Quantcast

jazz Padova Porsche Jazz Festival 2006
  ricerca avanzata
    Newsletter  
  bookmark - aggiornamento periodico contattaci - per i redattori  

Recensione: Motorhellington





SITE PARTNERS
All About Jazz: US
Francia: Citizen jazz


Motorhellington
Zu - Eugene Chadbourne (Newtone Records - USA - 2001 - distr.Felmay)


Luca Pagani

Motorhellington

Gli Zu e Eugene Chadbourne registrano questo disco alla fine di un tour chiamato Motorhellington, in cui l'accoppiata ha reinterpretato una moltitudine di brani di altri artisti, in uno spirito di assoluta libertà e nella convinzione che esista un naturale filo conduttore che lega Duke Ellington ai Motorhead.
Si inizia con i Black Sabbath di "Iron Man", dove il famoso riff di Tommy Iommi è sostituito dai soffi della tromba di Roy Paci. Quel progressive rivive sotto una nuova luce, a metà strada tra una sarabanda felice, il reggae, il rumorismo "pop" dei Sonic Youth.
Nel pieno degli anni 80 i Kraftwerk ebbero successo con il singolo "The Robots". La ritmica così rigidamente schematica della versione originale viene destrutturata da Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia con irregolarità ed imperfezioni. Tutto sommato fedele all'originale è invece l'interpretazione del classico blues "Chain of Fools". Facile intuire che il brano di Don Convay (reso famoso dall'interpretazione di Aretha Franklin) sia stato scelto da Chadbourne, che qui guaisce allegro rispondendo agli stacchi unilaterali di batteria-basso-tromba incalzanti sul finale.

Data la consueta verve del trio romano, "rockettizzare" Charles Mingus non era un'ipotesi del tutto imprevedibile nell'universo Zu. Il giro di basso viene tagliato e stilizzato in funzione di un successivo reprise del tema. "Boogie Stop Shuffle" ha sempre posseduto, come molti altri brani di questo disco, un substrato inconscio pre o post rock con interruzioni, pause, scatti, bordate precise caratterizzanti del genere. Non c'è dubbio che ascoltare Motorhellington ci porti un divertimento immediato, dimostrando la continuità storica e generazionale delle passioni musicali nell'imprevedibilità delle passioni umane. Sarebbe interessante sapere, infatti, quanti di questi artisti mostrerebbero felicità nell'ascoltare le rivisitazioni (talvolta vere e proprie manipolazioni) dei loro brani. Sarebbe interessante, ma d'altronde questo agli Zu non interessa. Men che mai a Chadbourne, credo.
La sua voce possiede tutto tranne la leggerezza che sarebbe dovuta all'interpretazione lounge e sensuale di "Corcovado" del cantante, pianista e chitarrista Antonio Carlos Jobim, il Gershwin brasiliano. Per fortuna una parvenza di verginità la regala Paci in un solo che sul finale presagisce l'attacco di uno dei brani garage più celebri come "Pushin' Too Hard" (i riferimenti sono in questo caso la California dei primi '70, Sky Saxon, e un'attitudine punk che era già in nuce). Spinti sempre più forte dall'incremento di velocità dei tempi di batteria i fiati sono sul punto di scoppiare quando un amplificatore cade o si rompe. E questo sicuramente fa molto sex, drugs and rock and roll!

Non è per nulla funky la "Sex Machine" di James Brown qui immortalata dagli Zu. Prendiamola come uno scherzo e come il tentativo di rendere uno dei brani universalmente riconosciuti tra i più dance il suo esatto opposto. Schizzato nel vero senso della parola (in un particolare momento spunta addirittura "La pantera rosa" di Henry Mancini) ma in totale assenza di groove procede lungo una frequenza leggermente modulata da un effetto di chitarra o basso.
Eccoci quindi alla conclusione, veramente devastante e irripetibile nella sua esasperazione. Un altro classico della musica, questa volta dell'heavvy metal estremo, la "Sacrifice" dei Motorhead subisce un trattamento che la rende sguaiata e cento volte meno controllata di come il combo satanista svedese la intese.

Non ha importanza quanti anni abbiano sulle spalle questi brani, alcuni dei quali, "Chain of Fools" e "Sex Machine" ad esempio, veramente troppo ascoltati, deturpati e massificati per risultare freschi e "vergini". In questo disco è giustamente registrata la musica degli Zu, e non quella di altri. E con un nome tutelare come quello di Eugene Chadbourne, oramai naturalizzato romano e ribattezzato perciò Mr. Gnocchi Power, si è raggiunto il massimo livello di presa in giro e sconsideratezza. Un attacco non dichiarato alle Accademie che aveva avuto inizio con il precedente The Zu Side of The Chadbourne [per leggerne la recensione clicca qui].

Valutazione: * * * *

Intervista a Massimo Pupillo

Sito ufficiale degli Zu:
www.zuism.com
Dr's Eugene Chadbourne's House of Horrors:
www.roanoke.infi.net/~chadnc/HouseOfChadula/EugeneHome.html
Sito dell'etichetta Felmay:
www.felmay.it

Elenco dei brani:

01. Iron Man (Iommi-Osbourne-Butler-Ward) - 8.45
02. The Robots (Hutler-Schneider) - 5.29
03. Chain of Fools (Don Convay) - 7.07
04. Boogie Stop Shuffle (Charles Mingus) - 8.18
05. Corcovado (Jobim) - 7.16
06. Pushin' Too Hard (Sky Saxon) - 5.22
07. Sex Machine (Brown-Byrd-Lenoff) - 6.37
08. Sacrifice (Motorhead) - 3.06

Musicisti:

Luca Mai (sassofono)
Massimo Pupillo (basso)
Jacopo Battaglia (batteria)
Roy Paci (tromba; cori)
Eugene Chadbourne (chitarra; voce)

Padova Porsche Jazz Festival 2006
home   -   bookmark   -   per i redattori   -   contattaci
© 2006 Tutti i diritti su articoli, foto e disegni sono riservati Privacy