Enrico Bettinello
Se il periodo dei conquistadores è storicamente la prima metà del XVI secolo, è
certamente il 1966 l'anno di conquista per Cecil Taylor, la cui musica giunge
prepotentemente in casa Blue Note per un'accoppiata di album che si colloca tra le
cose più felici e - ovviamente - conosciute della straordinaria carriera del pianista di
Long Island.
Ma facciamo un piccolo passo indietro: da qualche anno attorno a Taylor si sta
conglomerando un nucleo di musicisti che sembrano particolarmente in sintonia con le non
facili direzioni che il pianista sta imprimendo alla propria musica: il fedelissimo sax
contralto di Jimmy Lions, il contrabbasso di Henry Grimes, la "svincolata"
batteria di Sunny Murray. Con quest'ultimo e con Lyons, Taylor sbarca nel 1962 in
Europa, trovando a Copenhagen le possibilità di lavorare continuativamente a contatto con
il pubblico.
Il fluire regolare del tempo è superato da un flusso torrenziale di note, un magma
improvvisativo di concitata intensità, ma fatto anche di affioranti nuclei tematici, di
lirismo e di grande energia, molto fisico: la musica del trio in Europa è una meraviglia,
ma il mercato discografico e il circuito dei concerti non spalancano certo le porte alla
musica di Taylor.
L'avventura all'interno della Jazz Composers' Guild [che aveva coinvolto nel suo
empito rivoluzionario nomi quali Paul Bley, Archie Shepp, Carla Bley
e Sun Ra] è di breve durata e si sfalda proprio sulla questione dei compromessi
con il mercato discografico, ma nel 1966 ecco finalmente l'opportunità di incidere per la
Blue Note.
Il primo disco è Unit Structures, lavoro in cui la non facile gestione di una
formazione allargata rispetto al trio si fa sentire, con uno sviluppo delle idee
collettive non sempre perfettamente a fuoco. Cinque mesi dopo è la volta
di Conquistador: alla batteria c'è adesso uno splendido Andrew Cyrille [il cui
drumming è chiaramente meno astratto di quello di Murray], due contrabbassi sono
suonati da Grimes e da Alan Silva, mentre ad affiancare Lyons c'è la tromba di
Bill Dixon.
Rispetto al lavoro appena precedente, Conquistador risulta da subito molto più a fuoco:
nei due lunghi brani è lasciata briglia sciolta ai solisti e ai vari intrecci del loro
dialogare, ma la narrazione è raccordata da spunti tematici più riflessivi e molto
perentori, in grado di chiudere al meglio il flusso che li ha preceduti e di rilasciare
con efficace tensione dinamica quello che li segue.
Il lavoro della batteria e dei due contrabbassi è di grande empatia sonora [Grimes e
Silva si suddividono il lavoro sui registri dello strumento] e i fiati sono
ispiratissimi: se nel caso di Lyons è abbastanza intuibile, anche l'apporto di Dixon -
con il suo approccio riflessivo e contrastato - è notevole. Il pianismo di Taylor è ricco
di colori e di dinamiche, dotato come al solito di un altissimo controllo sul timbro e di
una struggente capacità di costruzione sonica [si ascolti il bellissimo assolo nella
versione alternativa di "With Exit"].
Quello che colpisce è in particolare la grande organicità e coerenza del materiale
sonoro, in grado di aprire le traiettorie della musica nera verso intrecci sempre più
liberi, di mimetica e a tratti struggente richiesta di dialogo e di espressività. Questa
recente e imperdibile ristampa di Conquistador è impreziosita, come accennavamo, da una
versione alternativa di "With Exit" - che come si può immaginare, trattandosi di musica
improvvisata, è un vero e proprio mondo alternativo - e si conferma un tassello
imprescindibile della storia del jazz.
Ah, per ritornare alla nostra storia... dopo questo disco Taylor tornerà a incidere solo
con piccole etichette! Per le proprie "conquiste" non c'era bisogno di grandi eserciti...
Valutazione: * * * * *
Sito della Blue Note:
www.bluenote.com
Elenco dei brani:
01. Conquistador (Taylor) - 17:54
02. With (Exit) (Taylor) - 19:20
03. With (Exit) [alternate take] (Taylor) - 17:24
Musicisti:
Cecil Taylor (piano)
Bill Dixon (tromba)
Jimmy Lyons (sax alto)
Henry Grimes, Alan Silva (contrabbasso)
Andrew Cyrille (batteria)