assolo nella versione alternativa di "With Exit"].

Quello che colpisce è in particolare la grande organicità e coerenza del materiale sonoro, in grado di aprire le traiettorie della musica nera verso intrecci sempre più liberi, di mimetica e a tratti struggente richiesta di dialogo e di espressività. Questa recente e imperdibile ristampa di Conquistador è impreziosita, come accennavamo, da una versione alternativa di "With Exit" - che come si può immaginare, trattandosi di musica improvvisata, è un vero e proprio mondo alternativo - e si conferma un tassello imprescindibile della storia del jazz.

Ah, per ritornare alla nostra storia... dopo questo disco Taylor tornerà a incidere solo con piccole etichette! Per le proprie "conquiste" non c'era bisogno di grandi eserciti...

Valutazione: * * * * *

Sito della Blue Note:
www.bluenote.com

Elenco dei brani:
01. Conquistador (Taylor) - 17:54
02. With (Exit) (Taylor) - 19:20
03. With (Exit) [alternate take] (Taylor) - 17:24

Musicisti:
Cecil Taylor (piano)
Bill Dixon (tromba)
Jimmy Lyons (sax alto)
Henry Grimes, Alan Silva (contrabbasso)
Andrew Cyrille (batteria)



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