Luca Pagani
Gli Zu e Eugene Chadbourne registrano questo disco alla fine di
un tour chiamato Motorhellington, in cui l'accoppiata ha reinterpretato una moltitudine
di brani di altri artisti, in uno spirito di assoluta libertà e nella convinzione che esista un
naturale filo conduttore che lega Duke Ellington ai Motorhead.
Si inizia con i Black Sabbath di "Iron Man", dove il famoso riff di Tommy Iommi è
sostituito dai soffi della tromba di Roy Paci. Quel progressive rivive sotto una nuova
luce, a metà strada tra una sarabanda felice, il reggae, il rumorismo "pop" dei Sonic Youth.
Nel pieno degli anni 80 i Kraftwerk ebbero successo con il singolo "The Robots". La
ritmica così rigidamente schematica della versione originale viene destrutturata da Massimo
Pupillo e Jacopo Battaglia con irregolarità ed imperfezioni. Tutto sommato fedele
all'originale è invece l'interpretazione del classico blues "Chain of Fools". Facile intuire
che il brano di Don Convay (reso famoso dall'interpretazione di Aretha Franklin) sia
stato scelto da Chadbourne, che qui guaisce allegro rispondendo agli stacchi unilaterali di
batteria-basso-tromba incalzanti sul finale.
Data la consueta verve del trio romano, "rockettizzare" Charles
Mingus non era un'ipotesi del tutto imprevedibile nell'universo Zu. Il giro di basso viene
tagliato e stilizzato in funzione di un successivo reprise del tema. "Boogie Stop Shuffle" ha
sempre posseduto, come molti altri brani di questo disco, un substrato inconscio pre o post rock con
interruzioni, pause, scatti, bordate precise caratterizzanti del genere. Non c'è dubbio
che ascoltare Motorhellington ci porti un divertimento immediato, dimostrando la continuità
storica e generazionale delle passioni musicali nell'imprevedibilità delle passioni umane. Sarebbe
interessante sapere, infatti, quanti di questi artisti mostrerebbero felicità nell'ascoltare le
rivisitazioni (talvolta vere e proprie manipolazioni) dei loro brani. Sarebbe interessante, ma
d'altronde questo agli Zu non interessa. Men che mai a Chadbourne, credo.
La sua voce possiede tutto tranne la leggerezza che sarebbe dovuta all'interpretazione
lounge e sensuale di "Corcovado" del cantante, pianista e chitarrista Antonio Carlos
Jobim, il Gershwin brasiliano. Per fortuna una parvenza di verginità la regala Paci in un
solo che sul finale presagisce l'attacco di uno dei brani garage più celebri come
"Pushin' Too Hard" (i riferimenti sono in questo caso la California dei primi '70, Sky
Saxon, e un'attitudine punk che era già in nuce). Spinti sempre più forte dall'incremento
di velocità dei tempi di batteria i fiati sono sul punto di scoppiare quando un amplificatore
cade o si rompe. E questo sicuramente fa molto sex, drugs and rock and roll!
Non è per nulla funky la "Sex Machine" di James Brown qui immortalata
dagli Zu. Prendiamola come uno scherzo e come il tentativo di rendere uno dei brani universalmente
riconosciuti tra i più dance il suo esatto opposto. Schizzato nel vero senso della parola (in
un particolare momento spunta addirittura "La pantera rosa" di Henry Mancini) ma in
totale assenza di groove procede lungo una frequenza leggermente modulata da un effetto di
chitarra o basso.
Eccoci quindi alla conclusione, veramente devastante e irripetibile nella sua esasperazione.
Un altro classico della musica, questa volta dell'heavvy metal estremo, la "Sacrifice" dei
Motorhead subisce un trattamento che la rende sguaiata e cento volte meno controllata di
come il combo satanista svedese la intese.
Non ha importanza quanti anni abbiano sulle spalle questi brani, alcuni dei
quali, "Chain of Fools" e "Sex Machine" ad esempio, veramente troppo ascoltati, deturpati
e massificati per risultare freschi e "vergini". In questo disco è giustamente registrata la
musica degli Zu, e non quella di altri. E con un nome tutelare come quello di Eugene
Chadbourne, oramai naturalizzato romano e ribattezzato perciò Mr. Gnocchi Power, si
è raggiunto il massimo livello di presa in giro e sconsideratezza. Un attacco non dichiarato
alle Accademie che aveva avuto inizio con il precedente The Zu Side of The Chadbourne [per
leggerne la recensione clicca
qui].
Valutazione: * * * *
Intervista
a Massimo Pupillo
Sito ufficiale degli Zu:
www.zuism.com
Dr's Eugene Chadbourne's House of Horrors:
www.roanoke.infi.net/~chadnc/HouseOfChadula/EugeneHome.html
Sito dell'etichetta Felmay:
www.felmay.it
Elenco dei brani:
01. Iron Man (Iommi-Osbourne-Butler-Ward) - 8.45
02. The Robots (Hutler-Schneider) - 5.29
03. Chain of Fools (Don Convay) - 7.07
04. Boogie Stop Shuffle (Charles Mingus) - 8.18
05. Corcovado (Jobim) - 7.16
06. Pushin' Too Hard (Sky Saxon) - 5.22
07. Sex Machine (Brown-Byrd-Lenoff) - 6.37
08. Sacrifice (Motorhead) - 3.06
Musicisti:
Luca Mai (sassofono)
Massimo Pupillo (basso)
Jacopo Battaglia (batteria)
Roy Paci (tromba; cori)
Eugene Chadbourne (chitarra; voce)