Valerio Prigiotti
Tre giorni in sala, dietro un pianoforte, per registrare otto CD.
Tre giorni per mettere la propria firma su un piccolo grande monumento al piano solo jazz.
Franco D'Andrea affronta la sfida diciassette anni dopo Es (Red Records), forte di
un'insolita maturazione stilistica. Il disco degli anni Ottanta, visto in prospettiva,
appare come un primo passo verso una conquista del pianoforte che parte dallo studio
approfondito della tradizione. D'Andrea deve avere qualcosa dell'appetito onnivoro di
Jacki Byard, un impulso a conquistare il passato per inserirlo nel gioco
quotidiano della pratica musicale. Un passato che va dai grandi pianisti degli anni Venti
e Trenta fino a Cecil Taylor, passando per Teddy Wilson, Art Tatum,
Bud Powell e McCoy Tyner. Negli anni Novanta ha aggiunto un nome importante
alla lista dei suoi maestri: Thelonious Monk. Il risultato si nota nell'ulteriore
arricchimento della concezione ritmica e nella completa conquista della dimensione
orchestrale della tastiera. Ora D'Andrea è un pianista dallo swing incisivo - messo in
evidenza dall'uso parsimonioso del pedale - con una concezione contrappuntistica di
grande spessore. Le mani agiscono in modo assolutamente paritetico e la sinistra, anche
quando esegue un basso walking, non è mai semplice testimone delle prodezze della
destra. Nelle linee melodiche il fraseggio si è fatto più essenziale, attento alla
purezza del tocco per sfruttare al meglio le potenzialità timbriche del pianoforte.
Con questi presupposti, senza dimenticare il contributo di Paolo Piangiarelli nel
pianificare il repertorio, i primi quattro dischi pubblicati non potevano deludere. Ogni
titolo segue un filo conduttore che ne garantisce l'unità e consente al solista di
approfondire aree stilistiche diverse. Lo strumento di lavoro è, con un'eccezione, la
medley, che D'Andrea impiega dando prova della logica che guida le sue
interpretazioni. I brani non sono mai giustapposti per semplice assonanza, ma si
susseguono con un senso della struttura che rende ogni assolo un lungo arco, il cui
disegno si svela alla fine in tutta la sua forza.
L'eccezione è costituita dal secondo CD della serie, Abstractions: dodici esecuzioni
estemporanee, piccoli capolavori di ricerca pianistica contemporanea, nei quali il gusto
per l'avventura si sposa con l'amore per la tradizione e la difficoltà concettuale non è
mai ostentata in modo da allontanare l'ascoltatore.
Standards, invece, è un viaggio nel passato del piano jazz, una summa stilistica
guidata da una sintesi personale che non conosce cali di tensione. Emoziona, in
particolare, "Summertime", sottoposta a una maestosa trasfigurazione tristaniana: forse
una delle interpretazioni più originali del classico dei fratelli Gershwin.
Il terzo e quarto volume della serie sono dei songbook, il primo dei quali è
dedicato a Phil Woods. Il moderno credo bebop del contraltista consente a D'Andrea
di esprimere la sua antica passione per Bud Powell, realizzando un CD pieno di swing,
grintoso, mai banale. Woods fornisce anche l'occasione per apprezzare il notevole
talento compositivo del più fedele erede di Charlie Parker.
L'altro songbook è dedicato a Gato Barbieri e alla sua fusione fra jazz e
Argentina. Le movenze sensuali delle linee di basso dominano l'incisione, la più
raccolta, introspettiva delle quattro pubblicate.
Franco D'Andrea ha realizzato un'opera il cui livello vieta di usare il logoro termine
jazz italiano. La determinazione geografica renderebbe provinciale un'opera il cui
valore supera le frontiere nazionali e si pone come un riferimento assoluto nell'ambito
del pianismo di matrice afro-americana.
Valutazione: ****/*****
Sito della Philology:
www.philologyjazz.it
Intervista con Franco D'Andrea
Elenco dei brani:
Solo 1 - Standards:
01. Gone with the Wind (Wrubel) / Basin Street Blues (W.C. Handy) / Way Down Yonder in
New Orleans (Creamer) - 15:37
02. I Got Rhythm / I Loves You Porgy (George Gershwin) - 12:55
03. Summertime (George Gershwin) - 14:36
04. Cherokee (Ray Noble) - 4:34
05. Lover Man (Davis; Ramirez) - 13:51
Solo 2 - Abstractions:
01. Mixed - 5:35
02. Abstract Rhythms - 4:16
03. Thirds - 5:47
04. On the Edge - 4:35
05. Area N.1 - 4:50
06. Fifths and More - 9:58
07. Via libera - 8:22
08. Area N.4 - 4:12
09. Area N.3 - 6:24
10. Empty Spaces - 9:59
11. Area N.5 - 2:48
12. Area N.2 - 6:56
[tutti i brani composti da Franco D'Andrea]
Solo 3 - Woods
01. Ode a Jean Louis / My Man Benny / Gar's Waltz - 12:48
02. Banja Luka / But George - 10:36
03. The Stanley Stomper / Pairing Off / House of Chan - 11:25
04. Gar's Waltz - 5:08
05. Cool Aid - 7:59
06. Sol's Ollie / Sea Beach - 8:12
07. Abstractly fo Phil (Franco D'Andrea) - 7:44
[tutti i brani composti da Phil Woods, salvo diversa indicazione]
Solo 4 - Gato
01. La vuelta / Last Tango in Paris - 13:29
02. Merceditas / Niños / It's Over - 15:27
03. Jeanne - 3:59
04. El Parana / Un lago adios / Bolivia - 18:03
05. Para mi negra - 6:50
06. Abstractly for Gato (Franco D'Andrea) - 9:09
[tutti i brani composti da Gato Barbieri, salvo diversa indicazione]
Musicisti:
Franco D'Andrea (pianoforte)