In un'intervista di qualche anno fa, Myra Melford mi raccontava:
"[...] ora la band è nuova, ha anche un nuovo nome, The Tent (la
tenda): un gruppo di musicisti che conoscono la mia musica, il mio approccio,
che posso combinare nelle maniere più diverse, quartetto, trio, sono libera
di dare alla mia musica la forma più adatta [...]".
Trovatasi infatti in quel periodo ad avere allo stesso tempo due gruppi
dalle grandi potenzialità come The Same River Twice e Crush,
la pianista e compositrice di Chicago ha operato una sorta di "fusione"
delle due situazioni, rinunciando agli impegnatissimi Dave Douglas
e Erik Friedlander per inserire nell'organico la tromba di Cuong
Vu e il basso di Stomu Takeishi, che insieme a un collaboratore
storico come il clarinettista e sassofonista Chris Speed e alla batteria
di Kenny Wollesen costituiscono appunto i "picchetti" di questa tenda
sonora.
Where the Two Worlds Touch è il titolo di questo disco pubblicato dalla
Arabesque ed ispirato dalla poesia di Jelaluddin Rumi: la
musica della pianista può con questo organico adattarsi a situazioni sonore
differenti, che contemplano l'esplorazione di sentieri sia acustici che
elettrici, sfruttando le diverse combinazioni timbriche e consentendo alla
sua scrittura - densa e nervosa come al solito - di incorporare anche tutta
una serie di suggestioni indiane.
Una lunga residenza a Calcutta tra il 2000 e il 2001 le ha permesso infatti
di studiare con il maestro Sohanlal Sharma l'harmonium, piccolo
organo che viene azionato manualmente ed è abitualmente adoperato nella
musica religiosa tradizionale dell'India e del Pakistan, strumento che è
diventato parte integrante della musica di The Tent.
Chi però si aspettasse una forte connotazione "etnica" delle nuove composizioni
di Myra Melford potrebbe rimanere parzialmente deluso: la forte personalità
della scrittura della pianista sa incorporare le diverse ispirazioni e metterle
al servizio di idee strutturali che sono sempre funzionali al procedere
del brano: l'harmonium nella bella "Where the Ocean Misquotes the
Sky" ad esempio si fonde progressivamente con il clarinetto e il brusio
elettronico di Takeishi per conglomerarsi in un tema sinuoso e intrigante
da cui sgorga un interessantissimo assolo di pianoforte.
Il forte rapporto con la musica della propria tradizione è evidente anche
nelle esplicite dediche a Andrew Hill e Lester Bowie: se il
primo è da sempre - insieme a Muhal Richard Abrams e a Marilyn
Crispell - uno dei punti di riferimento strumentali della Melford, meno
evidente potrebbe apparire il rapporto con il compianto trombettista dell'Art
Ensemble of Chicago. La composizione a lui dedicata, "Hello Dreamers",
è però uno dei momenti chiave del disco, in grado di evocare il Bowie melanconico
che all'improvviso con una capriola fa danzare un ironico riff e di sicuro
la capacità della Melford di gestire con questa sicurezza i diversi salti
di registro dona al pezzo [insieme al bell'assolo di Speed] un sapore speciale.
Musica densa, si diceva. E l'intero lavoro richiede più di qualche ascolto
per essere apprezzato nelle tante sfumature, anche perché la pianista non
è solita indulgere né in ammiccamenti né in facili aperture per catturare
l'attenzione dei suoi ascoltatori: solo entrando nella profondità delle
tessiture [come nelle armonie sospese di "Secrets to Tell You" o nella rapida
e saltellante "Everything Today"] la musica dispiega appieno le sue potenzialità
e scorre contagiosamente attraverso le aperture che l'incontro tra i mondi
evocato dal titolo ? ma potrebbero anche non essere quelli più evidenti
- crea.
Elenco dei brani:
01. Eight - 3:18
02. Where the Two Worlds Touch (for Andrew Hill) - 7:32
03. Brainfire and Buglight - 6:07
04. Where the Ocean Misquotes the Sky - 11:59
05. Secrets to Tell You - 5:23
06. Everything Today - 2:37
07. Hello Dreamers (for Lester Bowie) - 10:05
08. No News at All - 6:01
Tutte le composizioni sono di Myra Melford
Musicisti:
Myra Melford (piano, harmonium)
Cuong Vu (tromba)
Chris Speed (clarinetto, sax tenore)
Stomu Takeishi (basso)
Kenny Wollesen (batteria)